Riforma Gelmini, insorge la scuola: "Pedagogia di cassa per fare soldi"

Riforma Gelmini, insorge la scuola: "Pedagogia di cassa per fare soldi"

Riforma Gelmini, insorge la scuola: "Pedagogia di cassa per fare soldi"

Le riforme del ministro Mariastella Gelmini, strenuamente difese dal capo del Governo, Silvio Berlusconi, stanno suscitando non poche polemiche anche sul territorio della provincia di Forlì-Cesena. "Pedagogia di cassa", così, Anna Cicognani, segretario generale Cisl Scuola, Forlì-Cesena, definisce la politica del ministero della Pubblica Istruzione, finalizzata "a tirare su soldi". Ciò che preoccupa maggiormente i sindacati è il ritorno al maestro unico.

 

Di altra opinione il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Gian Luigi Spada: "Quella tra insegnate unico e modulo è una diatriba che va avanti da 30 anni, con motivazioni valide da ambedue le parti. Sono convinto che siano gli uomini a dovere gestire in modo corretto le situazioni, questa nuova situazione andrà gestita con intelligenza".

 

Ma i sindacati vedono in questo ritorno un problema, a fronte, anche, di una società cambiata: "Nella scuole primaria - continua la Cicognani - si va ad eliminare un sistema di organizzazione didattica, che dura dal 1990, con 3 insegnanti su 2 classi o 4 su 3, che ha portato alla scuola elementare italiana riconoscimenti a livello internazionale. Ritornare al maestro tuttologo nelle scuole in cui ci sono, ad esempio, sempre più bambini stranieri o portatori di handicap, significa che un insegnate da solo dovrà risolvere tutti i problemi che la scuola di oggi presenta".

 

Di questo mutamento della società parla anche Spada: "Il mutamento della società comporta che un insegnate debba essere bravo nella comunicazioni con i propri alunni e nello stabilire un ponte con le famiglie. Sono convinto da tempo che dipenda dagli uomini utilizzare al meglio le situazioni".

 

Ma cosa succede a livello occupazionale: da 3 insegnanti per 2 classi si passa a 2. Uno resta fuori. "Andrà ad occupare i posti vacanti - spiegano dalla Cisl - ovviamente dove sono disponibili, innescando il meccanismo della mobilità. Vengono così meno le possibilità di assunzioni per i precari e quelle di ottenere supplenze annuali per chi è in graduatoria. In primis si tratta di un problema pedagogico, seguito da quello occupazionale".

 

Disoccupazione intellettuale e funzionalità della scuola: il dirigente dell'Usp, distingue nettamente le due cose: "Se possono andare di pari passo bene, ma in ogni caso per la disoccupazione si daranno risposte con altri sistemi, ad esempio programmi di ricerca. In Italia abbiamo il più basso rapporto tra il numero di alunni e quello di docenti, con l'insegnante unico si rientrerà comunque nelle medie europee".

 

Si parla anche di voti, da quello in condotta, al ritorno ai numeri su compiti e pagelle. "E' importante che i giovani imparino a rendere conto del proprio operato - sottolinea Spada - soprattutto quando i genitori si comportano da avvocati difensori. L'importante è che il voto in condotta non venga utilizzato come un ricatto. Per quanto riguarda i voti, ci sono sempre stati, si tratta solo di indicatori".

 

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Chiara Fabbri

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Lucrecia
    Lucrecia

    Tagliare sulla scuola e sulla cultura è sintomo di regressione, speriamo che i prossimi governi si mettano d'accordo e non si contiunui a fare e disfare riforme su riforme, senza pensarne una organica e conveniente per il bene pubblico! Voti, numeri, giudizi è solo cambiare la forma, ma la sostanza?

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