Rimini, caso 'Ricettopoli': le accuse ai medici indagati

Rimini, caso 'Ricettopoli': le accuse ai medici indagati

Rimini, caso 'Ricettopoli': le accuse ai medici indagati

RIMINI - "Nella migliore delle ipotesi, una gestione sciagurata dei ricettari che era comune, a quanto pare, a tutto il gruppo riminese dei medici coinvolti". E' quanto scrive il gip Mirko Margiocco nell'ordinanza di sospensione dall'esercizio della professione medica (limitatamente al rapporto di convenzione con il Servizio sanitario nazionale) per dieci dei camici bianchi indagati nell'ambito di "Ricettopoli". Il caso è quello che vede indagato anche il sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, per il suo ruolo di primario.

 

I ‘dottori' sospesi dall'attività che lavorano all'ospedale "Infermi" di Rimini sono tre: Michele Benedetti, Francesco Perini e Alessandro Venturi. Complessivamente gli indagati riminesi sono nove, compreso il sindaco.

 

Il passaggio sulla "gestione sciagurata" e' tratto in particolare dal paragrafo dedicato a Venturi. Il quale, nell'interrogatorio di garanzia, afferma: "C'era un rapporto di buona colleganza con Naldi (l'informatore scientifico considerato il vero motore della truffa, ndr) io mi fidavo di lui, quindi non posso dire che ci fosse una perfetta corrispondenza tra le quantita' richieste e quelle fornite" di farmaci. Venturi dichiara quindi di non poter "escludere completamente che qualcuno possa aver utilizzato delle prescrizioni gia' parzialmente compilate a mia insaputa", poiche' nel reparto di Radioterapia "vi e' un certo numero di ricette gia' timbrate che dovevano essere finite di compilare e venivano tenute in segreteria".

 

Pratica, pero', che lo stesso Venturi aveva negato di conoscere nel corso della verifica interna condotta nell'unita' di Radioterapia. Per questo, secondo il gip, l'ipotesi e' che Venturi "abbia cercato di occultare, fin dove e' stato possibile, il vero stato delle cose, fattore che induce a reputare che egli sia stato pienamente consapevole di come venivano utilizzate le prescrizioni".

 

Passando a Benedetti, ripercorrendo i suoi primi rapporti con Naldi il medico dichiara: "Il desiderio era quello di favorire questi pazienti sfortunati, consegnando loro il farmaco poiche' spesso questi pazienti non sono persone affidabili per quanto riguarda l'assunzione del farmaco". Sulle ricette, "a volte veniva incaricato Naldi di completare la compilazione" e "non ho mai verificato se le confezioni a noi consegnate corrispondevano a quelle prescritte, non si e' mai proceduto ad un conteggio dei farmaci richiesti e consegnati da Naldi". Le ricette, aggiunge Benedetti, "sono da compilare a mano perche' non abbiamo in reparto una stampante predisposta per questo uso".

 

Per quanto riguarda il corso di agopuntura che secondo gli inquirenti Benedetti ha ricevuto come compenso, il medico spiega: "Questa tecnica ultimamente sta trovando una collocazione all'interno della sanita' pubblica", se non contro il tumore in se' come "trattamento palliativo del dolore e come funzione preventiva sugli effetti collaterali della terapia". Naldi stesso, pero', la definisce "una cosa che va un po' fuori dagli schemi".

Perini, infine, sulle impegnative lasciate gia' firmate in segreteria dice: "Il motore e' stato quello di fornire un vantaggio ai pazienti nei termini di trattamento antitumorale". Secondo il giudice, pero', "emerge che venissero messe a disposizione di Naldi prescrizioni di cui poi egli poteva fare l'uso che desiderava, potendo contare su un ambiente di favore nell'unita' operativa di Radioterapia di Rimini in cui Perini aveva un ruolo di spicco". Insomma "anche se Perini non avesse, come sostenuto, firmato nessuna delle ricette- conclude il gip- pare che la 'circolazione' dei ricettari fosse avvenuta con la sua consapevolezza".

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