Regione Romagna, Pedulli (Pd): "La Lega Nord azzera il Mar"

Regione Romagna, Pedulli (Pd): "La Lega Nord azzera il Mar"

I sostenitori della separazione della Romagna dall'Emilia, non demordono. Intervengono sincronizzati con tenacia, per ripetere la loro tesi. C'è un aspetto, però, che stupisce. Non parlano mai dell'iniziativa annunciata dall'0n. Pini. Viene il sospetto che questo silenzio copra una qualche preoccupazione. E' abbastanza chiaro, infatti, che qualora il proclama di Pini (Bossi e Calderoli, i due ministri di riferimento, sono d'accordo con lui e fra due anni si vota) fosse vuoto, il capitolo Regione Romagna sarebbe definitivamente chiuso.

 

Che cosa prevede l'On. Pini, con la sua proposta di legge costituzionale? La n. 176, presentata già nel lontano 29 aprile 2008 e, dopo oltre due anni, appena assegnata alla I Commissione Affari Costituzionali della Camera.

 

L'art. 1 stabilisce l'istituzione, "in deroga dall'art. 132 della Costituzione", della Regione Romagna. E ne definisce gli ipotetici confini "embrionali", come scrive Pini nella relazione di accompagnamento. In particolare è scritto che "Il territorio della Regione Romagna comprende i comuni inclusi nelle province di Forlì-Cesena, di Ravenna e di Rimini, nonché i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice , Imola e Mordano, della provincia di Bologna.

 

Con l'art. 2 viene modificato l'elenco delle regioni stabilito dall'art. 131 della Costituzione, inserendovi formalmente la Romagna. L'art. 3 prevede che entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge costituzionale, i comuni limitrofi a quelli elencati nell'art. 1, possano chiedere di essere aggregati alla Regione Romagna. La relativa richiesta deve essere approvata con Referendum dalle popolazioni interessate, di questi comuni.

 

Quindi non è previsto alcun Referendum sulla Regione Romagna, qualora la legge costituzionale ottenga i 2/3 dei voti del Parlamento. In caso contrario, il Referendum è obbligatorio e vincolante e se non viene modificata la legge che lo regola, è previsto che votino tutti gli italiani e non solo i romagnoli. Mi sembra un po' complicato. La strada indicata dalla Costituzione vigente, quella teoricamente sempre richiamata dal Mar, è sostituita con un'altra, imposta dall'alto.

 

La parola, quindi, passa al Parlamento? L'interrogativo non è posto a caso, in quanto appare piuttosto azzardato, allo stato delle cose nella politica e di fronte alla drammatica crisi del Paese, ritenere che venga concessa una corsia preferenziale ad una proposta di modifica costituzionale di tale fattura. Se venisse calendarizzata comunque, con l'abituale forza del ricatto leghista, considerate le tante spinte esistenti in altre parti d'Italia (le più recenti nel Lazio), si scatenerebbe un localismo che riguarderebbe più regioni, rendendo ancora più complicato il suo iter. E per evitare il Referendum nazionale, sarebbe necessaria una convergenza larga, allo stato delle cose non prevedibile.

 

L'iniziativa della Lega Nord, azzera completamente quella del Mar. Modifica i termini del dibattito e rende politicamente insignificanti, per incongruenza con le procedure in atto, gli ordini del giorno richiesti ai consigli comunali. A questo punto, l'onere della prova tocca alla Lega Nord. Informi periodicamente l'opinione pubblica dei tempi di avanzamento della sua iniziativa.  Fino ad allora, con altre carte in tavola, la discussione appare accademica e buona solo per la polemica politica.

 

Giuliano Pedulli (Pd)

 

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