Rimini, Confindustria: ''Probabilmente il peggio è passato, ma ripresa lenta''

Rimini, Confindustria: ''Probabilmente il peggio è passato, ma ripresa lenta''

Rimini, Confindustria: ''Probabilmente il peggio è passato, ma ripresa lenta''

RIMINI - Il fatturato e la produzione aumentano di oltre sei punti, le previsioni sull'occupazione sono per lo piu' stazionarie. Insomma, "cauti" segnali di ripresa con "una risalita lenta e discontinua": per ritornare ai livelli pre-crisi "occorre essere competitivi". Questo, in sintesi, il quadro dell'economia riminese dipinto martedì dalla nuova analisi congiunturale di Confindustria (primo semestre 2010).

 

Le imprese che si sono rimesse in moto lo hanno fatto investendo sui mercati stranieri emergenti, ma ora per tenere il passo bisogna innovare: "Probabilmente il peggio e' passato anche se la situazione e' ancora incerta", sottolinea il presidente di Confindustria Maurizio Focchi.

 

Il leader industriale, auspicando una diversa applicazione di Basilea3 e l'estensione al 31 gennaio 2011 dell'avviso comune sulla sospensione delle rate capitale dei mutui e dei leasing, si focalizza sul commissariamento della Cassa di Risparmio riminese: "In questa situazione e' indispensabile che il sistema bancario continui a sostenere con sempre piu' impegno le imprese.

 

Ribadiamo il nostro auspicio affinche' la situazione della Carim, pilastro portante dell'economia riminese, si risolva al piu' presto e che- rimarca Focchi- l'istituto, tornando operativo, possa continuare a supportare le imprese".  Il fatturato totale nel primo semestre 2010 in provincia e' aumentato del 6,4% rispetto al primo semestre 2009.

 

L'andamento positivo del settore manifatturiero e' determinato dall'aumento sia del fatturato interno (piu' 6,50%) sia di quello estero (piu' 2,70%). Sono le imprese con meno di 50 dipendenti ad evidenziare la crescita maggiore (piu' 9,40%); le aziende fra 50 e 250 dipendenti segnano un aumento del piu' 5,90%, quelle con oltre 250 addetti denotano un incremento inferiore (piu' 1,60%).

 

Il grado di internazionalizzazione delle imprese si attesta in media al 48,80% con una percentuale del 61,70% nelle aziende con piu' di 250 dipendenti. Gli andamenti della produzione segnano un incremento del piu' 6,30%: le imprese che hanno visto una ripresa maggiore nella produzione sono le piccole (piu' 10,60%), seguite dalle medie (piu' 5,30%) e dalle grandi (piu' 2,90%).

 

L'occupazione nel primo semestre 2010 e' diminuita (meno 3,30%): sono soprattutto le grandi imprese (meno 4,30%) a determinare questo dato, nelle medie il calo e' stato del 2,40% e nelle piccole il numero e' positivo (piu' 1,20%). Indicazioni contrastanti emergono invece dallo studio dei singoli settori. La produzione agroalimentare, dove l'occupazione e' stabile, registra un piu' 14,2% ma il fatturato totale e' calato del 2,5% (con quello estero a piu' 8,9%).

 

Il metalmeccanico, il piu' penalizzato nel 2009, vede in aumento sia la produzione (piu' 12,1%) sia il fatturato (piu' 10,9%), mentre diminuisce l'occupazione (meno 5,1%). Il settore del legno, viceversa, soffre anche nel 2010: il fatturato e' in flessione del 7,60%, la produzione dell'11,8% e pure l'occupazione cala (meno 4,90%).

 

Venendo alle previsioni, gli imprenditori interpellati parlano di "ripresa lenta ma che si consolida". La produzione e' data in aumento dal 28,57% delle imprese, il 60,71% prevede una situazione di "stazionarieta'" e solo il 10,71% degli imprenditori prevede "una diminuzione". Simile la prospettiva percepita sugli ordini: il 29,21% degli imprenditori prevede una crescita, il 53,93% la stazionarieta' e il 16,85% un calo.

 

L'occupazione e' "stabile" per il 74,44% del campione, in crescita per il 10% e in calo per il 15,56%. Nessuna media impresa prevede il dato in aumento, mentre i grandi gruppi si dividono equamente fra chi si aspetta occupazione in aumento, stazionaria e in calo (33,33%). Il dato che emerge sul ricorso alla cassa integrazione da parte delle aziende evidenzia che per il 50% e' "da escludersi", con l'11,70% che lo considera "poco probabile": oltre il 35% lo considera "probabile". (Dire)

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