Rimini, "Regina la paura" con Elena Bucci al Teatro degli Atti

Rimini, "Regina la paura" con Elena Bucci al Teatro degli Atti

RIMINI - Domenica alle ore 21 (Turno D - Tracce D Nuovo, in abbonamento) il Teatro degli Atti (via Cairoli, 42) ospita Regina la paura. Talismani e antidoti, ovvero pronti a morire ovvero essere pronti a tutto, con regia e drammaturgia di Elena Bucci con l'inserimento di brani tratti da "Venditori di paura" di Ermellina Drei e l'apporto di testi elaborati da improvvisazione.

 

Lo spettacolo è interpretato da Elena Bucci, Marco Sgrosso, Maurizio Cardillo, ?Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto e Daniela Alfonso, con Dimitri Sillato alle tastiere e al violino. La direzione tecnica e il disegno luci sono di Matteo Nanni, i costumi di Marta Benini, il suono e la composizione ai sensori di Raffaele Bassetti, le? installazioni e le lampade  di Claudio Ballestracci, i? piccoli schermi di  Pierpaolo "Spigolo" Paolizzi, il macchinismo e la direzione di scena  sono curati da Giovanni Macis. Lo spettacolo è una produzione Teatro Stabile di Napoli - Le Belle Bandiere in collaborazione con AMAT - Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Russi e con il sostegno di Regione Emilia Romagna - Provincia di Ravenna.

 

"Ci sono paure quiete ed operose che ci accompagnano  come maestre nel corso della vita - spiega Elena Bucci - e ci sono paure larghe e striscianti, sempre senza volto, che impediscono ai pensieri di volare e alle utopie di decollare.  In certi momenti della storia la paura viene agitata come un vessillo, sveglia gli istinti peggiori e frena i migliori, chiude la visione sul futuro e diventa uno strumento potente nelle mani di pochi. Cambia nome. Si veste di ragionevolezza, ragioni economiche, difesa, opportunità. Può convincerci che sia meglio essere soli che solidali, vincitori o vinti anziché compagni e più diversi di quanto non si sia uguali. La Paura, quando diventa Regina, è bugiarda e svuota le parole di senso. Cerco allora una scrittura originale risciacquata dalle azioni più concrete, una sintassi composita che attinga al dialetto e alla poesia, al turpiloquio e al linguaggio dei sogni, al parlato quotidiano e alle frasi che sentiamo rimbombare in pubblico. Vorrei varcare i limiti della decenza nell'uso dell'autobiografia e connettere i diversi codici artistici della musica, della danza, della visione. E siccome sognare non costa niente, mi piacerebbe che, per uno di quegli errori che valgono più di tante congetture e pensieri, questo spettacolo, come un rito di esorcismo collettivo, cominciasse nel mistero di un suono e in esso finisse, come si dice sia accaduto per il nostro povero mondo. Quale suono? E che ne so?"

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