RIMINI - Morte Pantani, depositate le motivazioni della sentenza

RIMINI - Morte Pantani, depositate le motivazioni della sentenza

RIMINI – In quel terribile 14 febbraio del 2004 Marco Pantani morì in solitudine per aver assunto volontariamente della cocaina. Il giudice riminese Carlo Masini ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 14 gennaio scorso ha condannato in primo grado Fabio Carlino a quattro anni e sei mesi di reclusione e assolto la coimputata russa Elena Korovina dall’accusa di spaccio. Esclusa la possibilità che in stanza che in stanza con il ‘Pirata’ ci fossero altre persone.


Pantani, secondo quanto è emerso dall’autopsia, è morto per “intossicazione acuta da cocaina, agevolata nel suo estrinsecarsi a livello cardiaco e successivamente polmonare, dalle preesistenze patologiche miocardiche indotte da un prolungato abuso della stessa sostanza”.


Per quanto concerne il disordine nella stanza del residence “Le Rose” dove si trovava alloggiato il celeberrimo ciclista, il giudice ha spiegato che è “compatibile con l’aggressività, il delirio paranoie, la rabbia estrema provocati dall’uso smodato di cocaina nella sua fase acuta, le lesioni – reputate lievi dal consulente – sono attribuibili alla conseguente agitazione psicomotoria”.


Carlino e la Korovina erano gli ultimi due dei cinque imputati per la morte del campione di Cesenatico. Il 31enne leccese ha “coscientemente e concretamente” facilitato lo spaccio e non ha importanza se lo fece per sbarazzarsi di un ‘cliente’ scomodo e del coinquilino pusher. La russa, accusata di una cessione di cocaina precedente a quella mortale, non è certo che sia la donna, quando accompagnò il ‘Pirata’ dal fornitore, fosse a conoscenza della disponibilità di droga dello stesso.

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Gli altri tre gli spacciatori Fabio Miradossa, Ciro Veneruso e il peruviano Ramirez Cueva, oggi liberi, avevano atteggiato la pena con condanne da quattro anni e 10 mesi a un anno e 11 mesi.

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