Rimini, né opera né musical: 'Galli' nella tradizione

Rimini, né opera né musical: 'Galli' nella tradizione

"Non saremo ne' un teatro stabile ne' una Fondazione lirico-sinfonica. Non possiamo fare l'opera lirica e il musical, il resto lo facciamo. Speriamo di entrare nell'e'lite dei teatri di tradizione, anche se in Emilia Romagna ce ne sono gia' sei". L'identikit del teatro Amintore Galli del futuro, giovedì a palazzo Garampi per la presentazione del progetto di ricostruzione da 30 milioni di euro che in due anni si prefigge di restituire il massimo contenitore culturale riminese, lo traccia il dirigente Giampiero Piscaglia.

 

Sara' lui a dirigere la gestione del massimo teatro di Rimini. Intanto, fara' di tutto affinche' la sala del Poletti, attesa da 67 anni dopo le distruzioni della guerra, diventi "di tradizione: non sara' facile- ammette Piscaglia in conferenza stampa- ma dobbiamo riuscirci, significherebbe accedere a consistenti finanziamenti statali-regionali". Il futuro del Galli e' scandito ai cronisti nella sala del municipio dal ritmo de l'Aroldo di Verdi (l'opera, il 16 agosto 1857, inauguro' il teatro riminese), che ha fatto da colonna sonora a un filmato in 3D.

 

L'assetto polettiano del teatro, e' l'idea dell'amministrazione comunale che riparte dal progetto della soprintendenza regionale del 2004 e attende l'ultimo ok del ministero, rimarra'. Facciata, foyer e sala rispecchiano gli originali. La soluzione, in generale, prevede 276 posti in platea, 276 nei palchi, 132 nel loggione. In totale 684 posti a cui aggiungere i 72 del golfo mistico per un complessivo di 756 posti.

 

Rispetto a quanto previsto nel progetto redatto dalla soprintendenza, c'e' l'esigenza di aumentare gli spazi per depositi, camerini, locali di servizio, locali tecnici per gli impianti elettrici e meccanici; di migliorare la logistica e la movimentazione dei materiali durante le fasi di allestimento e disallestimento; di isolare acusticamente le centrali tecnologiche. Oltre al sottolivello di palcoscenico gia' previsto se ne realizzano altri due.

 

Si ottengono cosi' altri 1.000 metri quadrati circa di spazi. Due locali ad uso guardaroba in posizione simmetrica, nelle immediate vicinanze delle aperture laterali, privilegeranno l'accesso alla sala lungo i lati del muro di chiusura, permettendo di utilizzare l'apertura centrale come sala regia con la collocazione di mixer e altre apparecchiature. Nessun innalzamento per la torre scenica: sara' mantenuto il volume originale del piano polettiano grazie ad una struttura portante lignea della copertura e a una macchina di scena, pero', di dimensioni diverse dal progetto della

soprintendenza.

 

Il sipario storico: la collocazione del graticcio di lavoro per il sollevamento delle scene e il rispetto del cosiddetto "tiro in prima" consentiranno di nascondere completamente le scene alla vista del pubblico quando non necessarie. Il progetto di cinque anni fa, inoltre, prevedeva una fossa d'orchestra di 63 metri quadri, che avrebbe permesso di contenere circa 48 musicisti, compreso il direttore. Oggi si cambia. Via libera, infatti, a piattaforme mobili per ottenere le tre configurazioni possibili: 48-80-100 musicisti.

 

Le piattaforme potranno elevarsi sino a quota scenica e costituire cosi una scena centrale, con spettatori anche sul palcoscenico (ad hoc per il teatro sperimentale). Per quanto riguarda l'acustica, il consulente esterno e' l'ingegnere Lamberto Tronchin, docente all'Universita' di Bologna. Infine, il capitolo scavi e reperti: i tecnici del Comune (che ricorreranno alla tecnologia Top-Down) propongono di mantenere inalterata la quota di imposta delle fondazioni, previste dal progetto strutturale, nella parte di struttura dedicata alla sala. (Dire)

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