Rimini: agricoltura, "un nuovo patto con la società"

Rimini: agricoltura, "un nuovo patto con la società"

RIMINI - Rimettere al centro dell'attenzione l'Agricoltura, con nuove regole. "L'economia fatta a colori non ha futuro" ha dichiarato Valter Bezzi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori della provincia di Rimini ai partecipanti alla 5^ Assemblea Annuale di Cia che si è svolta ieri a Rimini. "La nostra agricoltura è fatta di eccellenze che  non ha eguali in Italia - ha sottolineato Bezzi. Ma non sono adeguatamente riconosciute sul mercato locale. Ci sono varie responsabilità: operatori turistici e della ristorazione che rincorrono il basso prezzo anche a scapito della qualità, mondo agricolo spesso incapace di organizzarsi per accorpare l'offerta garantendo quantità e qualità al giusto prezzo, amministrazione pubbliche locali incapaci di coniugare ospitalità e territorio costruendo quello che oggi si chiamerebbe un sistema economico sinergico di turismo-servizi-artigianato-agricoltura".

 

Giunto alla vigilia di un possibile terzo mandato quadriennale alla guida di Cia Rimini, Valter Bezzi dai temi locali a quelli nazionali offre ai partecipanti una relazione a tutto campo proponendo, con azioni concrete, un cammino certamente complicato e impegnativo, ma possibile. La sfida è costruire un futuro migliore per l'intero territorio. A partire dall'Agricoltura, appunto. Presenti in sala ed intervenuti al dibattito il presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali e il segretario generale della Camera di Commercio di Rimini, Maurizio Temeroli.

 

La questione fondamentale per Stefano Vitali "è che la concertazione avvenga in maniera unitaria, integrale, perché a rischio c'è il futuro non solo per i più deboli, ma per tutti. L'agricoltura vive da molti anni periodi critici - riconosce il presidente della Provincia - e il momento attuale rende davvero difficile non affrontare con la massima serietà i problemi di una parte così importante della nostra economia.  La vostra organizzazione pone un forte accento sulle forme di aggregazione fra le imprese come possibile via d'uscita dalla crisi. L'amministrazione provinciale condivide questo argomento e, in questo contesto, è impegnata nella valutazione delle richieste presentate alla Regione sui progetti di filiera."

 

Intervenendo sul nuovo assetto della Provincia di Rimini, Valter Bezzi ha ricordato come Cia-Rimini sia molto impegnata, nei confronti delle imprese di quel territorio per non far pagare un prezzo troppo alto nel cambiamento di norme e procedure tra le due regioni. "Per questo in Regione abbiamo chiesto all'Assessore Rabboni garanzie sull'adeguatezza dei tempi nell'applicazione della legislazione agricola emiliano-romagnola ed abbiamo avviato una costruttiva collaborazione con la Cia di Pesaro che vede per il momento quella struttura mantenere il presidio territoriale con il nostro affiancamento per quanto riguarda i rapporti istituzionali l'agricoltura di montagna, fatta prima di tutto di valori che nella società urbana vanno scemando quali il lavoro, la tenacia nel perseguire gli obiettivi, la voglia di costruire realtà durature contro il tutto e subito. In secondo luogo le produzioni agricole tipiche della montagna, che integrano perfettamente quelle di collina e di pianura, come carne e latte per un rilancio complessivo della zootecnia riminese ormai ridotta al lumicino, tartufo e formaggio di fossa che aumentano nei volumi provinciali, i prodotti del sottobosco e più in generale la silvicoltura oggi pressoché assente nel riminese, gli agriturismi che guidano l'ospite in un paesaggio tra i più incantevoli d'Italia" ha specificato Bezzi.

 

Servono nuove regole e un rinnovato patto con la società. "Per dirla con uno slogan - ha detto il Direttore di Cia Rimini, Paola Pula - al centro dell'azione della Cia ci sono gli agricoltori, il prodotto, il territorio. Per questo la lettura che diamo del nuovo patto con la società è quella di operare per rendere più credibile la rappresentanza agricola attraverso un percorso, il più possibile unitario, che porti a rafforzare la capacità progettuale e il peso politico dell'agricoltura. Più agricoltura significa: più produzione, per corrispondere nelle quantità, nella qualità, nel tempo e nello spazio alla domanda alimentare; più innovazione, per rendere l'obiettivo dell'incremento della produttività coerente con il vincolo delle risorse limitate, acqua ed energia,  e con gli effetti dei cambiamenti climatici; più sistema, per favorire in condizioni eque, l'accesso al mercato dei prodotti agricoli".

 

"Sul tema  dell'integrazione tra le aziende della filiera agricola - dice Maurizio Temeroli - se ne parla da tempo e si sono fatti tanti passi avanti. Credo sia quanto mai opportuna e conveniente, non solo per gli agricoltori ma anche per tutti gli altri settori. Questa è la novità assoluta rispetto al passato. L'agricoltura ha un importanza enorme.  Il dialogo diretto con i consumatori, pur non essendo un'idea nuova, è vincente. Come lo sarà, per il futuro del territorio, l'integrazione dei sette comuni dell'alta Valmarecchia che sta creando, nel breve, non pochi problemi ma in prospettiva offre grandi opportunità".

 

"Si può uscire dalla crisi - ha aggiunto Bezzi - soltanto con una buona capacità d'innovazione, di apertura del mondo agricolo alla società e di compattezza delle rappresentanze, che in assenza della organizzazione maggioritaria deve vederci disponibili a costruire alleanze che vadano nell'ottica della semplificazione e dell'efficienza avendo sempre a cuore gli interessi dell'impresa che deve restare l'elemento centrale della nostra azione."

 

Il nodo principale è nel rapporto con la Grande Distribuzione Organizzata - Gdo. "Il settanta per cento delle derrate alimentari è movimentato dalla Gdo che si muove complessivamente avvalendosi di un'unica piattaforma di acquisto che impone il prezzo, trasferendo sulla produzione qualunque disallineamento tra domanda e offerta quando non utilizza i prodotti di qualità italiani come offerte civetta, vedi parmigiano-reggiano, disarticolando il mercato e generando il massimo di confusione tra produzione e consumo" ha dichiarato Valter Bezzi.

 

Sulle questioni inerenti al reddito e i cambiamenti avvenuti nella società e nell'economia locale Valter Bezzi ha potuto specificare che "la Cia riminese ha intrapreso e sta sviluppando per offrire maggiori opportunità alle nostre aziende, ma anche per organizzarle meglio, consapevoli che, senza una buona aggregazione dell'offerta, non si aggredisce nemmeno il mercato di prossimità".

 

Specifiche considerazioni anche sul tema della viticoltura.  "Da tempo poniamo l'interrogativo di quale possa essere il futuro della maggioranza delle aziende viticole del nostro territorio: cominciano a essere consistenti le domande di espianto. La Cia di Rimini da qualche tempo ha indicato una strada, unitaria, di liquidazioni differenziate per resa-ettaro, della qualità delle produzioni territoriali, di ricerca di patners affidabili che condividano tali obiettivi produttivi: diversamente quale altra coltura di pregio alternativa permetterà alle nostre colline di mantenere l'attuale assetto paesaggistico, idrogeologico, in una parola l'attuale bellezza?"

 

 

La dimensione della crisi in Italia.

 

 "La dimensione della crisi dell'agricoltura è tutta italiana - ha ricordato Bezzi. Alla diminuzione del reddito dei nostri produttori corrisponde nello stesso periodo 2000-2008 un andamento reddituale del +33% in Germania e nel Regno Unito, +5,3% in Spagna, +5.6% in Francia, mentre, nel 2009, una performance peggiore della nostra in Europa è stata conseguita soltanto dall'Ungheria.". Per il presedente Valter Bezzi sono stati assolutamente insufficienti gli interventi fino ad oggi effettuati a livello centrale. "A fronte di una situazione drammatica per tante nostre imprese a rischio chiusura, il nostro governo si è limitato al finanziamento del Fondo di solidarietà e l'esenzione ICI per i fabbricati rurali, lasciando al decreto "mille proroghe", ancora non approvato, tutti provvedimenti da ordinaria routine ma che ci sono costati un anno di mobilitazione, quando la Francia ha stanziato un miliardo di euro, la Germania 700 milioni sotto forma di defiscalizzazioni e provvedimenti straordinari. A livello nazionale una ritrovata unità d'intenti, permetterebbe innanzi tutto lo svolgersi della Conferenza Nazionale dell'Agricoltura -chiesta dalla Cia entro il 2010- in previsione  di scadenze importanti quali la riforma della Pac e del bilancio dell'Unione Europea, così come avvenne nel 1961, in uscita dalla mezzadria si doveva ridefinire il ruolo del settore primario nell'economia italiana, e nel 1978 quando le parole d'ordine furono Dalla quantità alla qualità. Si tratta di una svolta indispensabile per rilanciare l'agricoltura, settore di cui il nostro paese non può fare a meno per le sue particolarità  morfologiche e per la sua cultura, la sua storia, per la sua capacità attrattiva: alla domanda di alimenti si sono aggiunte nuove attese quali l'occupazione, la qualità e la protezione dell'ambiente e un equilibrato sviluppo territoriale".

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