RIMINI – Murales nel bubcker di radioterapia dell’ospedale

RIMINI – Murales nel bubcker di radioterapia dell’ospedale

RIMINI - E’ stato mostrato nella mattina di lunedì 18 febbraio il murales che decora il secondo bunker della Radioterapia di Rimini.


Il primario, dottor Francesco Perini, ha spiegato che “il progetto è nato dall’idea di decorare la sala di terapia, il cosiddetto bunker, per renderlo ambiente più umanizzante per il paziente”.


L’idea iniziale è giunta allo sviluppo definitivo grazie all’impegno del Maestro Maurizio Minarini, che dal 2001 segue il progetto “Pennelli per la vita”, e all’impegno della dottoressa Antonella Chiadini. “Dopodichè la pittrice Liliana Quadrelli – racconta ancora Perini - ci ha proposto e convinto immediatamente a rendere il locale unico grazie alla tecnica dell’affresco. Sono felice e orgoglioso di offrire una sala di terapia unic: l’idea che i pazienti in un momento di oggettiva sofferenza abbia la possibilità di essere accolto in un ambiente che ha la capacità di far dimenticare per un attimo la situazione in cui si trova. Tutta la comunità riminese si è impegnata intorno a questo progetto. Arte e tecnologia creano una sinergia positiva: una macchina dalla moderna tecnologia in una stanza decorata con la stessa tecnica utilizzata ai tempi di Michelangelo Buonarroti”.


L’autrice, Liliana Quadrelli, ha spiegato: “Non ricordo con precisione, forse era il mese di Maggio dello scorso anno, forse Giugno, quando il mio amico Minarini mi parlò dell’idea di rendere più accogliente la sala di radioterapia dell’ospedale di Rimini. Pensava di rivolgersi alla Scuola perché, attraverso l’esperienza di qualche insegnante ed il lavoro di alcuni studenti si potesse realizzare l’iniziativa senza costi aggiuntivi per la comunità. Mi resi disponibile per un incontro e per una visita sul posto. Dopo la visita decisi che dovevo impegnarmi per rendere l’ambiente più accogliente verso le persone ammalate. I momenti liberi del periodo estivo sono serviti a sviluppare alcune idee che in Settembre sono state proposte al primario del reparto, dr. Francesco Perini ed ai suoi collaboratori. Non credevo che proporre l’affresco su tutte le pareti del bunker suscitasse tanto entusiasmo, trasportata da questo in Novembre ho iniziato i lavori. Il tempo a disposizione per un affresco di 100 mq era brevissimo, non più di due mesi. Non nascondo che la cosa mi procurò molta preoccupazione. Con l’aiuto di alcuni miei allievi e grazie al loro entusiasmo giovanile non solo iniziammo i lavori ma addirittura li abbiamo completati prima del tempo. L’affresco è un lavoro per il quale sono necessarie alcune abilità aggiuntive alla pittura come, ad esempio, sapere intonacare una parete. L’affresco viene dipinto sull’intonaco fine ancora fresco e deve essere completato prima che si asciughi. Il pittore, in pratica, deve sincronizzare il proprio tempo con quello del muratore. La cosa migliore, quindi, è che il pittore sia anche muratore o viceversa. Per questo devo ringraziare gli amici Fabio e Fabrizio che si sono messi a mia disposizione per imparare la tecnica dell’affresco e per distribuire l’intonaco sulle pareti. Come ho già detto l’entusiasmo delle allieve della Scuola L.A.B.A, Kioko, Romina, Laura e dell’amica Daria mi hanno trascinato nell’impresa ed aiutato a completare il lavoro nei tempi previsti. I lavori sono iniziati il 25 Novembre 2006, i primi giorni sono serviti per disegnare la sinopia, disegno preparatorio eseguito sull’arriccio (intonaco grezzo). La cosa suscitò molta curiosità tra i visitatori, si chiedevano perché perdessimo tanto tempo a disegnare le pareti sull’arriccio quando poi si doveva coprire tutto con altro intonaco. Quando iniziammo l’affresco la cosa ben presto si chiarì. La sinopia serviva per stabilire quanto lavoro svolgere durante la giornata e quanto intonaco fine distribuire per concludere il tutto prima che lo stesso si asciugasse. Durante il lavoro siamo stati oggetto di numerose visite, tutte molto gradite. Tra queste, forse le più gradite, sono state quelle dei pazienti che chiedevano venissero dipinti determinati pesci e la volta successiva verificavano soddisfatti la loro realizzazione. La progettazione del lavoro e la sua realizzazione sono state guidate dal pensiero rivolto alle persone ammalate che in futuro avrebbero utilizzato quel luogo. Mi sono sempre chiesta se e come dal mio lavoro i pazienti potessero trarre un breve giovamento, anche se effimero. Per questo motivo ho scelto il mare con i suoi fondali e con tanti pesci, per l’idea di libertà che esso infonde, per i suoi colori che conducono ad una esistenza lontana da problemi e sofferenze. Durante questo periodo ho conosciuto molte persone, medici, tecnici, progettisti e pazienti, ho potuto apprezzare con quanta abnegazione professionalità ed impegno il personale del reparto affronta la propria giornata lavorativa. Si è trattato di un’esperienza molto impegnativa ma unica e sono felice di averla vissuta”.

L’autrice ha inoltre spiegato che “il mio obiettivo, forse un po’ ambizioso, era quello di dare un piccolo contributo al lavoro della medicina e della tecnologia.

Sono stata in un ambiente positivo. Mi piacerebbe che tutta la medicina fosse così.

Ho iniziato il 25 novembre fino ai primi giorni di febbraio, feste comprese. Il grezzo era un ambiente davvero triste: una costruzione di cemento armato e cemento con parecchio bario che ha la funzione radioprotettiva. Ho dovuto coordinare diversi ragazzi e mettere insieme più mani pittoriche per far sì che l’opera avesse un equilibrio”.


Nel corso della conferenza stampa il dottor Perini ha anche risposto ad una domanda sui dati d’attività della Radioterapia nell’anno 2006. L’U.O. di Radioterapia è stata inaugurata il 17 giugno 2005. Le attività cliniche sono iniziate il successivo 8 agosto.

Dopo circa un anno e mezzo stiamo per inaugurare un nuovo acceleratore che consentirà di rendere il territorio dell’azienda completamente indipendente dal punto di vista radioterapico.


Nel corso del 2006

· 414 pazienti trattati

· 760 prime visite radioterapiche

· 500 circa le visite di controllo clinico dei pazienti trattati


Data la popolazione della provincia i casi annui attesi sono circa 700. Pertanto con il secondo acceleratore completerà l’offerta per i riminesi. L’apparecchio arriverà a Rimini nei prossimi giorni, ma serviranno alcuni mesi per prepararlo e tararlo. La data d’inizio attività sarà comunicata prossimamente.

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Il progetto, nel quale anche il murales presentato oggi si inquadra, è nato nel novembre 2001 ha coinvolto 185 pittori che hanno eseguito 328 opere. E’ in preparazione il terzo volume del progetto “Pennelli per la vita” con le opere di tutti i pittori che hanno partecipato finora. Fino ad oggi il progetto ha ricevuto 5 importanti riconoscimenti a livello locale e nazionale. L’ultimo la scorsa primavera: progetto selezionato tra i 10 finalisti del premio “Star Bene in Ospedale”.

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