Ravenna: Spadoni (Lpr), "triste epilogo per l'Accademia Belle Arti"

Ravenna: Spadoni (Lpr), "triste epilogo per l'Accademia Belle Arti"

RAVENNA - La città è fortemente preoccupata per la vita travagliata di alcune istituzioni formative del nostro territorio. Tra queste basta ricordare la paventata chiusura della scuola per il restauro del mosaico in capo alla Soprintendenza per i beni architettonici, sino ad arrivare alla recente proposta di aggregare la locale Accademia di belle arti a quella di Bologna. Il Comune dovrebbe  prima di ogni altra cosa, svolgere azioni energiche tese a mantenere in loco queste esperienze uniche nel loro genere, impreziosite  da  una storia ed una tradizione di grande rilievo.

 

Nel caso specifico dell'Accademia di belle arti con i suoi 180 anni di storia, servirebbero azioni concrete di sostegno, di promozione, di marketing per favorire le iscrizioni, e, al contempo, andrebbero  individuati filoni specialistici  legati all'innovazione  ma anche alle peculiarità del territorio, a cominciare dall'attività di mosaico. Servirebbero alleanze e collegamenti con altri istituti analoghi e con l'università, e non  ciniche azioni  tese alla semplice liquidazione di questa prestigiosa esperienza locale.

 

In questo senso l'Amministrazione comunale dovrebbe investire su tale istituzione, vero fiore all'occhiello per la città, tentando di percorrere il canale della statizzazione e non, come sta accadendo, offrendo una "svendita promozionale" a totale svantaggio dell'ente proponente. Dopo 180 anni di vita, l'Accademia di Ravenna ripercorre la storia  di quel ricco possidente terriero il quale ad un certo punto della sua vita perde la qualifica di coltivatore diretto trovandosi nelle condizioni di mezzadro! La dipendenza all' Accademia di Bologna porterebbe  alla perdita di valore e di identità della nostra istituzione, con un evidente danno per la città.

 

Appare assurdo, peraltro, non ricercare soluzioni tese alla promozione e al rafforzamento di tale istituto, preferendo meri ragionamenti  di natura ragionieristica, senz'altro utili, ma che spesso rappresentano solo una delle variabili in gioco, soprattutto in tema culturale. D'altra parte il declino dell'accademia è stato avviato dalle varie giunte che si sono succedute, prima attraverso l'isolamento della sede dal contesto cittadino, poi, via via nel tempo con lo smantellamento della gipsoteca e del patrimonio artistico. In realtà l' attenzione e la cura per questo pezzo di storia di Ravenna sono venute a mancare gradualmente sino al disinteresse totale che ha prodotto la difficile sopravvivenza.

 

Si costata, purtroppo, come alcune esperienze didattico formative unitamente ad altre espressioni artistiche e culturali, siano vissute dalle giunte locali come veri e propri "pesi"  da rimuovere e non come preziose risorse da valorizzare. L' Accademia di Belle arti, con i suoi 180 anni di storia ne è un esempio concreto.

 

Gianfranco Spadoni

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