Rimini, arresti per droga. Vitali: "Ormai è un triste stile di vita"

Rimini, arresti per droga. Vitali: "Ormai è un triste stile di vita"

(foto di repertorio)-503

RIMINI - "Prendo a pretesto l'ultimo caso di cronaca, con i sette arresti per spaccio di cocaina, come spunto per una riflessione più ampia sul rapporto tra società e uso di stupefacenti. L'emergenza droga entra oramai con tutto il suo carico di inquietudine e malessere all'interno di un tessuto sociale sempre più ampio e trasversale". Lo ha dichiarato Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini, in merito all'operazione antidroga che ha interessato parte della ‘Rimini bene'.

 

"Non si tratta più infatti di un fenomeno relegato al disagio estremo, trattenuto in sacche sociali minoritarie e isolate, ma è oramai diventato un vero e proprio stile di vita sempre più vissuto come "alla moda" da parte di professionisti, giovani, adulti, tutte persone pienamente inserite, senza apparenti problemi, sia a livello lavorativo che a livello sociale."

 

"Ma se andiamo aldilà della cronaca, e del grande lavoro fatto quotidianamente dalle nostre forze dell'ordine, emerge un altro aspetto che connota in maniera forte e inequivocabile quella che per me rappresenta una vera e propria emergenza: lo spaccio, l'uso e l'abuso di droghe. Temo che sia un problema che la nostra società tende a trascurare e a tollerare più di altri, vista la pervasiva diffusione del fenomeno in strati sociali trasversali, e il suo utilizzo anche da parte di rappresentanti stimati della "società bene". Non è così, è un'emergenza di assoluta priorità che mina l'equilibrio stesso di una comunità, delle sue relazioni, del suo normale e sano funzionamento. Chi fa uso di droga è legato mani e piedi, comunque, ad un mondo malavitoso che non può non influenzarne il lavoro, il vissuto. Chi fa uso di droga, soprattutto a certi livelli, è sempre e comunque una persona ricattabile e non libera".

 

"Ecco allora che, da problema individuale - conclude Vitali - quello della droga si trasforma in problema collettivo, di sano funzionamento di una società. Il rischio che dobbiamo controllare è quello che non sia la comunità stessa a diventare drogata. Questo controllo spetta certamente a noi istituzioni, alle forze dell'ordine che stanno con grandissima professionalità e impegno ottenendo grandi successi, ma  spetta anche alle associazioni, alle famiglie, a tutti i cittadini. Il pericolo, "visto che comunque lo fanno in tanti", è quello di non percepire più il pericolo reale di certi comportamenti come quello di assumere droghe; è quello di non dare la giusta importanza a una vera e propria emergenza che mette in pericolo non solo la vita di tante persone ma anche l'equilibrio stesso di una comunità; è quello di non scandalizzarci più di niente e abituarci a tutto. Non possiamo permettercelo, da problemi come questi se ne esce allora solo da uno scatto di orgoglio comune, da un ritrovato sentimento comunitario, dalla voglia di guardare in faccia la vita affrontandone insieme le difficoltà, senza scorciatoie".

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