Ravenna 'disponibile' ad ospitare Eluana Englaro

Ravenna 'disponibile' ad ospitare Eluana Englaro

Ravenna 'disponibile' ad ospitare Eluana Englaro

RAVENNA - L'Ausl di Ravenna ‘offre' la propria disponibilità per l'esecuzione della sentenza che autorizza la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione di Eluana Englaro. A dirlo è il direttore generale dell'azienda sanitaria ravennate. Una notizia destinata ad aprire un inevitabile strascico di polemiche per la divisione che questo caso ha prodotto nella società italiana e nel dibattito tra l'opinione pubblica, soprattutto dopo il rifiuti della clinica privata di Udine.

 

Il direttore generale Tiziano Carradori tiene a precisare che le sue "valutazioni non possono essere scambiate per un invito ne' trattasi di autocandidatura", e ribadisce che non c'e' stato ad ora nessun contatto. "L'esperienza insegna che su casi come quello di Eluana e' facile essere equivocati- aggiunge Carradori- Le parole del presidente Vasco Errani non hanno certamente bisogno di mie interpretazioni ne' precisazioni".

 

L'Ausl di Ravenna "non puo' che essere doverosamente disponibile" ad ospitare Eluana Englaro. Cosi' Tiziano Carradori, direttore generale del presidio bizantino, si era allineato alla posizione del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani. Il quadro e' chiaro, dice infatti il manager: "Il potere legislativo si e' espresso con una sentenza della Corte d'appello poi confermata dalla Cassazione", e anche chi ha la "responsabilita' organizzativa e gestionale" del sistema sanitario regionale si e' espresso in modo "inequivocabile".

 

Se mai dovesse arrivare la richiesta di ospitare in regione la donna in stato vegetativo permanente dal '92, dunque, Ravenna non direbbe di no. Poi "nelle nostre strutture- chiarisce Carradori- applichiamo tutte le tecniche e le procedure ammesse dalla norma", che contemplano anche il diritto all'obiezione di coscienza per i medici.

 

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Ma se anche dal punto di vista personale "non c'e' nessuna pretesa di semplificare il rapporto fra vita e morte in una situazione come questa, di particolare delicatezza", dal punto di vista "istituzionale" l'Ausl ravennate, che e' una "struttura pubblica", non puo' che mettersi a disposizione. Finora "ne' io ne' i miei e siamo stati contattati", aggiunge Carradori, che chiede poi per la famiglia di Eluana il rispetto del "sacrosanto diritto alla riservatezza. Per tante ragioni, non tutte censurabili, si sta andando oltre".

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di Daniele.salpietro
    Daniele.salpietro

    Eluana vive...tanto da arrivare a sentire e capire quello che si dice: è la testimonianza di una donna che l'ha incontrata solo pochi mesi fa. Bisogna essere dei barbari sanguinari, per decidere che una vita come la sua non è più degna d'essere vissuta. Eluana è viva, sarà l'azione di un medico che le toglierà la vita. Vivere non è una malattia, curare la vita con la morte è una follia, ancora più folle sono le folle di quanti sono d'accordo nel volerla "terminare". E' eutanasia. Basta giocare con le parole.

  • Avatar anonimo di scipione
    scipione

    @luca sono d'accordo con te, se ci fosse un minimo di civiltà si farebbero altre scelte, ma la parola eutanasia è un tabù, ma Eluana è morta, quello che resta è un simulacro.

  • Avatar anonimo di Luca
    Luca

    Non voglio fare polemica, però mi chiedo se è civile far morire una persona di fame e di sete, perchè di questo si tratta. Francamente ho dei dubbi al riguardo..

  • Avatar anonimo di scipione
    scipione

    Esiste ancora una città civile in questo paese.

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