Ravenna, trasporto pubblico. Ancisi (Lpr): "Un fiume di denaro pubblico"

Ravenna, trasporto pubblico. Ancisi (Lpr): "Un fiume di denaro pubblico"

RAVENNA - Lunedì il consiglio comunale di Ravenna voterà l'accordo di programma con la Regione Emilia-Romagna per il trasporto pubblico nel bacino provinciale. La discussione presenta aspetti surreali. Innanzitutto, l'accordo si riferisce al quadriennio 2007-2010, e giunge quindi ad essere approvato dopo due anni dalla sua decorrenza. Inoltre, i consiglieri comunali dovrebbero votarlo al buio dell'andamento del servizio di trasporto pubblico locale, affidato ad ATM, società che il Comune di Ravenna possiede per l'85% del suo capitale: andamento di cui non sanno nulla, non conoscendo i bilanci della società. Il merito della discussione ne risulta viziato.

Il fatto che l'accordo arrivi dopo due anni dalla sua virtuale decorrenza serve però a constatare che, almeno per la realtà ravennate, i nobili obiettivi strategici che avrebbe dovuto perseguire sono stati clamorosamente mancati:

  1. la stretta integrazione tra le previsioni urbanistiche e pianificatorie dei Comuni e il trasporto pubblico locale si scontra, a Ravenna, col vecchio piano regolatore del 1993, che non la considera neppure, e con il piano del traffico urbano del 1999 assolutamente fallito e perciò subito cestinato, in attesa che il nuovo faticosamente e lentamente decolli;
  2. l'attrattività del trasporto pubblico rispetto al traffico veicolare privato è tuttora irrisoria, come si vede dagli autobus circolanti semivuoti;
  3. l'integrazione modale e tariffaria tra autobus e ferrovia è al palo, nonostante avrebbe dovuto essere avviata da settembre 2008;
  4. lo snellimento dei flussi di traffico urbano non si è avuto e la velocità degli autobus ne risente drammaticamente;
  5. la messa in rete dei percorsi ciclabili e pedonali urbani è stata addirittura bocciata, essendo stata respinta, tra le osservazioni al piano del traffico, quella di Lista di Ravenna che chiedeva di introdurne prioritariamente l'obiettivo;
  6. l'ammodernamento dei veicoli è bloccato da anni, col risultato che il parco autobus di Ravenna è fortemente obsoleto e antiquato.

 

Un fiume di denaro pubblico

Le sole certezze stanno nel fiume di denaro pubblico su cui si regge il sistema, alimentato, per i servizi minimi, da risorse dello Stato distribuite dalla Regione, che, per il bacino provinciale, vanno dai 10 milioni e 178 mila euro del 2007 ai 12 milioni e 373 del 2010, e per il resto sono versate dai Comuni. Il Comune di Ravenna ha finanziato nel 2008 una serie di servizi aggiuntivi a quelli minimi per 2 milioni e 900 mila euro. Ma nel conto bisognerebbe aggiungere gli utili che ATM ricava dalla gestione dei parcheggi a pagamento, dagli ausiliari del traffico che fanno le multe per i divieti di sosta e dal trasporto scolastico. Ciononostante, ATM ha registrato un deficit di 222 mila euro nel 2006 e di 906 mila nel 2007, prevedendo, dopo un faticoso pareggio nel 2008, di tornare in perdita successivamente. Non ci sono stati forniti i dati sulla consistenza delle entrate tariffarie. Ma quello più recente che conosciamo quantifica nel 24% la copertura del servizio di trasporto pubblico coi biglietti di viaggio e gli abbonamenti. Ciò significa che il 76% di quanto costa il servizio degli autobus è pagato da tutti i cittadini che non li usano.

 

 

Un sistema monopolistico che non persegue l'efficienza e l'economicità

Il male incurabile del trasporto pubblico locale in Emilia-Romagna, e segnatamente a Ravenna, sta nel regime di monopolio pubblico su cui è blindato, nel quale il medesimo potere politico al tempo stesso governa e gestisce, è controllore e controllato, fa le gare pubbliche e vi partecipa solitariamente (limitandosi ad associare a se stesso, in condizione minoritaria, le imprese locali del settore). Addirittura sembra ormai certo che si voglia unificare in un unico sistema monopolistico il trasporto pubblico locale di tutta la Romagna, dove le altre province stanno peggio di quella ravennate.

In un mercato finto, la mancanza di concorrenza è letale per qualsiasi finalità di efficienza ed economicità. Così l'obiettivo di un aumento delle percorrenze chilometriche di circa il 10 per cento non è bilanciato da un aumento dei viaggiatori trasportati di appena il 5 per cento, da ricavi tariffari e da traffico agganciati al solo tasso programmato di inflazione e dal mantenimento ai livelli attuali della velocità commerciale media nel settore urbano e in quello extraurbano. Manca a questo programma quadriennale il vero credibile obiettivo strategico: aumentare il tasso di copertura dei costi con le entrate tariffarie, cioè diminuirne il carico pesantissimo sui bilanci dello Stato e dei Comuni, in definitiva sulla fiscalità generale. Nessun servizio economico a domanda individuale può prescindere - come fa il trasporto pubblico locale in questa regione - dal livello di copertura dei costi da parte di chi ne usufruisce. Anche per questa ragione, ad esempio, non viene richiesto e neppure nominato un benché minimo obiettivo di contrasto ai viaggiatori abusivi, che in certe tratte superano quelli paganti. Anche per loro paghiamo tutti.

 

Alvaro Ancisi

Capogruppo Lista per Ravenna

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