Rimini: passa il testamento biologico, molti abbandonano il Consiglio

Rimini: passa il testamento biologico, molti abbandonano il Consiglio

Eluana Englaro, la sua vicenda riporta il tema del testamento biologico

RIMINI - Il sindaco astenuto, il Partito Democratico spaccato, il centrodestra che si compatta per evitare regali e si accomoda fuori dall'aula, gli applausi del fronte laico, l'approvazione- alla fine- fra gli scranni deserti. E' questo il contesto in cui il Consiglio comunale di Rimini dell'altra sera ha dato via libera alla mozione sul testamento biologico. Sul fine-vita esistono già 50 richieste di cittadini depositate in Comune a Rimini.

 

La proposta di impegnare la Giunta del sindaco Alberto Ravaioli ad istituire un registro per le disposizioni di fine vita da depositare nella cancelleria comunale e' stata presentata dal consigliere del Pd Fabio Pazzaglia il 2 aprile del 2009, ma complici le divisioni tra cattolici e non nella maggioranza, era sempre stata rimandata a data da destinarsi.

 

Sul via libera formale, comunque, e' Alberto Ravaioli, nella doppia veste di primo cittadino-medico cattolico, che contestualizza la questione ma pare subito frenare: "Si tratta di un argomento complesso e delicato, che non va in nessun modo semplificato. Esiste una grande parte di pazienti che soffre di aggressivita' terapeutica, rispetto alla quale anch'io sono contrario. Ma allo stesso tempo esiste un'altra grande parte di pazienti che soffre di poca attenzione terapeutica, ed e' a questa che tengo in modo particolare. In ogni caso, registro- scandisce Ravaioli a chi gli chiede lumi sui tempi del provvedimento appena approvato dato che in Comune ci sono gia' 50 richieste- che la mozione e' stata approvata solo con 19 voti favorevoli, che fanno nemmeno la meta' del Consiglio.

Vedremo insieme con gli uffici quale percorso seguire".

 

Un attacco arriva subito dal centrodestra per bocca del leader dei Popolari Liberali, Eraldo Giudici: "Dal sindaco Ravaioli, cattolico dichiarato, che da esperto medico ci ha raccontato l'esperienza dei drammi umani che incontra giornalmente, ci saremmo aspettati piu' coerenza. E poi, di questa questione si deve occupare il Parlamento". Anche se in fondo non c'e' da stupirsi troppo, prosegue l'esponente dell'opposizione: "In fondo bastava leggere il canovaccio del suo programma di mandato che fin dall'inizio aveva  aperto le porte ai Dico". Giudici rimarca sulla decisione di Ravaioli "di partecipare comunque al voto astenendosi, lavandosene sostanzialmente le mani, seguito da quegli altri cattolici della sua maggioranza", anche se "alcuni hanno votato contro rimanendo attaccati allo scranno". Tra questi ultimi ci sono il capogruppo Marco Agosta (che pero' in aula ha promosso "la liberta' di voto" ai suoi), Francesco Angelini, Rita Gennari (tra i tre astenuti Ravaioli incluso, invece, c'e' anche Leandro Coccia).

 

   Ma non tutti gli ex margheritini si sono messi di traverso al fine vita: Tiziano Arlotti e Vincenzo Gallo, ad esempio, hanno votato a favore. Diverso il caso di Gigi Bonadonna, di cui parla volentieri Giudici: "E' da rimarcare  il coraggio e la coerenza di Bonadonna che, dopo aver opportunamente argomentato, e' uscito dall'aula al momento del voto, come ha fatto tutto il centrodestra". Bonadonna che Pazzaglia non esita ad attaccare: "Non mi ha stupito. Tre anni fa proposi i Dico e fece la stessa cosa, e' recidivo. Meno male che nessuno ha seguito il suo cattivo esempio", chiude il promotore del testamento approvato ("la mia piu' grossa soddisfazione da quando faccio politica")

che accusa il collega di aver cercato, a sua volta, di far saltare il numero legale.

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