REGGIO EMILIA - Cava di Gambarata, tre documenti in Consiglio provinciale

REGGIO EMILIA - Cava di Gambarata, tre documenti in Consiglio provinciale

REGGIO EMILIA - La cava di Gambarata è stata al centro di un dibattito in Consiglio Provinciale, presieduto da Lanfranco Fradici, che si è concluso con l'approvazione di un documento a firma di Ds, Margherita, Pdci ed Ecologisti per l'Ulivo, comprensivo di emendamenti di Forza Italia e Lega Nord. Respinti invece un documento di Rifondazione Comunista e uno di Alleanza Nazionale.

Il documento di An, che chiedeva lo "stralcio del progetto escavativo di trecentomila metri quadri, per evitare così ogni rischio ulteriore che deriverebbe dalla riapertura della Cava di Gambarata" è stato illustrato dal capogruppo Leopoldo Barbieri Manodori, che ha parlato di "gravi rischi per la stabilità dei fabbricati situati a monte e a valle dell'intervento".


Il documento, approvato da tutti i gruppi consiliari con la sola astensione di AN e Rifondazione Comunista, si propone di individuare le azioni utili alla migliore soluzione possibile per la riqualificazione dell'ambito territoriale di Gambarata adottanto tutte le conoscenze e sensibilità per ottenere una qualità di ripristino ambientale, viabilistico e paesaggistico integrato con l'area circostante e a coinvolgere istituzionalmente la Commissione consiliare della Provincia competente per l'Ambiente e la Difesa del suolo.


Secondo il consigliere dei Ds Angelo Paterlini "tale progetto rappresenta l'attuazione di quanto già stabilito nel 2004 e l'idea di fondo è recuperare un paesaggio che in passato è stato deturpato".

"Il nostro gruppo si dissocia da entrambe le posizioni degli altri due documenti - ha affermato il consigliere del Prc Ruggero Manzotti - Chiediamo che si sospenda qualsiasi valutazione su questo progetto e si apra un Tavolo di confronto e approfondimento". Sul documento del Prc si sono astenuti gli altri gruppi della maggioranza, ad eccetto della Margherita che ha votato contro.


Per il capogruppo della Margherita Luigi Fioroni "il progetto va considerato come l'inizio di un recupero paesaggistico. Peraltro la politica su quel luogo ha deciso, si è già esaurito il processo decisionale e non sarebbe accettabile, e nemmeno a vantaggio della comunità, che ad ogni cambio di amministrazione venissero messe nuovamente in discussione scelte già compiute".

"Se le scelte compiute non sono le migliori è un dovere di coscienza cambiare la strada - ha replicato il capogruppo della Lega Nord Marco Lusetti - Parole come riqualificazione e rinaturalizzazione sono termini che vengono utilizzati solo per lavarsi la coscienza".


Sulla questione è intervenuto anche l'assessore all'Ambiente Alfredo Gennari: "La consapevolezza del valore naturalistico e ambientale che caratterizza vaste porzioni della zona collinare, è stata valutata e inserita tra i criteri di scelta utilizzati per la progettazione del Piae vigente. Infatti il Piae, approvato dal Consiglio Provinciale nel 2004, ha voluto considerare le esigenze di tutela e valorizzazione del territorio, piuttosto che procedere per questo sito ad un vero e proprio polo estrattivo, come invece risultava possibile dalle analisi condotte e dallo Studio di bilancio Ambientale e dalla conformità con il Ptcp, approvato nel 1999". L'assessore Gennari ha quindi voluto ribadire che "il Piae vigente classifica l'area di Gambarata come 'ambito territoriale da sottoporre a progetto di riqualificazione e recupero ambientale', per recuperare un'area degradata da attività estrattive pregresse, risalenti ad un periodo antecedente l'emanazione della legge regionale che attualmente regolamenta queste attività". L'assessore Gennari ha infine garantito l'impegno ad "ascoltare le valutazioni e i contributi che possono essere offerti dalle varie sensibilità, di cui questo è momento privilegiato, perchè nella condivisione e cooperazione si possono delineare sempre meglio gli aspetti di sicurezza e di qualità ambientale e paesaggistico, con l'applicazione dei migliori criteri di settore oggi disponibili".


Per la consigliera dei Ds Ivana Lusoli "l'area, pregiata dal punto di vista paesaggistico, versa ora in uno stato di degrado e il progetto non può che migliorarne le condizioni".

Secondo la capogruppo del Prc Giorgia Riccò "andare avanti con quel progetto pone davvero dei problemi di coscienza. Bisogna fermarsi di fronte a documenti che mettono di fronte ai rischi di sicurezza in cui si incorrerebbe".

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"Un progetto di interesse pubblico - ha commentato invece il capogruppo dei Ds Giuseppe Catellani - e il ripristino di questa zona non è possibile senza le escavazioni, comunque non divenendo per questo uno dei principali poli estrattivi della provincia. Il progetto renderebbe quell'area pubblica fruibile, cosa che nelle condizioni attuali non è possibile".

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