Rimini, derivati. Unicredit condannata a pagare oltre 650mila euro

Rimini, derivati. Unicredit condannata a pagare oltre 650mila euro

Rimini, derivati. Unicredit condannata a pagare oltre 650mila euro

RIMINI - I derivati sono stati una brutta avventura per il Comune di Rimini. Venerdì, anche se non definitivo, il lieto fine. Il Tribunale, infatti, con la sentenza 1512 emessa il 12 ottobre, ha dichiarato nulli i contratti stipulati con il gruppo Unicredit (Unicredit Spa ed Unicredit Corporate Banking Spa), condannato in primo grado a pagare all'amministrazione riminese i saldi negativi dei differenziali (651.632 euro) oltre agli interessi legali dal 30 giugno del 2009.

 

Un epilogo che costituisce il "primo precedente giudiziario favorevole ad un ente locale in tale tipologia di contenzioso", hanno evidenziato gli avvocati Luca Zamagni e Giovanni Cedrini, che hanno difeso il Comune nella causa, al fianco dell'assessore al Bilancio Antonella Beltrami. La sentenza potrebbe essere impugnata ma le cifre non sono esorbitanti: "Ci auguriamo che sia finita qui. I giudici ci hanno dato ragione su tutto, in particolare sul fatto che ci eravamo dichiarati un 'soggetto competente' solo se affiancati da un advisor, e in tempi davvero stretti", osserva Beltrami.

 

La vicenda parte dalla stipulazione da parte del Comune, tra il 2001 e il 2003, di tre contratti derivati (tre interest rate swap), uno chiuso il 31 dicembre del 2007. Prima di stipulare i contratti, l'amministrazione si era premunita bandendo una gara per l'individuazione di un advisor di supporto: vinse proprio l'istituto Ubm (Unicredit Banca Mobiliare, oggi Unicredit Spa), che consiglio' di procedere con tre derivati a diversa scadenza (2007, 2011 e 2015), alcuni dei quali sono dapprima con il Credito Italiano e quindi con Unicredit Banca d'Impresa (oggi Unicredit Corporate Banking Spa).

 

Il portafoglio derivati e' stato ben "lungi dal produrre gli auspicati effetti positivi sull'indebitamento dell'ente", confermano i diretti interessati, facendo registrare "flussi differenziali complessivamente negativi a sfavore dell'ente". Il quadro e' articolato: il saldo al secondo semestre 2009 ammonta a 651.632 euro a sfavore del Comune, a cui vanno "virtualmente" aggiunti 347.556 euro (i differenziali del secondo semestre 2009 e del primo semestre 2010, il cui pagamento era stato sospeso per intervenuto accordo tra le parti contrattuali).

 

Non finisce qui, perche' ci sono pure i valori dei cosiddetti mark to market stimati (entrambi a sfavore del Comune), in base all'ultima rilevazione pervenuta al Comune dalla banca, in 453.817 euro ancora a sfavore del Comune per il contratto che scade nel 2011 in 51.295 euro per quello che scade nel 2015. Il "totale virtuale" alla data di pubblicazione della sentenza, insomma, vale 1.504.300 euro.

 

Due, fondamentalmente, le motivazionialla base della decisione del Tribunale. Anzitutto, e' stata ravvisata la nullita' dei contratti derivati "come effetto della presupposta nullita' del contratto quadro di negoziazione (un contratto-base la cui sottoscrizione in forma scritta e' imposta dalla legge ancor prima della sottoscrizione dei singoli contratti derivati, ndr) stante l'omessa sottoscrizione del medesimo contratto da parte della banca".

 

In seconda battuta, i contratti sono nulli per effetto "della avvenuta stipulazione del suddetto contratto quadro di negoziazione 'fuori sede' (fuori dai locali commerciali della banca, ndr)". In questi casi e' previsto che il contraente sia informato per iscritto della possibilita' di recedere entro sette giorni dal contratto sottoscritto fuori sede "e che l'omissione di tale avviso sia causa di nullita' del contratto", ricordano i legali del Comune. Sul punto la sentenza effettua precisa che le prescrizioni sulla negoziazione "fuori sede" trovano applicazione per gli investitori che non siano definibili "operatori qualificati" ai sensi della normativa di settore. Il Tribunale

esclude espressamente che il Comune possa definirsi "operatore qualificato". (Dire)

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