REGIONE - Manovra tributaria, il no dell'opposizione: ''Colpisce la classe media''

REGIONE - Manovra tributaria, il no dell'opposizione: ''Colpisce la classe media''

BOLOGNA - Le nuove disposizioni tributarie previste dalla Giunta regionale sono diventate legge. Lo ha deciso l'assemblea regionale dell'Emilia-Romagna votando a maggioranza un progetto di legge (14 no dai banchi dell'opposizione di centro destra, contro i trenta sì dai gruppi di maggioranza). Sono stati respinti gli otto emendamenti presentati dall'opposizione.


In sede di dichiarazione di voto, è intervenuto Gioenzo Renzi (an), che ha stigmatizzato alcuni passaggi della prolusione del Presidente Vasco Errani, in particolare contestando il "risparmio" che avrebbe operato la Regione, dato che la spesa corrente aumenta, e la posizione sul tema immigrazione, dove ci si guarda bene dal tutelare la nostra identità e si utilizza invece una facile demagogia sull'integrazione che funziona solo dove l'identità della comunità ospitante è forte.


Il secondo intervento è stato di Giorgio Dragotto (fi) che ha ribadito la contrarietà di ordine politico sulle manovre nazionale e regionale. In particolare, Dragotto ha contestato il diniego ad esentare dall'aumento delle addizionali le fasce più deboli ed ha stigmatizzato che "certi paladini delle classi deboli" non abbiano combattuto in aula contro un prelievo iniquo. Errani poi - ha detto - non ha risposto alla domanda se questo sia un intervento transitorio e contingente o strutturale.

IL DIBATITO DELLA SEDUTA POMERIDIANA

Per Paolo Zanca (sdi) "è una legge fiscale (la prima dopo nove anni) che servirà a garantire, con coerenza amministrativa, l'impegno triennale di stabilita con il Governo in materia di sanità. Una leva fiscale, quindi, giusta per quanto riguarda la salvaguardia del nostro welfare, ma che risulta, però, annebbiata nella parte riguardante gli investimenti nelle infrastrutture". A parere di Zanca "non c'è stato uno sforzo adeguato per favorire questo settore, fondamentale per l'economia del nostro territorio". A questo proposito, l'esponente dei socialisti democratici, nel rilevare l'importanza del passante nord per la città di Bologna, ha auspicato "un impegno chiaro e certo da parte della Giunta regionale".


"Un provvedimento non equilibrato che - ha detto Luigi Francesconi (fi) - colpisce ideologicamente le classi medie ed imprenditoriali. Un atto punitivo che, invece di contribuire ad una giustizia fiscale, perpetua una persecuzione per chi produce, senza apportare alcun taglio alla spesa pubblica. Per quanto riguarda, invece, lo sviluppo economico della nostra regione - ha concluso l'esponente azzurro - vengono attivati solo rappezzi, senza alcun obiettivo e programma".


Per Giorgio Dragotto (fi) "è una manovra che non coglie l'obiettivo di contenimento della spesa, non compie scelte rigorose e, ancora una volta, colpisce e penalizza le imprese produttive (Dragotto ha anche criticato "la mancanza di sgravi fiscali per le imprese e per i settori produttivi in difficoltà") e, in particolare, tutti i cittadini emiliano-romagnoli. A questo proposito, l'esponente azzurro ha presentato un emendamento al fine di "non applicare l'aumento dell'addizionale IRPEF ai redditi sotto i 25 mila euro".


L'intervento sulle tasse è l'unico modo che gli "eredi del defunto cattocomunismo" conoscono per amministrare, ma anche per "colpire indiscriminatamente il loro vero nemico, ossia il ceto medio". Lo ha detto Mauro Manfredini (lega nord), evidenziando che questa proposta è nel filone della manovra finanziaria nazionale, una manovra che è contro il Nord, con "interventi contro le imprese ed i settori collegati al sistema produttivo" ma anche contro le famiglie. Anzi, "segna la fine del rilancio della famiglia quale nucleo fondamentale della società", mentre la vessa con nuovi carichi impositivi. Ogni famiglia italiana, tra aggravi fiscali e parafiscali, spenderà infatti in più circa mille e trecento euro, con un aumento della pressione fiscale locale, perché "il Governo nazionale scarica sulla periferia l'incapacità di controllare la spesa a livello statale".


"Coesione sociale e sviluppo economico". Questi i due filoni alla base della manovra tributaria della Regione a parere di Daniele Manca (ds), che ha evidenziato più volte la necessità di rimotivare la società ad una nuova coesione sociale per contrastare l'idea della cultura neo liberista, che si accompagna ad una caduta dell'interesse pubblico. Questa manovra fiscale, attraverso una maggiore imposizione, cerca quindi di indirizzare nuove risorse al sostegno della famiglia ed ai servizi sanitari, garantendo a tutti il diritto alla salute. Il maggiore prelievo non serve quindi a risanare un debito della sanità, ma a correggere il sottodimensionamento delle risorse trasferite dallo Stato alle Regioni ed a rispondere alla richiesta di maggiori servizi. Scelte non demagogiche quindi ma concrete, che sottostanno ad un progetto politico e che sono finalizzate ad elevare la qualità della vita in questa regione.


"Questa manovra l'abbiamo voluta - ha detto Daniela Guerra (verdi) - auspicando l'autonomia fiscale delle Regioni, che non è sempre facile da gestire. Non si fa infatti a cuor leggero la modifica di Irap ed Irpef, ma con una assunzione di responsabilità da parte di tutti i componenti della maggioranza. Si tratta quindi di una manovra decisa insieme, che si propone di mantenere alta la qualità dei servizi ai cittadini e di sostenere il tessuto economico, attraverso l'aggiustamento delle aliquote sulla base di una logica di solidarietà contributiva. Abbiamo chiesto uno sforzo ai settori economici più competitivi ed ai cittadini con più possibilità, ma contestualmente è indispensabile un intervento contro l'evasione. Come maggioranza poi dovremo chiarirci le idee su come spendere queste risorse, soprattutto quelle rivolte alle imprese ed alle infrastrutture, "escludendo quelle stradali".


Per non ripetere i tanti aspetti critici già evidenziati dai consiglieri di centro-destra, Silvia Noè udc) ha preferito limitarsi a una sola considerazione, senza mettere in discussione le finalità della manovra presentata dalla Giunta, ma le modalità con cui si intendono reperire le risorse: la Giunta non doveva mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ma dare il buon esempio riducendo le spese (per esempio smobilizzare alcune delle partecipazioni della Regione).


Il capogruppo della Lega Nord, Maurizio Parma, ha voluto ribadire un dato di fatto: la Finanziaria 2007, approvata a colpi di fiducia e maxi-emendamenti, riduce i trasferimenti a enti locali e Regioni. Si tratta di una serie di misure vessatorie nei confronti della parte più produttiva del Paese, finalizzate a dare vita a un nuovo assistenzialismo. L'aggravante è che si spaccia per autonomia fiscale la possibilità di imporre nuove tasse regionali o aumentare quelle che già ci sono. E si vorrebbero nascondere gli effetti di questi nuovi balzelli regionali sui consumatori emiliano-romagnoli.

L'INTERVENTO DELLA GIUNTA - ASSESSORE DELBONO E PRESIDENTE ERRANI

Nella sua breve replica, l'assessore Flavio Delbono ha ricordato che un risparmio sulla spesa corrente della Regione c'è stato (circa il 2,5% rispetto all'anno precedente), in un trend che procede da diversi anni e che è particolarmente evidente nel caso delle consulenze. L'assessore ha poi difeso i criteri di ripartizione dell'IRAP, negando vi sia alcun automatismo sulle tariffe a carico dei consumatori; quanto alla cosiddetta addizionale IRPEF, all'assessore risulta che 13 delle 15 Regioni a statuto ordinario stiano procedendo in questo senso. Per le entrate complessive non è possibile andare oltre certe stime prudenziali, perché sia sull'IRAP che sull'IRPEF sono cambiati i parametri a livello nazionale.


"Ciò che stiamo facendo è una scelta di governo responsabile con grande impegno della maggioranza, tesa ad affrontare i problemi della nostra comunità e rappresenta un salto in avanti della nostra Regione". È quanto ha affermato il Presidente della Giunta Vasco Errani, a conclusione del dibattito generale sul provvedimento, evidenziando che in questi anni la Regione non ha utilizzato la leva dell'addizionale regionale, mentre si è avuta un progressiva e significativa riduzione dei trasferimenti nazionali.

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"In Emilia-Romagna - ha detto - sono aumentati i servizi alla persona e alle famiglie e i servizi sanitari, e nel contempo è cresciuto l'impegno nella politica degli investimenti. Ciò è avvenuto perché c'è stato un governo della spesa corrente che ha liberato risorse." Tuttavia, ha puntualizzato il Presidente Errani, "anche se la nostra Regione, meglio di altre, ha retto la crisi economica (abbiamo il reddito pro capite più alto d'Italia e la crescita più elevata della quota parte di export), ci siamo posti il problema che l'andamento positivo non è di per sé in grado di garantirci nella qualità dello sviluppo che dobbiamo affrontare, principalmente rispetto a tre questioni che rappresentano la sfida dei prossimi anni: la questione demografica con il problema emergente della non autosufficienza, quella dell'immigrazione e il tema della conoscenza". "Non riteniamo di poter rinunciare a queste scelte strategiche - ha quindi concluso Errani - e vogliamo fare in modo che ci sia un salto di qualità."

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