Rimini, alla Fiera del Packaging parola alle grandi aziende

Rimini, alla Fiera del Packaging parola alle grandi aziende

RIMINI - Il packaging (la confezione, l'imballaggio, il contenitore) di un prodotto va concepito pensandolo nel suo intero ciclo di vita, ossia dalla creazione allo smaltimento. Solo così si progetterà con quelle caratteristiche vincenti sul mercato internazionale di oggi e, soprattutto, di domani, che sono innovazione, funzionalità, sicurezza, attrattiva, eco-compatibilità e costo contenuto.

 

L'esigenza è emersa ieri pomeriggio a PACKOLOGY (Salone delle tecnologie per il packaging e il processing che si svolge a Rimini Fiera fino a venerdì 11 giugno) in un dibattito tra operatori della "filiera" che si sono confrontati sul futuro del comparto, la tracciabilità dell'imballaggio e i prodotti a chilometro zero.

 

L'incontro, voluto da Rimini Fiera e UCIMA, l'unione dei costruttori di macchine per il confezionamento e l'imballaggio, aveva per titolo "Le packaging technologies nella catena del valore dal produttore al consumatore". Moderato dal caporedattore del TG5, Maurizio Amoroso,  ha visto succedersi gli interventi di: Giovanni Caffarelli, Presidente UCIMA, Remo Girardini, Production Operations Director GLAXOSMITHKLINE Manufacturing, Roy van Heesen, Global Supply Chain Packaging Technology Manager UNILEVER, Giuliano Poletti, Presidente LEGACOOP, Daniele Tirelli, Presidente POPAI Italia, The Global Association for marketing at retail.

 

Dalla tavola rotonda è emerso che, per realizzare quello che si può definire un "packaging all'avanguardia", è auspicabile la collaborazione, o quanto meno l'interazione in termini di competenza, esperienza e creatività, di tutti gli attori della filiera (progettisti, produttori di materiali, costruttori di macchine, distributori e persino consumatori finali). Sintetizzando il concetto in poche parole: occorre diffondere una cultura del packaging.

 

Caffarelli ha esordito: "Non si può costruire macchine per il packaging senza tenere conto delle esigenze del cliente. E questa è la forza dell'industria italiana nel mondo, che è aggiornata e vanta personale istruito. L'alta percentuale di personalizzazione delle macchine prodotte ci distingue da altri settori industriali. Il futuro va in questo senso: macchine sempre più semplici, con ausilio facile e non troppo costose. Il contributo dei costruttori sul discorso tracciabilità è molto forte, con particolare riferimento al settore alimentare, farmaceutico e cosmetico. Tuttavia il problema non si risolve se non si forma e s'informa anche il consumatore". Sul fronte dell'impatto ambientale? "Ci stiamo attivando per l'adozione di macchine a motore elettrico sempre più efficienti".

 

Girardini ha proseguito: "La missione del settore farmaceutico è "efficacia e sicurezza del prodotto". Ma oggi abbiamo anche bisogno di innovazione per ridurre i costi. Ci stanno infatti incalzando i produttori di altri mercati con regole diverse  e prezzi inferiori. Per poter competere con loro, mantenendo la qualità, chiediamo una riduzione delle spese anche al packaging. Sulla tracciabilità e sull'anticontraffazione stiamo spendendo tanti soldi: il bollino già esiste da noi, come in Francia e Belgio e si sta estendendo ad altri membri dell'UE. L'Italia in questo senso è messa bene. In un'ottica di minor impatto ambientale, GLAXOSMITHKLINE ha dislocato centri di eccellenza per il mondo. E lo stabilimento di Verona, che distribuisce antibiotici in tutto il globo, per ridurre i costi di trasporto e l'impatto ambientale ha scelto di effettuare le forniture attraverso navi, con un progetto battezzato Colombo".

 

van Heesen ha ricordato che "per UNILEVER gli imballaggi devono rispettare l'ambiente, il verde e ridurre l'emissione di CO2 nell'atmosfera. Con questa mentalità ci poniamo nei confronti del packaging, dalla produzione all'utente finale. A UNILEVER sono i consumatori che ci guidano affinché il packaging sia performante, giusto, piacevole, vada dritto allo scopo: facile per una vita facile. E' importante raggiungere il giusto equilibrio tra l'esigenza di creare una confezione a prova di manomissione e, allo stesso tempo, facile da utilizzare. Il packaging nei vari comparti merceologici deve essere visto come qualcosa che possa aggiungere valore al prodotto, ed è per questa finalità che è importante il rapporto tra tutti gli attori della catena del valore. Sul tema del "chilometro zero" credo occorra progettare prevedendo un packaging "dalla culla alla tomba" ed effettuando l'analisi dell'impatto ambientale prima di progettare e lanciare il prodotto stesso".

 

Poletti ha sottolineato le esigenze dei consumatori, " che stanno diventando sempre più consapevoli e quindi dobbiamo porci il problema di dare al packaging qualcosa in più dell'indispensabile, un'utilità ulteriore: un vasetto, ad esempio, può essere pensato anche come qualcosa con cui si può giocare, come materiale da recuperare o come vaso per coltivare un fiore. Occorre valutare quegli elementi in cui il consumatore crede: trasparenza, sostenibilità, basso costo. Dobbiamo ragionare in termini di filiera: è importante la condivisione di sistemi di logistica per essere più efficienti. La dispersione lungo la catena ha dei costi e deprime la qualità. Ci deve essere cooperazione per trovare la tecnologia e la materia prima migliori per il packaging". E il prodotto a chilometro zero? "Va bene se è orientato al risparmio e alla trasparenza, ma se estremizzato può diventare un vincolo".

 

Tirelli ha concluso: "In Italia è forte la cultura tecnica del packaging, mentre è debole in relazione alla conoscenza del rapporto tra contenitore e contenuto. Tecnicamente l'innovazione in questo settore è infatti continua e dal punto di vista evolutivo generalmente riguarda le grandi aziende, nelle quali il prodotto è sempre più attraente. Ma oggi, su un prodotto nuovo, se si sbaglia la confezione, se ne compromette anche il successo. Sociologia ed estetica diventano  dunque indispensabili per progettare il packaging". Sul fronte consumatori "credo non abbiamo criteri validi per valutare gli imballaggi: nel concetto di integrazione lungo la filiera, un ruolo lo gioca la marca privata del distributore. La distribuzione è ancora legata, tuttavia, a una logica dell'acquisto e non del vendere. Le sorti del packaging sono allora affidate alle grandi aziende che hanno davanti a sé uno scenario internazionale".

 

 

COLPO D'OCCHIO SU PACKOLOGY 2010

Organizzazione: Rimini Fiera SpA e UCIMA - Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l'Imballaggio; edizione: 1a; periodicità: triennale; ingresso: riservato agli operatori; Orari: 9.00-17.00; biglietto: ingresso gratuito previa registrazione; project manager: Flavia Morelli; info: 0541.744111  f.morelli@riminifiera.it; info visitatori: tel. +39 0541 744255 infovisitatori@riminifiera.it; web: www.packologyexpo.com

 

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -