Rimini, Confindustria: "Ripresa ancora troppo lenta"

Rimini, Confindustria: "Ripresa ancora troppo lenta"

Rimini, Confindustria: "Ripresa ancora troppo lenta"

RIMINI - Alla fine di un anno ancora segnato dalla crisi, la ripresa, aspettata da tutti con speranza, sta mostrando segnali ancora troppo deboli. Il PIL 2010 è confermato in crescita solamente dell'1% e, a livello nazionale, gli ultimi dati del centro studi di Confindustria confermano una frenata nella produzione. "Nella nostra provincia - sottolinea Maurizio Focchi,

presidente Confindustria Rimini - la risalita è a macchia di leopardo, diversificata da settore a settore".

 

I valori di produzione e fatturato sono piuttosto distanti dai livelli pre-crisi: rispetto al primo semestre 2008 si parla di un -10,70% per la produzione e di un -10,30% per il fatturato.

Fanno però ben sperare i numeri sull'export. L'indagine annuale di Confindustria Rimini sull'internazionalizzazione mostra una crescita del numero di aziende associate che dichiarano di avere rapporti con l'estero: nel 2010 sono state 120, il doppio rispetto alla prima indagine effettuata nel 2003. Nel primo semestre di quest'anno il fatturato export della provincia di Rimini (dati Istat) è cresciuto del 23%.

 

Le imprese sono spinte ad innovare ed internazionalizzarsi, a guardare al mercato globale rimanendo con radici forti sul territorio. Ma oggi lo sforzo individuale non basta più.

Per superare la crisi, è necessario che anche la realtà in cui operiamo sia competitiva che sia in grado di attrarre nuovi investimenti e far nascere piccole, ma anche medie e grandi aziende.

A Rimini sono sorte importanti infrastrutture,.allo stesso modo, dovremmo chiederci: stanno crescendo e cresceranno imprese medio-grandi come in passato?

Innanzi tutto, bisogna sostenere le piccole imprese che sono l'humus da cui possono nascere le medie e le grandi. Purtroppo, in questo momento, le piccole realtà sono troppo strette nella morsa della sopravvivenza quotidiana, che le obbliga a concentrarsi sull'oggi, senza potere investire nella strategia. Su di loro pesa la spada di Damocle del credito che le potrebbe fare collassare se venisse ristretto o addirittura ritirato.

 

"Il nostro territorio - aggiunge Focchi - deve tornare ad essere attrattivo per l'insediamento di nuove imprese. In passato la nascita di nuove aziende avveniva per imitazione e miglioramento dei processi produttivi esistenti. In particolare la prima forte industrializzazione è nata con la spinta di imprenditori che mettevano al centro la "produzione". In seguito il "focus" si è evoluto sulla "vendita". Ora, con il mercato globale, tutto questo non basta più. L'impresa è un organismo sempre più complesso che, alle funzioni precedenti, deve sommare l'innovazione, l'internazionalizzazione e la formazione delle risorse umane. Una buona idea imprenditoriale non è più sufficiente: servono tante altre cose che si possono sintetizzare con i concetti di managerialità e diffusa cultura d'impresa. Tutto ciò significa che il mondo della formazione e il mondo dell'università sono indispensabili per la crescita delle imprese.

Imprese e università devono agire in sintonia. Con questo obbiettivo, siamo stati tra i fondatori dell'Università di Rimini e continuiamo ad esserne sostenitori. Alle nostre imprese serve più offerta formativa nell'ambito della meccanica, della meccatronica, della gestione aziendale, nel comparto della moda, nel design (mobili) e nell'architettura, sia da parte dell'università che da parte degli istituti tecnici di cui auspichiamo un forte rilancio".

 

"Affrontando il tema del credito - continua - non possiamo omettere gli avvenimenti legati alla Cassa di Risparmio di Rimini, che in un momento come questo complicano ulteriormente la situazione. Siamo convinti che la Carim rappresenti uno dei pilastri dell'economia del nostro territorio e ci auguriamo che gli eventi non abbiano gravi ripercussioni sulle imprese di tutti i settori, dal manifatturiero a quello edile. Siamo fiduciosi sull'operato dei commissari e sulle scelte della Fondazione. Auspichiamo che La Carim e le altre banche continuino a sostenere le imprese, specialmente quelle piccole e medie, allentando la stretta e garantendo il CREDITO.

Per questo, come Associazione degli Industriali, continuiamo ad alimentare e sostenere il rapporto tra imprese e banche che nell'ultimo anno si è evoluto verso un dialogo costruttivo".

 

"Infine, mi rivolgo ai giovani per confermare che le imprese, e noi imprenditori, vogliamo, non solo dare una speranza al loro futuro, ma costruirlo insieme. Per raggiungere questo traguardo, dobbiamo tutti ritrovare l'orgoglio di crescere facendo bene il nostro mestiere. Noi imprenditori, dobbiamo continuare a credere nella creatività della competizione, innovando e portando i nostri prodotti sul mercato globale. Il nostro territorio, deve pensare all'impresa come una ricchezza su cui costruire un nuovo progetto di rilancio per il benessere di tutta la società. I giovani, non devono perdere il gusto dei sogni come fu per i giovani che negli anni 50 e 60 trainarono il boom economico italiano"

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