Rimini, 180 lavoratori stagionali allo sportello anti-sfruttamento

Rimini, 180 lavoratori stagionali allo sportello anti-sfruttamento

Rimini, 180 lavoratori stagionali allo sportello anti-sfruttamento

RIMINI - "Non sono casi isolati di sfruttamento e schiavitù nei lavori stragionali": lo dice l'associazione Rumori sinistri Laboratorio Paz con lo sportello per lavoratori e lavoratrici stagionali, che "proprio in queste ultime ore, restituisce un quadro da bollettino di guerra: lavoratori in nero che si ammalano per l'estrema drammaticità delle condizioni lavorative (monte ore, mansioni svolte, mancanza di giorno di riposo) e si trovano costretti a lavorare ugualmente; infortuni sul lavoro molto gravi non riconosciuti".

 

E ancora: "Continuano i casi, innumerevoli, di lavoratrici romene che pagano i cosiddetti mediatori fino a 1500 euro per avere un posto/contratto di lavoro presso le strutture alberghiere; albergatori che ricoprono anche il ruolo di mediatori (Cesenatico - Villa Marina in particolare) e che trattengono quota dello stipendio delle lavoratrici come compenso per averle assunte (a riguardo è stato depositato un esposto presso la Tenenza della Guardia di Finanza di Cesentatico); lavoratori sbattuti fuori dagli hotel senza preavviso e senza valido motivo, privati quindi dell'alloggio sono costretti a dormire all'aperto".

 

La sportello, itinerante a Cesenatico e quello organizzato a Rimini che riceve su appuntamento tramite la diffusione di volantini informativi, ha già raccolto ed accolto, nell'estate 2010, la testimonianza di 180 lavoratori e lavoratrici, informa una nota. Dai dati non emerge un solo caso di lavoro secondo il Ccnl del turismo e in molti casi si tratta di accordi verbali ovvero contratti che non vengono fatti firmare agli interessati e buste paga che non vengono consegnate.

 

"Sostanzialmente questi lavoratori e lavoratrici non sono a conoscenza della tipologia di contratto che è stato loro applicato, ne sono in grado di sapere se avranno diritto o meno all'indennità di disoccupazione, uno dei pochi baluardi e garanzie a difesa del lavoro stagionale rimasto. L'estensione delle precarietà come condizione di vita e lavoro alimentata dalla crisi economica e dalla necessità di denaro/liquidità immediata stanno creando enormi sacche di soggettività escluse dalla ricchezza che essi stessi producono, ricchezza che non solo non viene ridistribuita agli stessi lavoratori/trici ma all'intero territorio costiero, per rimanere nelle mani dei pochi imprenditori dello sfruttamento".

 

"Apprezziamo lo sforzo della Cgil di Rimini e di Cesena nel cercare di affrontare questa emergenza, ci aspettiamo qualcosa di più nel coinvolgimento ai tavoli territoriali con le associazioni di categoria e le Istituzione anche di realtà come la nostra e di "Schiavi in riviera", realtà che hanno saputo declinare attraverso campagne informative, servizi informativi ai lavoratori/trici stagionali e mobilitazioni nel territorio, la necessità di intervenire in maniera seria ed urgente all'interno di questa situazione allarmante e disarmante. Trovarsi quotidianamente in contatto con lavoratori e lavoratrici che accusano malesseri fisici, patologie determinate dallo stress, dagli abusi e accompagnate da una costante negazione dei diritti basilari di ogni essere umano, ci crea sgomento e indignazione. Il pensiero va ad Eva, la donna e lavoratrice stagionale romena, morta suicida la scorsa estate in circostanze, a nostro avviso, poco chiare".

 

"Le dichiarazione dell'assessore al turismo Gamberini di Rimini, purché condivisibili non sono sufficienti a rispondere a questa emergenza. Gravi invece sono le affermazioni dei Sindaci di Cesenatico, Gatteo Mare, San Mauro e Savignano, atte a sminuire la gravità della situazione e a limitarla a casi sporadici ed isolati, perfettamente in linea con il pensiero del Presidente di A.D.A.C. Barocci. Questo è assolutamente in contrasto con la realtà emersa dall'inizio della stagione estiva, testimoniata dalle varie e diffuse forme di sciopero o protesta presso diverse strutture alberghiere, dagli articoli degli stessi organi di stampa e dai racconti di tanti lavoratori e lavoratrici che si sono recati presso i nostri sportelli o alla Cgil".

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