Rimini: lacrime, lupi e tragici topi. Come i fumetti raccontano la Shoah

Rimini: lacrime, lupi e tragici topi. Come i fumetti raccontano la Shoah

RIMINI - Sabato 9 gennaio, ore 18, alla Galleria dell'Immagine di Rimini (via Gambalunga 27), si inaugura la mostra Lacrime, lupi e tragici topi. Come i fumetti hanno raccontato la Shoah, a cura di Cartoon Club, Festival Internazionale del Cinema d'Animazione e del Fumetto di Rimini ed in collaborazione con Comune di Rimini, Progetto Educazione alla Memoria.

 

Una carrellata di suggestive immagini e tavole tratte dai più noti fumetti che hanno affrontato il difficile e tragico tema della Shoah (da Maus ad Auschwitz, da Anna Frank a Yossel - april 19, 1943).

 

Per molti sopravvissuti e sopravvissute della Shoah, quell'evento è inenarrabile. Figuriamoci se può essere raccontato a fumetti... «L'argomento è troppo serio per essere raccontato da un fumetto», dice Ezra Cohn, 64 anni, della comunità ebraica di Dusseldorf.

 

Eppure, per non dimenticare, per non ripetere, è quasi un dovere morale riportare a galla l'orrore, farlo conoscere perché lo si eviti per sempre. E "se film, libri, quadri e composizioni musicali hanno saputo balbettare Auschwitz, perché non lo potrebbe fare anche quella peculiare forma d'arte che è il fumetto?" si domandano il filosofo Raffaele Mantegazza e il teologo Brunetto Salvarani, che all'argomento hanno dedicato il saggio Le strisce dei lager (Unicopli).

 

Alle pagine disegnate si è affidato Cartoon Club per parlare della Shoah a studenti e cittadini mediante la mostra "Lacrime, lupi e tragici topi. Come i fumetti hanno raccontato la Shoà". L'esposizione (40 pannelli più albi) è curata dall'esperto Davide Barzi (sceneggiatore e attore, esperto di Fumetto) e da Paolo Guiducci: si tratta di un'accurata panoramica sui comics che in giro per il mondo hanno trattato Auschwitz.

 

Per qualcuno è stato terapeutico, come nel caso di Art Spiegelman, che attraverso Maus descrive molto di sé e della sua famiglia. E si tratta di letteratura alta, tanto che quest'opera si è meritata il premio Pulitzer. La metafora degli animali usati per raccontare gli esseri umani - che in Maus vede gli ebrei come topi e i nazisti come gatti - è stata peraltro già utilizzata negli anni Quaranta nel volume La Bête est morte, dove Adolf Hitler nei disegni di François Calvo diventava un lupo.

Autobiografia e invenzione si mescolano in Yossel - april 19, 1943 di Joe Kubert, che realizza tavole a matita di grande impatto emotivo. Altrettanto pathos e precisa documentazione storica di fondo si ritrovano invece in Auschwitz di Pascal Croci.

 

Negli Stati Uniti nemmeno il fumetto di super eroi ha "fatto finta di niente": Magneto, l'arcinemico degli X-Men, porta in età adulta i segni di un'infanzia vissuta sotto l'ombra del nazismo, come si vede anche nell'incipit del primo film dedicato ai mutanti.

 

L'Italia ha raccontato negli anni diverse biografie di personaggi noti o meno noti (si va da Massimiliano Kolbe di Claudio Nizzi e Ferdinando Tacconi e Anna Frank di Mino Milani e Attilio Micheluzzi, a personaggi in attesa di essere riscoperti dal cinema, come è stato per Schindler, raccontati dai fratelli Maggi). Ma la storia italiana sulla Shoah più toccante è certo l'episodio di Dylan Dog intitolato "Doktor Terror" (scritta con trasporto e passione civile da Tiziano Sclavi, il creatore del personaggio). E che, per chiudere il cerchio, in più parti richiama Maus, in quel gioco di citazioni e allusioni amplificato dalla poetica dell'autore che ha fatto la fortuna del personaggio.

Alla mostra è inoltre associato un reading audiovisuale, condotto da Davide Barzi destinato ai ragazzi delle scuole medie del terzo anno, su prenotazione, al mattino, con repliche pomeridiane aperte a tutti, dal 25 al 27 gennaio (orari in via di definizione).

 

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -