Regionali, comincia la battaglia. Mazzuca: "Vasco Errani come un faraone"

Regionali, comincia la battaglia. Mazzuca: "Vasco Errani come un faraone"

Regionali, comincia la battaglia. Mazzuca: "Vasco Errani come un faraone"

"L'Errani due, l'Errani tre... Sembra una dinastia faraonica". Naufragata sul nascere l'iniziativa comune all'insegna del fair-play ("non voglio sicuramente andare a rimorchio di Errani", chiarisce), il candidato del Pdl Giancarlo Mazzuca tira fuori gli artigli. In diretta su Radio Tau, l'ex direttore del 'Resto del Carlino' replica per le rime al governatore che ieri ha rigettato le sirene della conferenza stampa congiunta: "Confrontiamoci pure, ma ognuno fa la sua gara nel rapporto con gli elettori".

 

E così Mazzuca sfodera il sarcasmo sulla terza candidatura e il quarto eventuale incarico ai vertici di viale Aldo Moro dell'attuale governatore (notando anche che perfino Errani e' stato "a lungo indeciso se ricandidarsi: anche lui sente il bisogno di stimoli nuovi".

 

Seduto al suo fianco, Filippo Berselli (coordinatore regionale Pdl) lo elogia: Giancarlo Mazzuca è un "ottimo candidato" (poi dirà anche "molto buono"), uno che può "raccogliere consensi al di là degli elettorati di Pdl e Lega" erodendo cioè voti "a Pd e Udc"; un nome che ha il vantaggio di essere "già noto" e quindi "non dovremmo portarlo qua e là come una Madonna pellegrina" per presentarlo sui territori. Mazzuca ha il 'merito' di essere un giornalista conosciuto e di aver partecipato a "trasmissioni tv con grandissimi ascolti, come 'Porta a porta', quindi la sua notorietà- sottolinea Berselli- va al di là dei confini di Bologna. E poi è nato in Romagna".

 

Sulla candidatura di Mazzuca "sarà confezionato a più mani il programma" di Pdl e Lega. Ma senza troppe difficoltà, dato che "ricalcherà quello di cinque anni fa: quello che lamentavamo cinque anni fa, continuiamo a lamentarlo oggi", sintetizza Berselli. Mazzuca ascolta, poi, quando prende la parola, fa un excursus rispetto agli appunti preparati per la conferenza stampa a Bologna nel quartier generale Pdl.

 

"Beh, mi hai dato una patata abbastanza grossa" da pelare, dice il candidato-giornalista che non promette "soluzioni miracolistiche, perchè non ce ne sono", ma una ventata di cambiamento dopo "60 anni di egemonia rossa". Soprattutto, ecco la frase ad effetto, "dico basta al 'ventennio rosso' di Errani", ripete due volte. "Propongo- si spiega Mazzuca- un cambiamento culturale rispetto a un modello che agli inizi è stato positivo ma poi è andato avanti per inerzia ed è sempre più logoro: l'Emilia-Romagna è ancora a livelli alti, ma perde sempre più colpi". Mazzuca mette sotto accusa un modello "cresciuto nell'espansione della spesa pubblica" cosa che, aggiunge, non regge più a meno di non aumentare le tasse.

 

Sia Mazzuca, che Berselli e Bettamio, individuano nella sanità, nella sicurezza (preoccupa quella in Riviera), nei freni allo sviluppo edilizio ("in Emilia-Romagna, le cautele ambientali e i ritardi hanno trasformato il piano casa del Governo in una non-legge") nella scuola ("non è più una alternativa alla famiglia") e nella scarsità di misure per favorire la ripresa economica, i punti deboli dell'attuale amministrazione. Non manca il passaggio sui Dico: "La famiglia cristiana è il nostro punto di partenza", scandisce Mazzuca. Ma per dare forza a queste idee, arriverà Berlusconi in Emilia-Romagna? Il tema, già scomodo a Bologna per la candidatura di Alfredo Cazzola a sindaco, non entusiasma Berselli: "Vedremo".

 

E la Lega? Mazzuca vuole il fair play con Errani, promette che "non farò polemiche inutili", ma non serve anche l'approccio 'aggressivo' del Carroccio? "Io sono un mediatore, tenterò di mediare", replica il candidato. "Chi me l'ha fatto fare? Beh, come per quando decisi di fare il deputato, ho pensato che, dopo essermi divertito a fare il giornalista e il polemista, era comunque troppo facile fare così". Resta la nitida consapevolezza che "la strada è in salita". Tanto che si discute, in caso di sconfitta, se Mazzuca dovrà lasciare Montecitorio per guidare l'opposizione in Regione. Già Bettamio invita a "non nasconderci dietro un dito" e a pensare ad un eventuale gruppo Pdl "di minoranza" in Regione. Dunque, a Roma o a Bologna? "Deciderò con Berselli e Bettamio, alla luce del risultato elettorale, ma io vorrei concludere l'esperienza da parlamentare da cui mi dimetto solo se divento presidente della Regione".

 

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