Rimini, le foto di Gilberto Urbinati dall'8 febbraio in Provincia

Rimini, le foto di Gilberto Urbinati dall'8 febbraio in Provincia

RIMINI - Una ricerca estetica che parte dal ribaltamento di un'immagine archetipica della Rimini tondelliana fagocitata dal turismo: la cartolina. Lo sguardo attento di chi vuole sdoganare la sua identità dall'idea di bikini succinti, calippo e salvagenti. L'occhio trasversale del fotografo e, insieme, di chi letteralmente vive della storia della propria città per trasmetterla, per ridarle vita. Questi gli input di 47900 Rimini, la mostra fotografica di Gilberto Urbinati, fotografo riminese e guida al Museo della Città, che ripercorre tre anni di scatti urbani segnati da un continuo divenire di poesia, luce e stupore.

 

"Un impatto emotivo, senza mediazioni cerebrali": questo è il modo di vedere la fotografia di Urbinati. Una calamitante attrattiva e un'inaspettata epifania di nuove prospettive e di sensi destati: questa è la reazione di fronte alle sue opere.

 

Scorci urbani ripresi da prospettive inconsuete, figure geometriche che riecheggiano l'astrattismo. A ingannare l'occhio sono sguardi d'avanguardia su dettagli vergini, intoccati, di luoghi e monumenti abusati proprio dalla stessa vista.

 

Il campo si stringe, l'inquadratura si avvicina e trasforma in particolari inediti, in nuova immagine luoghi palesemente noti. E così una squadratura minimale e vorticosa di linee geometriche si svela all'osservatore attento la rampa di scale del teatro Novelli, calpestata ogni sera da centinaia di persone ma mai osservata da tale prospettiva (foto 1).

 

È questo dinamismo, questo rinnovato spalancare di palpebre che sigilla il percorso di Urbinati e ne fa un artista: il trapasso da immagini esteticamente ineccepibili, ma ancora aggrappate allo stereotipo "cartolina", in scorci suggestivi, in particolari che diventano opere autonome, che citano luoghi e monumenti ma senza l'esigenza di manifestarli.

 

Tutto viene scomposto e riassemblato secondo una nuova prospettiva, a rendere giustizia a quell'alito misterioso che ogni oggetto possiede e che la nostra indifferenza mortifica.

 

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Tutto viene rianimato. L'essenza calpesta, finalmente, l'apparenza. È per questo che le immagini di Urbinati dialogano con la pittura. La ricerca sulla luce, che anima i soggetti, e sui colori, pieni e sapientemente combinati, le trasformano in silenziose ed insieme evocative tele.

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