Ravenna: Matteucci 'batte' Fini davanti alla Cassazione

Ravenna: Matteucci 'batte' Fini davanti alla Cassazione

Ravenna: Matteucci 'batte' Fini davanti alla Cassazione

 

La corte di Cassazione ha confermato la sentenza del tribunale di Roma che condannava Gianfranco Fini, in qualita' di editore del quotidiano "Il Secolo d'Italia" (ora amministrato dal deputato An-Pdl, Enzo Raisi), e il giornalista Aldo Giorleo (scomparso nel 2002), per due articoli pubblicati il 23 dicembre 1994 e il 24 gennaio 1995 ritenuti diffamatori nei confronti di Fabrizio Matteucci (allora segretario della federazione provinciale del Pds di Ravenna).

 

A darne notizia e' lo stesso sindaco di Ravenna, che spiega: "In quegli anni fui interrogato come testimone nelle indagini sui finanziamenti illeciti ai partiti. Il Secolo d'Italia scrisse che io avevo mentito ai pm. Ora avro' un risarcimento". Nella nota del Comune si legge che "nei due articoli, si ipotizzava falsamente che esistesse un ruolo in fatti di finanziamento illecito del Pds ravennate, dell'allora suo segretario Fabrizio Matteucci e di familiari dell'onorevole D'Alema allora residenti a Ravenna".

 

Per l'esattezza, a Ravenna ci abitava la zia di Massimo D'Alema, e "il giornale riporto' una testimonianza anonima secondo la quale c'era uno strano giro di casse sotto la casa di questa signora. Una falsita', una barzelletta", sottolinea il primo cittadino. Tant'e' che, come spiega la nota del Comune, "la corte di Cassazione, con propria sentenza numero 23943-09 del 16 ottobre 2009, 'cassando' con rinvio diverso provvedimento reso dalla Corte capitolina, ha confermato la sentenza del tribunale di Roma numero 35479-00 resa da quel tribunale tra Fabrizio Matteucci, l'onorevole Gianfranco Fini e il giornalista del Secolo d'Italia, Aldo Giorleo".

All'epoca, "Matteucci, assistito dagli avvocati Riccardo Sabadini di Ravenna, Guido Calvi e Alicia Meija di Roma- precisa la nota di Palazzo Merlato- propose direttamente l'azione civile accolta in primo grado la quale accolse le domande oggi confermate con un importantissimo passaggio dalla sentenza della Corte suprema".

 

 

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