Ravenna, smaltite illegalmente terre inquinate da mercurio: raffica di arresti

Ravenna, smaltite illegalmente terre inquinate da mercurio: raffica di arresti

Ravenna, smaltite illegalmente terre inquinate da mercurio: raffica di arresti

RAVENNA - Si chiama 'Golden Rubbish'. E' l'operazione, coordinata dalla Procura di Grosseto e condotta dal Comando Carabinieri del Noe, che ha fermato un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi. Tra le 17 persone colpite dai provvedimenti cautelari ci sono anche soggetti di Ravenna. Dal polo petrolchimico della città sarebbero partiti 100mila metri cubi di terreni inquinati destinati allo smaltimento illegale.

 

Il filone investigativo riguarda un'industria metallurgica di Ravenna, la quale aveva la necessita' di smaltire un cumulo di quasi 100mila metri cubi di rifiuti, abbancati in un'area interna allo stabilimento, ubicato in un'area industriale gia' adibita a polo petrolchimico. Il cumulo di rifiuti in questione risultava essere originato da lavori di sbancamento effettuati nel corso di vari anni e contaminato da mercurio, idrocarburi e da altri inquinanti, provenienti dalle pregresse attivita'.

 

Nel mirino è finita una societa' di intermediazione di Grosseto che si aggiudicava l'appalto per la gestione dei rifiuti ed effettuava il loro smaltimento in modo illecito, per le accuse, attraverso la predisposizione di falsi certificati di analisi redatti da un laboratorio di pertinenza del produttore del rifiuto, destinandoli in siti non idonei a riceverli, con conseguente notevole risparmio sui costi di smaltimento.


A Napoli l'origine dell'inchiesta

L'indagine si è originata da uno stralcio della Procura della Repubblica di Napoli concernente la movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, si e' sviluppata in Toscana, individuata quale destinazione finale dei rifiuti. Proprio in Toscana è emersa l'attività della societa' di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, che ha avuto i rapporti anche con l'industria ravennate.

 

A Grosseto ci fu pure un'espolsione e un morto

"Taroccati" i codici di rifiuto, la società convogliava rifiuti in una struttura non idonea. Spicca il caso di un'esplosione seguita da incendio all'interno di un impianto di Scarlino (Gr), autorizzato per il trattamento di rifiuti non pericolosi, che provocava anche il decesso di un operaio ed il ferimento di un altro. La societa' toscana, per le accuse, nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray contenenti gas propano liquido altamente infiammabile prodotti da un'importante multinazionale operante nel settore dei cosmetici e provenienti da un magazzino lombardo, privi di alcuna analisi preventiva o caratterizzazione, riportanti codici per rifiuti non pericolosi, manifestamente irregolari.

 

Il giorno della tragedia, la triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di tali bombolette provocava la fuoriuscita dei gas contenuti all'interno delle stesse, producendo una miscela esplosiva pericolosissima che causava la forte deflagrazione. La portata del disastro emergeva anche dal fatto che i Vigili del Fuoco, per domare le fiamme e bonificare l'intera area, avevano impiegato quasi una settimana di lavoro.

 

Emergeva soprattutto che, senza che fosse effettuata alcuna operazione di carico e scarico dei rifiuti e di conseguenza senza l'effettuazione di operazioni di trattamento o di inertizzazione, anche in questo caso cambiando solamente i dati dei formulari di identificazione dei rifiuti (cosiddetto "giro bolla") ed utilizzando false certificazioni analitiche, lo smaltimento di rifiuti pericolosi avveniva in discariche per rifiuti non pericolosi, permettendo l'abbattimento dei costi di gestione e, in parte, l'elusione dell'ecotassa.

 

A Trieste un filone simile a quello ravennate: veniva svolta l'intermediazione e l'individuazione di siti di smaltimento dei rifiuti provenienti dallo stabilimento di un'industria siderurgica, classificato quale sito di bonifica di interesse nazionale. I rifiuti venivano solo parzialmente smaltiti in discariche, classificandoli sempre con codici non pericolosi, mentre la maggior parte venivano stoccati all'interno dello stabilimento, realizzando vere e proprie discariche  abusive.

 

Gli arresti

Il gip, esaminate le risultanze investigative, accoglieva totalmente le richieste del pubblico ministero, ordinando la custodia cautelare per quindici persone di cui sei in carcere e nove agli arresti domiciliari (legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle societa' coinvolte), nonche' due misure interdittive dell'esercizio della professione di chimico e dell'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Inoltre, disponeva il sequestro preventivo di locali adibiti a laboratorio di analisi e di alcuni automezzi utilizzati per il traffico illecito.

 

L'esecuzione dei provvedimenti cautelari e' stata portata a compimento nelle province di Grosseto, Bergamo, Caserta, Livorno, Milano, Mantova, Padova, Pisa, Ravenna, Trento e Trieste con il

supporto dei Comandi Provinciali Carabinieri e dei Noe competenti per territorio.

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