Rimini, "Pierrot Parisien" al Teatro degli Atti

Rimini, "Pierrot Parisien" al Teatro degli Atti

RIMINI - Ultimo appuntamento per la rassegna Riminesi venuti da lontano, inserita nella stagione teatrale riminese 2010/2011: domenica 20 febbraio alle ore 21 al Teatro degli Atti (via Cairoli, 42) Francesco Tonti è regista ed inteprete di Pierrot Parisien, uno studio da Pierrot amico mio ed Esercizi di stile di Raymond Queneau, con lo studio del testo e la riduzione teatrale a cura di Mirco Depaoli, Roberto Naccari e Simone Bruscia.

 

Mario Cavallero ha collaborato alla regia, le musiche sono di Marco Mantovani, le scenografie di Claudio Ballestracci e le luci di Nevio Cavina. Armato di poche parole e di una vista particolarmente annebbiata, l'ultimo erede della tradizione dei Pierrot si aggira per una Parigi tutta suburbio, fatta di canneti e officine, bistrot da quattro soldi e giostre rumorose.

 

Flâneur di periferia, scivola dal quotidiano all'insolito senza fare una piega. Tra una partita a flipper e una scommessa ai cavalli, può scontrarsi con drappelli di «filosofi» inferociti, sedersi a tavola con una coppia di animali da circo, imbattersi in un'ignota cappella principesca o nei ruderi di un luna-park devastato dalle fiamme: impassibile come Buster Keaton, registra qualsiasi avvenimento con la pazienza di un detective silenzioso, prima di lasciarsi distrarre da nuovi pensieri, trascinato dalla melodia di un piano o dalla voce al grammofono di Juliette Greco: Si tu t'imagines, si tu t'imagines... Osservatore maniacale della quotidianità, Pierrot trova banale lo straordinario ma è capace di scoprire lo straordinario nel banale.

 

Nelle sue passeggiate parigine, gli basta vedere un autobus stipato di viaggiatori e notare il litigio tra un giovane dal collo lungo e il suo malcapitato vicino; non si ferma alle apparenze ma riconsidera quell'episodio da una serie imprevista di punti di vista. E se si raccontasse la stessa vicenda con tono drammatico, tragico, lirico o addirittura epico? O magari alla rovescia, o per metafore? Con la voce di un medico o di un contadino, di un amante della modernità o di un reazionario? Sarebbe sempre lo stesso episodio? Gettata la maschera, Pierrot riacquista d'un colpo la parola e da personaggio si scopre attore, reinterpretando lo stesso tema in una serie di variazioni sorprendenti.

 

Nello stesso spettacolo si sovrappongono così due dei testi più importanti di Raymond Queneau, il Pierrot amico mio e gli Esercizi di stile, due studi complementari sulle infinite possibilità del comico: la comicità fisica, gestuale, muta di Pierrot, personaggio trasportato dalla pantomima alla modernità, passando attraverso il filtro della slapstick comedy; la raffinata comicità verbale degli Esercizi di stile, uno straordinario campionario di sperimentazione linguistica e indagine retorica. I due testi e le due comicità si sovrappongono ed entrano in cortocircuito, incarnate nel corpo e nella voce dello stesso interprete.

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