Regione Emilia-Romagna, i miei primi quarant'anni

Regione Emilia-Romagna, i miei primi quarant'anni

Vasco Errani, governatore della Regione Emilia-Romagna

Quaranta candeline per la Regione Emilia-Romagna. "Il 13 luglio 1970 - ha detto il presidente Matteo Richetti, aprendo  la seduta solenne dell'Assemblea legislativa a palazzo Malvezzi - è una data che va al di là di una celebrazione. E' una ricorrenza che rilancia il ruolo della nostra Assemblea, il ruolo della Regione, come uno dei pilastri della democrazia italiana. Quelli trascorsi non sono solo 40 anni d'istituzione, sono 40 anni di persone, di emiliano-romagnoli che hanno costruito e rafforzato la comunità regionale".

 

"E' stata una crescita in parallelo: le nostre città e i loro cittadini si affermavano economicamente, socialmente e culturalmente, la Regione diveniva una istituzione che, grazie anche alle modifiche normative e costituzionali, entrava nella quotidianità dei cittadini: sanità, scuola, servizi, sostegno alle imprese, al lavoro. Per consentire alle Regioni di proseguire in questa direzione - ha continuato il presidente - bisogna dare corpo e gambe all'idea federalista."


"L'Emilia-Romagna è una Regione, che prima ancora che un ordinamento, ha un carattere federalista. Stare in un sistema regionale significa per noi far crescere il sistema tutto insieme. E' stato questo il percorso intrapreso dai padri fondatori in questi anni di costruzione non solo della Regione, ma della comunità regionale. Ora quello spirito va potenziato: le Regioni devono rafforzare la capacità di essere uno spazio comune, luogo di confronto vero, intraprendendo anche una nuova stagione politica, che ridia una forte credibilità alla rappresentanza istituzionale.
Su questo fronte - come ho già avuto modo di dire recentemente - trovo d'impressionante attualità l'opinione di don Luigi Sturzo per il quale statalismo, partitocrazia e malcostume, erano le tre ‘male bestie' da sconfiggere per dare credibilità ed efficienza al sistema politico e democratico. Troppo centralismo, diceva un secolo fa Don Luigi Sturzo, inceppa il sistema. Nel momento in cui tutto è troppo accentrato, non c'è valorizzazione della sussidiarietà dei territori; la partitocrazia, facendo prevalere soluzioni strumentali e di favore rispetto al sistema dei partiti, uccide la partecipazione e la rappresentanza democratica; il malcostume, produce sperpero di denaro pubblico. Oggi questa battaglia si traduce nella necessità di federalismo e autonomia; recupero della partecipazione dei cittadini alla politica, attraverso partiti basati su meccanismi nuovi e trasparenti; rigore e sobrietà nell'uso del denaro pubblico. Tre questioni - ha puntualizzato Richetti - su cui vanno cercate risposte condivise".


"Quello che ha infatti funzionato in questi quarant'anni - l'elemento che serviva ieri, serve oggi, servirà domani - è  il dialogo in tutte le sue declinazioni, con un'attenzione speciale a quello intergenerazionale. La capacità di confronto tra generazioni fa parte della storia della nostra terra che ha consentito passaggi di competenze, di mestieri, di saperi. Da una generazione all'altra è passata anche l'attenzione, tipica dei nostri territori, al bene comune, alla socialità, all'impegno, alla partecipazione. Quest'Aula oggi è la testimonianza concreta della nostra storia, ne ha ospitato gli inizi avventurosi, pioneristici, ma densi di progettualità e di "dialogo del fare". E' una storia fatta da voi, cari colleghi, dai vostri valori, vivi nell'istituzione che oggi governiamo e ci orientano e uniscono. Il mio grazie - ha concluso - va quindi a tutti i protagonisti di questo processo, agli ex amministratori che, insieme alle migliaia di dipendenti, hanno contribuito a consegnarci la Regione Emilia-Romagna così come è oggi, con le sue eccellenze, la sua forte "personalità", le sue potenzialità". 


Il presidente Richetti, tra le figure più significative nella costruzione della Regione Emilia-Romagna, ha ricordato Ermanno Gorrieri, consigliere modenese nella I Legislatura regionale, parlamentare, studioso di problemi sociali, scomparso nel 2004.

 

Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia-Romagna, seduto sullo scranno più alto al fianco del presidente Matteo Richetti, ha ricordato nel suo intervento commemorativo la ‘'grande emozione che avevamo nel mettere piede in questa Aula, consapevoli del grande impegno che dovevamo assumere. Un'emozione che coinvolgeva tutta l'Italia su un tema rilevante che riguardava tutti gli schieramenti ed era al centro del dibattito del Paese per dare vita a una cosa nuova. Non era una semplice questione di aggiustamenti istituzionali, c'era un gran fermento". Fanti ha poi rammentato alcuni passaggi fondamentali della sua presidenza ed ha concluso con un augurio al presidente dell'Assemblea legislativa: ‘'Esprimo l'auspicio che Richetti fra 40 anni ci porti una realtà di un Paese diverso da quello di oggi''.

 

La capogruppo dell'udc, Silvia Noè, si è detta orgogliosa di partecipare ad una giornata memorabile, che testimonia il percorso compiuto dalla Regione non solo in campo istituzionale, ma anche nel suo rapporto con i cittadini. Anche la consigliera si è rifatta al pensiero di don Sturzo nella difesa dell'autonomia dei territori contro politiche accentratrici. "L'Emilia-Romagna - ha detto - è una regione virtuosa, intraprendente, che vanta molte eccellenze (ad esempio è la sesta tra le più forti aree manifatturiere europee); ha però anche criticità che andranno affrontate (tra queste, il più basso tasso di natalità) e sulle quali, attraverso il dialogo tra Giunta ed Assemblea, ma anche fra Governo e Regioni, dovranno trovarsi decisioni condivise".

 

A parere di Monica Donini (fed. sin.), l'impegno degli eletti nell'istituzione regionale è quello di recuperare, attraverso scelte concrete, il senso di profonda appartenenza dei cittadini ad una collettività. Le istituzioni, ha puntualizzato, devono avere la capacità di lavorare su progetti di medio e lungo termine, senza contrapposizioni, ma con obiettivi condivisi e senso di responsabilità. Monica Donini ha inoltre espresso l'auspicio di un federalismo cooperativo, nel quale lo Stato e le Regioni siano capaci di scelte finalizzate a garantire sviluppo economico e democratico della società italiana.

 

"La data del 13 luglio di 40 anni fa - ha detto Giovanni Favia, (mov. 5stelle) - ha indubbiamente rappresentato un passo avanti per la democrazia italiana. Oggi però - ha aggiunto - è opportuno riflettere sullo stato della nostra democrazia. Si tratta di riflettere sul reale rapporto tra l'istituzione Regione e i cittadini, e sulla loro partecipazione alle scelte dell'Ente. Si tratta di vedere in che modo la Regione è capace di rispondere ai bisogni di questa collettività". Giovanni Favia ha concluso citando Alcide De Gasperi: "Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista si preoccupa delle future generazioni".

 

Gian Guido Naldi (sel-verdi) ha ricordato la tensione morale del periodo descritto da Fanti, confermata da un documentario (La febbre del fare) in cui si ricostruisce bene quale fosse il rapporto fra la città di Bologna e i suoi amministratori. Era un'epoca in cui la politica sapeva fare scelte di prospettiva a medio-lungo termine. Oggi, invece, è chiamata ad affrontare una crisi globale che impone un cambiamento di rotta: ambiente e lavoro non possono più essere ridotti a variabili strumentali alla valorizzazione del capitale. Insicurezza e precarietà investono larghe fasce della popolazione, e per i giovani rischiano di non esserci possibilità di uscita: è da qui, ha detto Naldi, che nascono i pericoli per la democrazia. Dopo il '29, è chiaro che da crisi di queste proporzioni si può uscire in modi antitetici; con le sue tradizioni, questa Regione può trovare risposte innovative per salvaguardare la coesione sociale.

 

Secondo Mauro Manfredini (lega nord) in questi 40 anni si è fatta molta strada, ma molta ne resta da fare, perseguendo l'obiettivo dell'autogoverno delle comunità locali. Come punti di riferimento di una battaglia federalista, il consigliere ha citato l'opera di un precursore come Cattaneo, il pensiero di Gianfranco Miglio e l'azione politica di Umberto Bossi. Oggi, una prospettiva che fino a qualche anno fa appariva impossibile, è entrata all'ordine del giorno. Lo Stato centralista ha fallito, il passaggio cruciale diventa quello del federalismo fiscale, per dare piena responsabilità a chi governa sul territorio. Manfredini ha negato ogni credibilità federalista al Pd, che si scandalizza per le richieste di autonomia del popolo romagnolo, e a coloro che sono solo alla ricerca di qualche travestimento per riciclare modelli fallimentari.

 

La consigliera Liana Barbati (idv) ha definito la memoria come un fattore fondamentale per ridefinire, oggi, la missione della politica, da dove veniamo e cosa vogliamo diventare. È sua convinzione che questa Regione abbia davanti un grande futuro. Si sente rafforzata in questo dall'attività che il presidente Errani sta producendo in queste settimane, nei rapporti col governo centrale, mostrando concretamente come le Regioni si pongano il problema dei diritti dei cittadini. La nuova frontiera a cui anche le regioni sono chiamate a concorrere, ha concluso Barbati, è quella dei diritti civili.

 

Ogni momentocelebrativo - ha detto Marco Lombardi (pdl) - richiede di sottolineare più le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono. Le Regioni si sono guadagnate sul campo una certa autorevolezza. E tuttavia molti sono consapevoli del fatto che questo è un momento di autentica rifondazione di questa istituzione, chiamata a rispondere alle polemiche sui costi eccessivi della politica e a dimostrare di sapere esercitare il ruolo per cui nel nuovo Statuto dell'Emilia-Romagna si è inserita l'espressione "Assemblea legislativa". Dunque, si tratta di dimostrare di saper essere legislatori a tutti gli effetti, crescendo in autorevolezza e responsabilità. Un atteggiamento a cui tutti dovrebbero essere conseguenti. Come esempio positivo, Lombardi ha infine rimarcato come dopo le ultime elezioni regionali, la maggioranza che governa il Paese abbia confermato Errani alla presidenza della Conferenza delle Regioni.

 

L'attuazione delle Regioni, nel 1970, concluse una lunga e faticosa transizione istituzionale, ha detto Marco Monari - capogruppo pd. Alla dialettica fra le forze politiche cominciò ad affiancarsi una dialettica istituzionale, ulteriormente rilanciata dalla Riforma del Titolo V della Costituzione. Oggi, la sfida è quella di trovare soluzioni in grado di garantire un federalismo solidale, razionalizzando i servizi e controllando la spesa. Servono il coraggio dell'innovazione, la volontà di non far prevalere gli egoismi territoriali e soprattutto una forte unità d'intenti fra le istituzioni (il livello statale, quello regionale e locale). È necessaria un'autoriforma della politica, ha concluso Monari, perché mai come oggi l'utilità della politica e delle istituzioni democratiche viene messa alla prova.

 

Federalismo e senso di comunità. Sono questi i due valori e quindi gli obbiettivi da perseguire, secondo il presidente Vasco Errani, se si vuole ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni. Rifacendosi alla spinta ideale dei suoi predecessori, il presidente Errani ha ammesso che sono stati fatti passi importanti, ma che oggi tutto questo non basta. ‘'Siamo di fronte alla necessità di andare oltre - ha detto -. Serve una sintesi culturale a cui devono tendere i diversi orientamenti politici, filosofici e religiosi. C'è bisogno di una riforma complessiva che risolva il rapporto tra le realtà locali e la legislazione nazionale. La mancanza di equilibrio attuale crea problemi a entrambe''. Per fare questo, Errani ha indicato tre ricette: l'istituzione della Camera delle autonomie, la riduzione dei parlamentari e il federalismo fiscale.

 

‘'Su questi punti c'è un consenso amplissimo: facciamoli. Non abbiamo più molto tempo da perdere - ha affermato - e non ci è consentito fare errori''. E a livello regionale si deve partire  proprio dall'identità di questa terra che i primi amministratori sono riusciti a delineare e che negli anni ha dato frutti importanti, soprattutto nella capacità di governo. Senso di comunità significa che il fare deve avere una finalità sociale. E' questo il valore su cui noi dobbiamo saper ragionare per riuscire a trovare un filo comune. Cari colleghi, cari costruttori di Regione, voglio provare ad avere la stessa spinta che avete avuto voi per far sì che prevalgano valori unitari e non individualisti'' E, in chiusura, un riferimento forte all'Europa: ‘'L'Europa è la nostra casa. Ne parliamo poco, siamo troppo provinciali. L'Emilia-Romagna vuole e deve essere il motore di questa Europa''

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