REGIONE - Via libera a legge a tutela dei carcerati

REGIONE - Via libera a legge a tutela dei carcerati

BOLOGNA - L'Assemblea ha approvato un progetto di legge che prevede "Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della regione Emilia-Romagna", presentato dai gruppi pd (primo firmatario e relatore in aula Gianluca Borghi), sd, pdci, idv, sdi e prc. Hanno votato a favore pd, prc, pdci, sd e sdi; contrari gdl, an e lega nord. Si sono astenuti fi e per l'e-r. Illustrando il provvedimento, il relatore Gian Luca Borghi (pd) ha sottolineato, fra l'altro, che esso si pone in piena continuità con la tradizione di impegno della Regione a favore delle persone private della libertà personale, intervenendo in tutti i settori che sono già stati oggetto di precedenti intese con lo Stato: tutela della salute, attività socio-educative, sostegno alle donne detenute, istruzione e formazione professionale dei carcerati; formazione professionale degli operatori penitenziari, prestazione di attività lavorativa da parte dei detenuti.


Tutti gli interventi, ha aggiunto Borghi, sono disciplinati nel rispetto del riparto di competenze fra gli organi statali e quelli locali, con una continua attenzione nei confronti del ruolo svolto dalle associazioni di volontariato. Viene inoltre istituita la figura del Garante regionale, con il compito di contribuire a garantire, in conformità ai principi costituzionali e nell'ambito delle competenze regionali, i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. Fra le intese con lo Stato, Borghi ha ricordato il primo Protocollo, stipulato nel 1987 con il Ministero della Giustizia all'indomani della legge Gozzini (663/1986), che prevedeva un ulteriore alleggerimento del numero dei detenuti a fronte dell'endemico sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani.


Il primo punto di questa intesa riguardava la "territorializzazione": "l'ente pubblico locale per la prima volta entrava in carcere per garantire due diritti fondamentali: salute e lavoro". Un altro punto di rilievo riguardava la diversificazione tipologica degli istituti presenti, che tuttavia "non si realizzò". Ne è un esempio, ha detto Borghi, la "ricollocazione prevista nel protocollo del 1987 dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia" che "fu fatta in modo inadeguato, poiché questo fu collocato in una struttura di massima sicurezza". In Emilia-Romagna, ha proseguito il relatore, anche grazie a questo accordo, le problematiche penitenziarie hanno sempre visto le forze sociali, il volontariato, la Regione e gli Enti locali impegnati attivamente: attraverso un confronto costruttivo con le strutture decentrate del Ministero e delle Direzioni degli Istituti, si sono attivati percorsi positivi di collaborazione per migliorare l'integrazione sociale delle realtà penitenziarie.


Nel 1998 è poi stato firmato il "Protocollo d'intesa tra il Ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna per il coordinamento degli interventi rivolti ai minori imputati di reato ed agli adulti sottoposti a misure restrittive della libertà", che individuava, a livello territoriale, in modo innovativo, una comune strategia di politiche di integrazione sociale tra adulti e minori in difficoltà e dove si inserivano temi nuovi che rispecchiavano i mutamenti nella realtà carceraria e la maturazione delle attività del territorio rivolte alle carceri. Questo Protocollo, ha sottolineato Borghi, ha prodotto e continua a produrre un insieme di progetti ampiamente condivisi ed ha istituito la Commissione regionale per l'Area penale, che determina gli orientamenti, programma le attività e coordina le iniziative per l'integrazione degli interventi di rispettiva competenza delle Amministrazioni interessate.


Nel 2003, infine, la Regione ha approvato il "Programma finalizzato al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale", che promuove specifici interventi rivolti a persone sottoposte a limitazione della libertà personale. L'attività della Regione, ha concluso Borghi, che ha erogato a questo settore, dal 1995 al 2007 risorse pari a 5,3 milioni di euro, si svolge quindi attualmente in questi ambiti: sportello informativo per detenuti ed attività di mediazione culturale in carcere, miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti, formazione dei carcerati e del personale, sostegno all'attività di volontariato in carcere, mediazione penale e giustizia riparativa, qualità del vitto e "sopravvitto", sostegno alle madri detenute.


E in questo quadro si colloca il progetto di legge in discussione. Insieme alla legge è stato approvato a maggioranza ( contrari an, gdl e lega; astenuti prc, pdci, fi, per l'e-r e sdi ) un ordine del giorno, primo firmatario Gian Luca Borghi (pd), che impegna l'Assemblea legislativa, nell'applicazione della legge, a favorire le più opportune forme di collaborazione e coordinamento tra la Regione e gli Enti locali, anche attraverso l'eventuale stipula di convenzioni, onde evitare duplicazioni di organismi e funzioni nel territorio regionale. Il documento impegna inoltre l'Assemblea a reperire il più possibile all'interno della Regione le competenze necessarie per l'efficace funzionamento dell'ufficio del Garante e a destinare a supporto di questo le strutture regionali già operanti nel settore, e quelle dedicate al supporto ad altri organismi di garanzia quali il Difensore civico e il Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza.

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