Reggio, bomba contro il procuratore Di Landro. Nessun ferito

Reggio, bomba contro il procuratore Di Landro. Nessun ferito

Reggio, bomba contro il procuratore Di Landro. Nessun ferito

REGGIO CALABRIA - Una bomba è stata fatta esplodere nella nottata tra mercoledì e giovedì davanti all'abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, in una zona centrale della città e particolarmente sorvegliata. Lo scoppio ha divelto il portone d'ingresso, devastato l'atrio e procurato danni ad alcune abitazioni vicine. Fortunatamente non ci sono stati feriti. Al momento della deflagrazione Di Landro si trovava in casa insieme alla moglie.

 

La bomba, confezionata molto probabilmente con del tritolo, è stata innescata probabilmente da una miccia a lenta combustione, che ha sradicato il portone, provocato lesioni all'atrio e mandato fuori uso l'ascensore. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Scientifica ed il personale della Squadra artificieri, che hanno raccolto sul posto alcuni frammenti della bomba e messo in sicurezza l'area bonificandola.

 

L'attentato segue quello del 3 gennaio scorso contro la sede della Procura generale reggina. In quell'occasione due persone, giunte sul posto a bordo di una moto, fecero esplodere davanti al portone dell'ufficio un ordigno di medio potenziale. Sono poi seguite una serie di intimidazioni ai danni di magistrati di Reggio Calabria.

 

"Contro di me, a partire dall'attentato a gennaio contro la Procura generale, c'è‚ stata una tensione malevola e delittuosa crescente, da parte della criminalità organizzata, che si è personalizzata", ha affermato all'agenzia di stampa Ansa Di Landro. "Vogliono farmela pagare, evidentemente - ha aggiunto di Landro - per il fatto che ho sempre ed in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato".

 

"Dall'attentato del tre gennaio - ha aggiunto Di Landro - l'attenzione negativa nei miei confronti è aumentata sempre più fino all'attentato della scorsa notte, che rappresenta il culmine di questa strategia". "Evidentemente - ha detto ancora Di Landro - a qualcuno non sta bene che io abbia sempre agito senza infingimenti e sulla base di quella che ritenevo essere la verità, rispettandola fino in fondo".

 

"Sono sempre stato in buona fede - ha aggiunto il magistrato - e ho sempre agito col massimo scrupolo, pur comprendendo che posso sbagliare anch'io, come tutti, ma sempre in buona fede. Una linea di condotta che ha sempre caratterizzato la mia gestione della Procura generale di Reggio Calabria, di cui ho assunto la guida nel novembre del 2009".

 

Di Landro ha affermato di essere "grato a quanti, soprattutto colleghi, mi stanno chiamando per esprimermi la loro solidarietà. Il mio cellulare ed il mio telefono di casa, da quando si è diffusa la notizia, non smettono un attimo di squillare".

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