Rifiuti, mercoledì 'sciopero dei cassonetti' in Emilia-Romagna

Rifiuti, mercoledì 'sciopero dei cassonetti' in Emilia-Romagna

Rifiuti, mercoledì 'sciopero dei cassonetti' in Emilia-Romagna

Mercoledì in Emilia-Romagna i cassonetti dell'immondizia non verranno svuotati: e' l'effetto della chiamata allo sciopero di circa 4.000 lavoratori di Hera, Enia ed altre aziende di igiene ambientale pubbliche e private. E' previsto anche, a Bologna, un presidio sotto la sede dell'assessorato regionale all'Ambiente (dalle 10) in via dei Mille. Al centro della vertenza (promossa da Fp-Cgil, Fit-Cis,l Uiltrasporti e Fiadel-Cisal) c'e' la contrarieta' all'articolo 15 del decreto legislativo 135/2009 sulla riforma dei servizi pubblici locali.

 

O meglio, il fatto che "dalla liberalizzazione si passa ad una privatizzazione", lanciano l'allarme Giuliano Gobbi (Fp) e Angela Temperato (Fit) puntando il dito contro il "silenzio assordante" della Regione e dei sindaci dei Comuni soci delle due grandi multiutility dell'Emilia-Romagna, Hera ed Enia.

 

Perche', prima ancora che un contraccolpo occupazionale (comunque atteso in termini di maggiore precarieta' e salari piu' bassi), questa "e' una questione di sicurezza e salute dei cittadini", avvertono Cgil e Cisl. A metterle in discussione e' il dlgs quando afferma che negli appalti per i servizi pubblici, come quello per la gestione dei rifiuti, il 40% dell'attivita' deve essere in mano a un privato; oppure quando stabilisce che il controllo pubblico sulle aziende deve scendere e non superare il 30%.

 

Invece, per i sindacati "e' importante avere una gestione unica di tutto il ciclo dei rifiuti: sapere chi li ritira, chi li incenerisce e come"; se si spezzetta la 'catena', "puo' succedere che non si sa piu' cosa arriva e viene bruciato in un inceneritore. Vogliamo una sorta di 'tracciabilita'' dei rifiuti come per l'agroalimentare- esemplifica Gobbi- a garanzia della salute e della sicurezza dei cittadini". 

 

Per arginare gli effetti del decreto legislativo, i sindacati chiedono alla Regione di impugnare la norma con un ricorso alla Corte costituzionale (se si puo') e di varare un regolamento per la gestione dei rifiuti che, appunto, non preveda 'spezzatini' di attivita'. Chiedono anche che gli utili delle ex municipalizzate siano re-investiti nei settori (rifiuti, acqua, ed energia). "E non per fare le rotonde che servono ai Comuni", stigmatizza Gobbi.

 

Tuttavia, "non si capisce perche' i sindaci tacciano su questi temi. Noi non siamo teorici del pubblico a tutti i costi- continua il sindacalista- ma quando ci sono troppi gestori la differenza si vede". E gia' adesso, le quattro sigle lamentano scarsi investimenti sulla raccolta differenziata, "qualita' scadente" dei servizi e tariffe troppo alte. Se passa il dlgs, si teme che le cose possano peggiorare.

Anche per i lavoratori dato che, come spiega Temperato, "non ci saranno piu' le clausole sociali" che garantiscono i dipendenti ai cambi di appalto: le aziende che subentrano, poi, potrebbero applicare contratti diversi. Insomma, risparmiare sul costo della manodopera.

 

A conti fatti, secondo Cgil-Cisl-Uil e Cisal, si rischiano: servizi scadenti e insicuri, maggiore precarieta' e "nessun ritorno ai cittadini" in termini di benefici come riduzioni di tariffe o energia sostenibile. "La Regione e i sindaci dovrebbero incidere di piu' su Hera ed Enia- aggiunge Gobbi- altrimenti per i Comuni queste sono solo aziende-salvadanaio. Ma cosi' non puo' durare. I piani industriali di queste aziende non possono essere solo finanziari, devono anche dire come si gestisce il ciclo di un settore e finche' la Regione e i sindaci non dicono cosa fare le aziende si muovono come vogliono".

 

 

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