Ravenna, moria di kiwi. Confocooperative: "Rispettare la profilassi"

Ravenna, moria di kiwi. Confocooperative: "Rispettare la profilassi"

Ravenna, moria di kiwi. Confocooperative: "Rispettare la profilassi"

RAVENNA - Lo Pseudomonas syringae pv actinidiae, responsabile della moria delle piante di kiwi, ha raggiunto anche la Romagna. Dopo aver già distrutto coltivazioni in provincia di Latina, primo produttore di actinidia in Italia, lo Pseudomonas è stato rilevato nel centro e nel nord del Paese, in particolare in Piemonte, e sta minacciando anche le produzioni estere. "La situazione è davvero preoccupante", afferma Carlo Dalmonte, vicepresidente di Confcooperative Ravenna e presidente del Centro attività vivaistiche.

 

"In questo momento occorre avere il massimo senso di responsabilità e i frutticoltori devono essere uniti, tutti, per salvaguardare il bene comune. L'actinidia è una specie di vitale importanza per il nostro territorio, questa malattia rappresenta una nuova minaccia, e questo fatto ci ha colti impreparati; basti ricordare che il kiwi, ed e' quasi incredibile, era finora sostanzialmente privo di proprie normative fitosanitarie".

 

Ad oggi l'unico strumento di contrasto alla malattia in mano alle aziende agricole è l'eradicazione tempestiva della pianta, la combustione della stessa e una periodica disinfezione a base di sali rameici: "Pur essendo onerose, queste pratiche vanno messe in atto in modo tempestivo per tenere basso il potenziale di inoculo - spiega Raffaele Drei, presidente di Agrintesa - sperando che questo dia tempo alla ricerca di trovare soluzioni più efficaci. I nostri tecnici sono costantemente in collegamento con quelli di altre strutture per mantenere altissimo il livello di sensibilità presso i produttori agricoli".

 

Anche sulla trasmissione e diffusione della malattia che recentemente si è manifestata altresì in Cile e Nuova Zelanda, i punti interrogativi sono ancora molti: "In brevissimo tempo - continua Drei - in Nuova Zelanda sono stati accertati 130 casi: un numero drammatico se si pensa che, fino a novembre, la malattia in quella terra era completamente sconosciuta. Dagli elementi raccolti fino ad oggi possiamo dedurre che si tratta di una particolare malattia della pianta che si avvantaggia delle stagioni umide e fresche, che in Romagna si verificano soprattutto da febbraio a maggio, ed in autunno".

 

Questa patologia, che colpisce unicamente la pianta e non il frutto, si espande molto velocemente e ciò potrebbe generare conseguenze catastrofiche nel nostro territorio - in particolare in quello faentino - se non vengono messe in atto misure tempestive: "Oggi il futuro della coltura del kiwi è quanto mai incerto. Un'epidemia avrebbe delle ricadute sul sistema economico locale difficili da quantificare soprattutto in alcuni territori dove, in termini occupazionali, significherebbe perdere tutto. Basti pensare che attualmente la provincia di Ravenna è il secondo produttore nazionale con 3900 ettari di coltura di kiwi. E' pertanto strategico sostenere, anche economicamente, le imprese agricole coinvolte in questa difficile guerra e, al tempo stesso, compiere ogni sforzo nella ricerca per comprendere come questo nemico possa essere colpito in maniera efficace e non solo contenuto nella sua voracità".

 

Vista la situazione di emergenza le Regioni Lazio e Piemonte hanno deliberato un piano d'azione ed è stato costituito anche un Tavolo nazionale di collegamento tra le regioni: "Questa situazione riguarda tutti e solo collaborando tutti insieme nell'ambito della ricerca e della profilassi possiamo limitarne i danni e avere risultati tempestivi ed efficaci - conclude Dalmonte - Un appello a seguire scrupolosamente le procedure di profilassi ammesse ufficialmente e divulgate dai servizi di assistenza tecnica e a non illudersi circa prodotti o rimedi "miracolosi" a volte millantati da fitoiatri improvvisati".

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