RAVENNA – Spadoni “Diritti e doveri delle famiglie: No ad agglomerati amorfi di individui”

RAVENNA – Spadoni “Diritti e doveri delle famiglie: No ad agglomerati amorfi di individui”

Ravenna – A proposito del tema di immediata attualità dei DI.Co, il consigliere Spadoni si è così espresso dimostrando alcune perplessità in proposito:


“E’ legittimo che la società civile locale si organizzi liberamente per fare sentire la sua voce e per sensibilizzare i politici su alcuni temi forti, ma a me pare inopportuno e soprattutto assolutamente prematuro utilizzare lo strumento della petizione popolare per proporre l’istituzione di un registro delle unioni civili, soprattutto in questo momento.


In primo luogo perché si tratta di materia in discussione in Parlamento, che peraltro sta provocando confusione e fortissime tensioni negli schieramenti politici; inoltre, penso che in questo difficile periodo siano altri i temi sui quali dovrebbe esservi un interesse forte da parte di chi amministra, sia a livello nazionale che a livello locale. Lo Stato dovrebbe riconoscere e promuovere “il soggetto famiglia” agevolando quelle scelte che concorrono a produrre beni collettivi e risorse per la società. Riconoscere, cioè, che la famiglia è una società che gode di un diritto primordiale e quindi nelle loro relazioni sono obbligati ad attenersi al principio di sussuidiarietà assicurando alle famiglie stesse tutti gli aiuti economici, sociali, educativi e culturali. E le risposte che ci giungono dalla Finanziaria e dal bilancio del nostro Comune attraverso l’aggravio fiscale abbattuto violentemente sull’istituto familiare, rappresentano una palese contraddizione. E questo, appunto, era il terreno su cui intervenire per attuare prima d’ogni altra cosa, il pieno riconoscimento dei diritti doveri alle famiglie stesse.


La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società ed ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato; la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Risulta estremamente chiaro anche a chi non professa la dottrina cattolica che, poiché lo Stato parla di famiglia, solo se vi è una unione resa valida dal matrimonio, - sia esso religioso o civile -, bisogna escludere dalla categoria sia i single, sia le coppie omosessuali, in quanto la loro unione non è stata sancita né dal diritto naturale, né dal riconoscimento da parte delle autorità.


Ma la discussione sui Di Co sta prendendo una piega pericolosa e preoccupante. Personalmente sono molto lontano dalle leggi sulla famiglia emanate dall’ Unione Sovietica negli anni 1917- 1918, riguardanti disposizioni e teorie che riconducono la realtà familiare ad un agglomerato amorfo di individui, negandone il fondamento naturale e facendone un mero fatto storico. Ma sono anche contrario a trasformare la questione dei Di Co in una vera e propria Crociata, sapendo bene come sia estremamente necessario il profondo rispetto dei diritti di ciascun cittadino a cominciare da quello relativo alla libertà individuale.

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n questo panorama, sono profondamente rispettoso delle posizioni espresse dalle autorità ecclesiastiche, le quali, in presenza di questioni eticamente sensibili, devono fare sentire la loro voce in difesa dei valori cristiani, senza che questo metta in discussione la laicità dello Stato in relazione ai grandi temi attuali. Ritengo che in nome della coerenza, i cattolici impegnati in politica debbano dare una pubblica testimonianza soprattutto quando sono chiamati a prendere decisioni sui valori fondamentali.”

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