Regione Romagna, Pedulli (Pd): "No a messaggi illusori"

Regione Romagna, Pedulli (Pd): "No a messaggi illusori"

E' ripartita la campagna sulla Regione Romagna. Un appuntamento fisso di ogni tornata elettorale. Da molto tempo, ben prima della nascita della Lega Nord. Come esponente del Pd, non vedo ostacoli a parlarne senza remore. Procedo per punti.

 

1 - Il referendum si può fare. Lo dice l'art. 132 della Costituzione. Se lo si vuole attuare con quella procedura, personalmente mi batterò perché venga indetto. La verità, invece, è che chi parla di referendum, lo fa col trucco, perché lavora per una procedura semplificata diversa da quella prevista dalla Costituzione. Quindi, vuole dare le carte a modo suo.

 

2 - I motivi ideologici, l'attacco alla sinistra, sono una delle molle dei sostenitori della secessione. Ma gli aspetti più preoccupanti, sono quelli che riguardano l'emergere degli egoismi, l'esaltazione della frantumazione e della frammentazione territoriale e sociale, dell'isolamento e della rottura della coesione sociale delle comunità, sotto il vessillo di "padroni a casa nostra". Se la sinistra pensasse al proprio tornaconto, e non a quello del bene comune, sposerebbe la causa, certa di conquistare il governo della nuova Regione e tanti nuovi consiglieri regionali.

 

3 - La spinta secessionista, se avesse uno sbocco anticostituzionale, alimenterebbe il rischio, molto concreto, della proliferazione di analoghi fenomeni in altre parti del Paese.

 

4 - La nostra identità ci è cara e appartiene, più che ad altri, a quelle forze riformiste che dal Risorgimento e dall'Unità d'Italia l'hanno vissuta e la vivono saldamente, senza bisogno di certificarla con atti amministrativi e rinchiuderla in confini.

 

5 - Nessun esponente dei partiti di centro-destra, sostenitori della secessione, ha fin qui fornito elementi e idee utili a dimostrarne concretamente i vantaggi.

 

6 - Il richiamo alla vicenda molisana del primo dopoguerra, è improprio e offensivo nei confronti della realtà romagnola di oggi. L'unità politica che lì si realizzò, ebbe un'unica matrice: l'assistenzialismo pubblico. Dopo tanti anni, l'esperienza ha dimostrato che il Molise è rimasto indietro e l'Abruzzo ha fatto qualche passo in avanti. Oggi sono molti i molisani che vorrebbero unirsi ad altri per affrontare meglio i loro problemi.

 

7 - Una nuova Regione, ha un costo certo per la collettività, fatto soprattutto di spesa pubblica. Non è possibile far credere che i nuovi enti nascano da una costola di quelli esistenti nella Regione unica.

 

8 - Una Regione piccola, se non gode del privilegio dello statuto speciale, non potrà mai avere maggiori risorse rispetto a quelle oggi destinate al suo territorio, poiché le disparità esistenti nella produzione del reddito, la penalizzeranno. Ma avrà minori opportunità per gli investimenti e per lo sviluppo.

 

9 - Sono fantasiose le tesi circa le maggiori possibilità che si avrebbero per affrontare diversamente le questioni delle fiere, degli aeroporti, dell'Università. Il ruolo della Regione è sicuramente importante, ma non è esclusivo. Contano di più le potenzialità di tutto un territorio e le volontà locali di fare sistema.

 

10 - Il mondo delle imprese, non mi pare proprio che tifi molto per il separatismo. Pare che si senta più rassicurato dall'avere come interlocutore un soggetto forte come la Regione Emilia-Romagna. Stare sul mercato, per aggredire la competizione internazionale, non vuol dire trovare la soluzione in ristretti confini amministrativi. Ci vogliono politiche di alto profilo: per la ricerca e l'innovazione, per l'internazionalizzazione, per le politiche relative al mercato del lavoro, per il credito,  per la valorizzazione dei vari territori. Con grande pragmatismo, sa che tutto ciò si ottiene meglio se si sta insieme e non se ci si divide, perché oggi "piccolo è bello", non porta da nessuna parte.

 

11 - Con la Regione unita, dal dopoguerra ad oggi si è passati da una condizione di arretratezza estrema a quella di vivere in una delle Regioni più sviluppate e dinamiche d'Europa. E al suo interno, nell'ultimo decennio la Romagna ha recuperato posizioni ed è cresciuta di più rispetto al resto della regione. I dati sul Bil (Benessere interno lordo), sono lì a dircelo. In Romagna, quindi, ci sono le potenzialità per competere senza alcun complesso d'inferiorità, dentro un sistema regionale unico e forte.

 

12 - Non lo considero il problema principale, ma c'è anche quello di sceglierne, in armonia, il capoluogo.

 

13 - Non condivido nemmeno l'alternativa della Provincia unica della Romagna. La trovo irrealizzabile e di scarsa efficacia. E' più utile impegnarsi nella realizzazione di un vero Sistema Metropolitano Romagnolo e di Area Vasta, nel quale i segni che già si sono dati per politiche comuni, abbiano un ulteriore sviluppo. L'unità sugli obiettivi, selezionandoli per le peculiarità di ciascun territorio, e la volontà comune di realizzarli, è la strada maestra da seguire.

 

Voler bene ai romagnoli, e alle generazioni future, vuol dire impegnarsi per renderli sempre più protagonisti della sfida globale e non ingannarli con messaggi illusori.

 

Giuliano Pedulli

Consigliere regionale Pd

Commenti (5)

  • Avatar anonimo di simy
    simy

    ecco il paladino della grammatica davidino che ci illumina con le sue tesi da "lumi d'oro"...grazie a te ora saremo persone migliori..oh uomo illuminato..adesso usreò anch'io tante belle parole come fai tu!

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Se queste sono le argomentazioni contro, beh, è assai facile replicare, e lascio tale compito a chi di dovere . Cito solo il passaggio ove Pedulli attribuisce all'Emilia il merito dello sviluppo dei territori romagnoli. Qui siamo al controsenso, cosa ha fatto la Regione per sviluppare i nostri territori? Penso allo sviluppo del turismo della Riviera, allo stato palesemente penalizzante delle strade e ferrovie. Ma come si fa a dire queste cose, Pedulli? Qualcuno ha in mente un'iniziativa culturale patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna da noi? Quello che fa lo concentra quasi esclusivamente a Bologna, è incontestabile. La Romagna è stata la gallina dalle uova d'oro per Bologna, chi nel 2010 ancora lo nega rischia di fare una figura patetica. Il Partito Democratico, per mezzo dei suoi rappresentanti che all'unisono si prodigano per sminuire (e persino ridicolizzare questo problema, come fa Balzani), non fa una bella figura: possibile che in quel partito nessuno la pensi diversamente? Boh.

  • Avatar anonimo di simy
    simy

    mi sono piaciute le parole di peduli,condivido tutto! imperialismo sovietico...ma bene abbiamo un professore di storia...ahahahaha

  • Avatar anonimo di kelevra
    kelevra

    Ammetto che Pedulli non sia proprio disinteressato e obbiettivo,ma non vorrei che passasse un messaggio sbagliato per colpa sua. Pedulli o non Pedulli,la regione Romagna è inutile. 980.000 persone non hanno il potere di 4.000.000,soprattutto se si staccano da una realtà coesa ed economicamente affermata come l'Emilia Romagna. E' inutile continuare con questi localismi,anche perchè poi vorrei vedere quale lotta fratricida genererebbe la scelta del capoluogo di regione...Forlì o Ravenna?Forlì la provincia con più abitanti o Ravenna la ricca di storia? Ma poi sinceramente non capisco quale sia il problema...le forze politiche che hanno sposato le idee del Mar sono state battute politicamente,datevi una calmata perchè rischiate solo di far la figura dei bifolchi campagnoli e provinciali,ancora di più di quanto già non siamo.

  • Avatar anonimo di benpensante
    benpensante

    Che paura ha Pedulli,di perdere il potere? Tutta l'Europa è migliorata dal dopoguerra ad oggi,ci mancherebbe!Parla di sfida globale ma forse non sa cosa è,sicuramente non legge gli articoli di politici avanzati ed economisti che stanno ammonendo sulla globalizzazione per tornare al particolare,laddove è logico tornanrvi,come ad esempio nella regione Romagna.Il molise forse non ha guadagnato dalla scissione dall'Abruzzo (e cosi pure l'Abruzzo) stessa cosa per Friuli e Veneto. Le scuse dei politici sono veramente scuse dettate dall'input bolognese di lasciare le cose cosi come stanno ,per non rischiare di perdere ,politicamente,una parte della Regione.Ma si è reso conto il sig.Pedulli chese non al prossimo ,al giro elettorale successivo ,corre il rischi di non essere ,il suo partito,piu' a capo di questa Regione Emilia Romagna.Cero che la visione prospettica ha sempre difettato nei succubi dell'imperialismo sovietico !

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -