Ravenna, sempre più diffuso il Parkinson giovanile. "Ci si ammala anche a 30 anni"

Ravenna, sempre più diffuso il Parkinson giovanile. "Ci si ammala anche a 30 anni"

Il logo dell'Associazione

RAVENNA - "Sono una delle tante persone che, sempre più spesso, si ammalano di Parkinson giovanile. Il che significa Parkinson ad esordio prima dei 50 anni, ma la 'bazza' può facilmente arrivare prima dei 40 o anche dei 30". E' la signora Laura Angelini, di San Pietro in Trento, che scrive a Romagnaoggi per segnalare la nascita della A.I.G.P. (Associazione italiana giovani parkinsoniani), fondata da lei insieme ad altri 5 soci, sotto il patrocinio dell'Istituto Neurologico Besta di Milano.

 

E' la prima associazione in Italia che si occupa del Parkinson giovanile, ovvero quello che compare prima dei 50 anni. Laura ne ha 53: "Io mi sono ammalata quando ne avevo 46. La comparsa precoce - spiega - è aumentata a causa della esposizione maggiore a fattori inquinanti, in particolare modo, secondo l'attuale orientamento delle ricerche, a pesticidi. Si tratta di una malattia multifattoriale, quindi all'aspetto genetico se ne associano altri".

 

La volontà di informare, aiutare e condividere, questo il motivo che ha spinto Laura, Claudia Milani (Milano), Caludio Giuliani (Firenze), Ileana Datterini (Legnano- MI), Antonio Cardone (Lavello-PT), Annamaria Frigerio (Monza), a volere fondare la nuova associazione il 29 settembre 2010, L'A.I.G.P., ha sede a Milano, presso la Fondazione Istituto neurologico Carlo Besta. Per saperne di più www.parkinsongiovani.com.

 

"Quando si cercano informazioni sul Parkinson - spiega Laura - si trovano indicazioni rivolte quasi solo agli anziani. Per noi è diverso, rischiamo di perdere il lavoro, abbiamo dei figli a volte ancora piccoli, una famiglia. Anche le cure sono diverse".

 

Ecco la storia di Laura, raccontata da lei stessa sul sito:

"Una radiosa mattina di maggio del 2003 mi sono svegliata con una sensazione curiosa....mi tremavano due dita della mano sinistra. E' iniziato così,il mio P.. e ho capito da subito con chi avevo a che fare,forse perché sono infermiera,forse un sesto senso....Ho faticato un po' a farmi prendere sul serio dai medici,ma alla fine ho avuto la mia diagnosi "ufficiale"...sai che bazza! La mia reazione, per molti mesi, è stata di rabbia unita ad un senso di ingiustizia. Sì,perché io ho un figlio disabile,che per questo necessita (necessiterebbe, dovrei dire ) di avere genitori sani...in forma. E poi pensavo anche a mio marito e tutte le domande che mi martellavano sul mio futuro stato di salute,erano domande che inevitabilmente riguardavano anche lui, e il nostro futuro.

Mi sono detta che avrei combattuto e vinto questa battaglia, così come avevo combattuto altre battaglie. Ma in pratica non sapevo con chi avevo a che fare. I farmaci che per un certo periodo di tempo mi hanno aiutato,sono gli stessi che in seguito mi hanno messo al tappeto. La donna attiva,carina, magra, determinata,lavoratrice, che ero sempre stata non esisteva più. O almeno così mi sembrava. Ero cambiata, fisicamente e psicologicamente. E ho perso il lavoro. Ho perso il controllo sulla mia vita. Ho perso l'autostima. E quando il prof. Albanese (Alberto, dell'Istituo Besta, coordinatore del Comitato scientifico dell'Associazione ndr) mi ha prospettato la possibilità di fare la DBS (Deep brain stimulation, impianto di neurostimolatori cerebrali ndr) ho pensato:"Che cosa ho da perdere?". Il 3 giugno 2010 mi sono sottoposta all'intervento. E' stato come se finalmente potessi recuperare i fili della mia esistenza. No...il dopo non è stato facile,né immediato. Ma mi sto "ritrovando". Grazie anche a chi non si è fatto spaventare da tutto questo e mi è rimasto vicino".

 

Chiara Fabbri

 

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