Ravenna: Monica Vodarich premiata al Salone del Libro di Torino

Ravenna: Monica Vodarich premiata al Salone del Libro di Torino

Il racconto di Monica Vodarich "Florence e il suo mondo parallelo" ha vinto il terzo premio del quinto concorso letterario nazionale "Lingua Madre", svoltosi nell'ambito del Salone internazionale del libro di Torino. La cerimonia di consegna del premio si è svolta questa mattina.

Giovanna Piaia, assessore alle Pari opportunità, ricorda come Monica Vodarich sia "una cittadina di Ravenna che vive, lavora e si impegna per un progetto molto importante della nostra città: restituire alle donne la dignità e la forza di essere protagoniste della propria vita dopo esperienze di gravi maltrattamenti in famiglia.

La sua scrittura ci offre il suo mondo interiore.

Il futuro è gravido di femminile perché le donne sono presenza nuova in tanti spazi del mondo e cambiano il mondo perché il mondo non può essere solo maschile.

Monica Vodarich raccoglie premi e noi ne siamo orgogliose".

 

Di seguito una scheda su Monica Vodarich tratta dal sito del Salone internazionale del libro di Torino

Nata in Italia da padre croato e da madre italiana nel 1962, vive e lavora a Ravenna. Dedicatasi alla scrittura, pubblica nel 1993 il thriller "Una trappola per Peggy" (Tartaruga, Milano) e nel 2008 il manuale "Uscire dalla violenza si può" (Jar edizioni, Bologna). È autrice di numerosi racconti vincitori di premi letterari. Collabora alla realizzazione di alcuni cortometraggi tratti dai suoi racconti. Di prossima pubblicazione il romanzo dal titolo "Il villaggio brucia e la vecchia si pettina", (aprile 2010, Aletti, Roma) opera che affronta il tema dell'incesto, confermando l'impegno dell'autrice nella lotta contro la violenza sulle donne. Il suo racconto "Florence e il suo mondo parallelo" ha vinto il Terzo Premio del V Concorso letterario nazionale "Lingua Madre" con la seguente motivazione: "l'essere straniere nel paese d'arrivo è colto in modo originale nel rapporto fra Florence e Clara, fra l'essere clandestina e il non esserlo, l'una e l'altra figure speculari dell'io narrante. La difficoltà ad accogliere, a riconoscere, viene giustificata dalla protagonista del racconto come l'incapacità ad affrontare la dura realtà rappresentata dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni che caratterizzano i paesi del terzo mondo verso i quali la nostra società in qualche misura, più o meno inconscia, si sente debitrice. La clandestinità è percepita come perdita della fisicità, quasi una morte civile, in cui si diventa socialmente invisibili. La protagonista si costruisce, dapprima, un rifugio in una realtà immaginaria alla ricerca di un mondo più facile, per acquisire a poco a poco la consapevolezza del ruolo attivo che può esercitare per abbattere il muro di paura che impedisce di guardare e vedere".

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