Ravenna, morto dopo diagnosi errata. Rinviata a giudizio guardia medica

Ravenna, morto dopo diagnosi errata. Rinviata a giudizio guardia medica

Ravenna, morto dopo diagnosi errata. Rinviata a giudizio guardia medica

RAVENNA - Avrà inizio il prossimo aprile il processo per la morte di Giovanni Consiglio, il 35enne scomparso la sera del 20 aprile del 2008 all'ospedale "Santa Maria delle Croci" di Ravenna per una dissecazione dell'aorta. Il giudice Anna Mori ha rinviato a giudizio la guardia medica che per prima aveva visitato Consiglio, mentre altri cinque medici sono in attesa del provvedimento di archiviazione. La sorella della vittima si è costituita parte civile.

 

La prima diagnosi per Consiglio parlava di gastroenterite, ma le sue condizioni peggiorarono nel corso della mattinata, tanto che la moglie decise di accompagnarlo in ospedale. Secondo quanto riportato nell'esposto presentato dalla coniuge, il 35enne venne sottoposto a diversi esami tra cui anche quello elettrocardiografico e pressorio. Ma la visita non evidenziò nulla di allarmante.

 

L'uomo venne quindi dimesso. Doveva assumere un antinfiammatorio, che già prendeva, ma le condizioni peggiorarono ulteriormente. Nelle urine comparve anche del sangue. Verso sera fu allertato nuovamente il 118. In attesa di venire a conoscenza dei nuovi responsi, Consiglio venne accompagnato in barella presso la sala d'attesa per i pazienti. Ma attorno alle 23 il cuore del 35enne cessò di battere.

 

Subito scattò l'inchiesta affidata al pm Stefano Stargiotti, che aveva incaricato dell'esame autoptico il dottor Adriano Tagliabracci dell'istituto di medicina legale di Ancona. L'autopsia aveva individuato in un'aneurisma dissecante dell'aorta la cause del decesso. Nella perizia depositata emerse come gli indagati non capirono nell'immediatezza la patologia del 35enne, ma anche se fosse individuata non ci sarebbe stato nulla da fare.

 

Dalla relazione dei periti della parte leta era emerso che la patologia era invece ben inquadrabile. La guardia medica è difesa dall'avvocato Manuela Mengucci. La sorella della vittima è assistita dall'avvocato.Manuela Mengucci. Gli altri familiari (moglie, figli madre e nonna tutelati dall'avvocato Rocco Guarino) hanno deciso di rimanere come semplice parte offesa per non rallentare il processo che in sede civile è già partito.

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