Rimini, incontro sul testamento biologico

Rimini, incontro sul testamento biologico

RIMINI - Stringere una sempre più stretta alleanza tra medico e paziente, in relazione alle cure da somministrare e all'assistenza da prestare in momenti delicati, come ad esempio il fine vita del paziente. E' quanto emerso nell'incontro sul "Testamento Biologico" svoltosi ieri pomeriggio all'Ospedale "Infermi" di Rimini. Si è trattato di una delle riunioni mensili del Comitato Consultivo Misto di Rimini, che per l'occasione è stato aperto alla libera partecipazione del pubblico. Un centinaio le persone intervenute con vari interventi nel dibattito finale.

 

Già nella sua introduzione il dottor Mario Marzaloni, membro del Comitato Consultivo e già primario del Pronto Soccorso di Rimini, che ha svolto il ruolo di moderatore, ha sottolineato che "il tema in discussione va declinato rispetto ad uno strumento importante per i medici, e cioè quello del consenso informato, che di fatto è fondamentale nel rapporto tra chi è malato e chi assiste. Tra loro non deve esserci un semplice contratto, ma qualcosa di più profondo: si deve creare una vera e propria alleanza tra chi assiste e chi sta male che contempli, ad esempio, tutte le modalità per far avere una qualità di vita accettabile, anche attraverso le cure palliative e senza accanimento terapeutico. Serve un'informazione corretta e completa al malato, e se lui non è lucido ai suoi famigliari o eventualmente al tutore, affinchè si effettui una scelta consapevole". Il dottor Marzaloni ha, a questo fine, citato il Codice Deontologico dei Medici "secondo il quale ‘il medico deve attenersi alla volontà liberamente espressa della persona' e ‘se il paziente non può esprimersi il medico deve basarsi su quanto precedentemente espresso in maniera certa e documentata'".

 

Quindi gli interventi. Il professor William Raffaeli, direttore dell'Unità Operativa di Hospice - Cure Palliative dell'Ospedale di Rimini, ha considerato che "nel momento del fine vita, almeno nell'esperienza del nostro reparto, siamo sempre riusciti ad attivare questa alleanza terapeutica. Nella nostra esperienza il paziente non è tanto interessato alla fine della sua vita, ma piuttosto ci chiede di fare tutto quanto è possibile per stare meno male nella propria malattia, senza accanimento terapeutico. Il Testamento Biologico può diventare importante, invece, rispetto ad eventi casuali che possono modificare lo stato di vita del paziente e contestualmente renderlo incapace di esprimersi".

 

Il dottor Antonio Polselli, medico presso il Servizio di Oncologia dell'Ospedale "Cervesi" di Cattolica ha svolto un'analisi della situazione statunitense, in cui le prime normative sui Testamenti Biologici risalgono agli anni '70 del ‘900, sottolineando che "in quell'esperienza si è consumato il fallimento di un'utopia. I Testamenti Biologici hanno cioè riscosso pochissime adesioni. Le spiegazioni che vengono date sono duplici: c'è chi dice che ciò è accaduto poiché le relative normative non erano ben strutturate; secondo altri, invece, semplicemente il Testamento Biologico è uno strumento che non serve. Io sono comunque convinto -ha convenuto anche Polselli, coi colleghi - che occorra un'alleanza con il paziente per dare valore e concretezza a ciò che il paziente sceglie, utilizzando al meglio il Testamento Biologico che è uno strumento limitato. Io, come oncologo, ritengo di dover rispettare la libera scelta del paziente, ma professionalmente devo indagare che le sue scelte siano prese davvero in libertà e piena consapevolezza".

 

Si è concentrato in particolare sul consenso informato il dottor Alberto Vignali, psicologo presso l'Unità Operativa di Hospice - Cure Palliative dell'Ospedale di Rimini nonché collaborate dell'Isal, l'istituto di ricerca sulla cura del dolore con sede a Rimini: "Credo che il consenso informato sia il primo passo nella creazione di questa alleanza tra chi fa assistenza e chi è assistito. Da questo punto di vista emerge, da un lato una comprensibile difficoltà dei medici ad informare i pazienti rispetto a diagnosi infauste,e dall'altro una difficoltà, da parte dei pazienti stessi, ad accettare tali diagnosi". Vi sono ancora casi, insomma, in cui i pazienti non sanno di avere pochi mesi di vita. "Credo - ha concluso Vignali - che i temi del testamento biologico e dell'alleanza medico-paziente, debba partire su questo dato, su cui c'è ancora molto da lavorare".

 

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L'avvocato Massimo Zamparini, Direttore dell'Unità Operativa Ufficio Legale dell'A.USL ha analizzato la situazione legislativa attuale: un disegno di legge sul Testamento Biologico giace da tempo in Parlamento. "In questo disegno di legge è previsto, tra l'altro, che il paziente possa esprimere la propria volontà, anche rispetto alla nutrizione, e possa nominare un proprio fiduciario - ha spiegato Zamparini -. D'altra parte il medico può scegliere se rispettare o meno le volontà del paziente, scrivendo in cartella clinica la motivazione della sua scelta, positiva o negativa che sia. In caso di contrasto tra medico e fiduciario, quest'ultimo può chiedere il pronunciamento di una commissione di tre medici, le cui determinazioni non sono comunque vincolanti per il medico". Pur in questa situazione di vacatio, i cittadini hanno comunque alcune modalità per esprimere le proprie volontà: "E' possibile redigere un atto pubblico per esprimerle - ha spiegato Zamparini -; in alternativa è possibile chiedere un'estensione del consenso informato al fine di evitare l'accanimento terapeutico; o infine fare ricorso al giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno anticipata. A Rimini però c'è uno strumento in più: il cittadino può rivolgersi al Comune di Rimini che, da qualche tempo, ha adottato un Registro dei Testamenti Biologico, cui il cittadino può fare ricorso".

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