Ravenna: omicidio Tartari, uno lo teneva da dietro. L'altro lo pugnalava

Ravenna: omicidio Tartari, uno lo teneva da dietro. L'altro lo pugnalava

Ravenna: omicidio Tartari, uno lo teneva da dietro. L'altro lo pugnalava

RAVENNA - Sfilata di testimoni lunedì mattina al tribunale di Ravenna dove è in corso il processo per la morte di Andrea Tartari, il 35enne bolognese ucciso a coltellate il 20 luglio dello scorso anno a Porto Corsini al culmine di una lite in strada. Presenti in aula anche gli imputati, i fratelli Giovanni e Salvatore Vertone di 39 e 42 anni originari di Mondragone (Caserta), e la fidanzata della vittima, la bolognese Katia Di Benedetto e suo padre, Michele Di Benedetto.

 

Dalla testimonianza di quest'ultimo, giunto sul posto al termine dell'aggressione, è emerso che Tartari era stato tenuto fermo da dietro dal più piccolo dei fratelli Vertone, mentre l'altro lo colpiva con il coltello. Mentre la ragazza ha affermato di non aver visto nulla a causa del buio, sostenendo però che il compagno venne tirato fuori con forza dall'automobile.

 

Non è stato in grado di riconoscere gli imputati in aula Leonardo Pingitore, ex coniuge della cugina della Di Benedetto, che venne colpito con una coltellata. Il testimone ha dichiarato in aula che è passato troppo tempo. Ma ha aggiunto che tra il settembre e l'ottobre dello scorso anno "qualcuno" aveva lasciato due bossoli sul furgone usato per andare al lavoro.

 

Era presente in aula, in qualità di teste della difesa, un lontano parente dei due imputati, il napoletano Pietro Chiaiese che ospitò la notte dell'omicidio i fratelli Vertone. Al giudice ha riferito che Giovanni aveva una ferita al labbro, mentre Salvatore gli disse che era stata la vittima ad insultarli perché erano appoggiati sulla sua vettura e che fu il primo a sferrare un pugno. Oggi (martedì) la terza udienza.

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Sandro.
    Sandro.

    A volte alcuni esseri "umani" sono talmente degradati che non si rendono neppure conto di esserlo. Per lo stesso motivo non sono neppure consapevoli di quanto siano spregevoli e ripugnanti. Purtroppo anche se non possiamo più impedire a loro di fare quello che hanno già fatto , isolarli dalla società in maniera definitiva con un ergastolo, almeno impedirà loro di compiere ancora altri atti inqualificabili e mostruosi come quello purtroppo già commesso. L'unico augurio è che durante l'ergastolo, in un momento di "lucidità" capiscano in tuta la gravità quello che hanno fatto, e che questa consapevolezza devasti e distrugga con infinita potenza il loro stato di essere, dall'interno. Questo varrà come altri 1000 ergastoli. Ma intanto cominciamo con il primo. Un abbraccio a Katia , e a tutti parenti e amici.. a lei vicini.

  • Avatar anonimo di katia
    katia

    E' scandaloso come questi si permettano ancora di cambiare le carte in tavola! VERGOGNA!!!! E intanto il povero Andrea non c'è più mentre voi ve la ridete dalla gabbia del tribunale!

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