Rimini, falsi permessi di soggiorno. Al via processo con rito abbreviato

Rimini, falsi permessi di soggiorno. Al via processo con rito abbreviato

Rimini, falsi permessi di soggiorno. Al via processo con rito abbreviato

RIMINI - Parte lunedì il processo con rito abbreviato per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nell'ambito dell'inchiesta svolta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del Nucleo Informativo del Reparto Operativo che avevano scoperto lo scorso aprile un'organizzazione che prometteva a stranieri permessi di soggiorno per la cifra di 15mila euro. Davanti al giudice Sonia Pasini compariranno 15 imputati.

 

Per altri 68 indagati il processo è iniziato lo scorso 7 dicembre. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Paola Bonetti, aveva portato a 30 ordinanze di custodia cautelare (tra cittadini italiani, tunisini e bengalesi) firmate dal Gip Giacomo Gasparini. L'operazione aveva interessato altre 13 province dell'Emilia Romagna, ma ha interessato anche il Lazio, il Veneto, le Marche e la Sicilia.

 

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l'organizzazione aveva favorito l'ingresso in Italia di 1478 clandestini, estorcendo loro ingenti somme di denaro per favorirne loro permanenza in Italia. I disgraziati, una volta giunti in Italia, non ottenevano il permesso di soggiorno.

 

Gli imprenditori italiani, che erano complici dell'organizzazione criminale, dopo aver incassato il denaro, cancellavano le domande fittizie che venivano presentate in prefettura, spiegando che non avevano più bisogno della manodopera.

In Romagna, con l'accusa di associazione per delinquere in concorso con il gruppo bengalese, un ravennate di 64 anni residente a Rimini, ed un 53enne di Roncofreddo, residente a Bellaria, all'epoca dei fatti titolari di aziende attive nel settore turistico e della ristorazione.

 

In manette è anche un cittadino tunisino, proprietario di un'azienda di giardinaggio della Valconca, che era il tramite per le finte richieste di lavoro. L'extracomunitario suggeriva ai connazionali i modi per aggirare le norme sull'immigrazione. Un egiziano, invece, titolare di un pub, procurava il lavoro e chiedevano una sorta di tangente sulla paga.

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