Rimini, sanità. Indagato anche Benedetti, collaboratore di Ravaioli ad Oncologia

Rimini, sanità. Indagato anche Benedetti, collaboratore di Ravaioli ad Oncologia

Rimini, sanità. Indagato anche Benedetti, collaboratore di Ravaioli ad Oncologia

Oltre al sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, c'e' anche Michele Benedetti tra gli otto medici dell'ospedale riminese "Infermi" indagati nell'ambito dell'inchiesta "Farmamarket", condotta dai Nas e dalla Procura di Bologna sulla truffa da un milione e 200.000 euro ai danni del servizio sanitario nazionale: sei le persone finite agli arresti domiciliari. Benedetti fa parte dello staff medico del reparto di Radioterapia del dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell'Infermi.

 

E' il dipartimento di cui fa parte anche Ravaioli come direttore del reparto di Oncologia e Oncoematologia. E' uno dei medici accusati non solo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Ssn e di falso, ma anche di corruzione perche' sarebbe stato ricompensato da Italfarmaco in cambio delle ricette fasulle.

 

Anche per lui la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, rifiutati pero' dal gip. Nella stessa posizione di Benedetti ci sono anche Pier Paolo Piccaluga e Carlo Calabrese del Sant'Orsola di Bologna. La "fetta" di truffa attribuita a Benedetti, di gran lunga superiore ai 15.000 euro, sarebbe tra le piu' consistenti nel meccanismo individuato dagli inquirenti.

 

Il compenso ricevuto da parte dell'azienda farmaceutica consisterebbe nel pagamento delle spese necessarie alla partecipazione di un corso triennale di agopontura (del valore compreso tra i 2.500 e i 3.000 euro), che dato l'argomento non rientra tra quelli che l'Italfarmaco potrebbe sostenere.

 

Calabrese avrebbe invece ottenuto un impianto Hi-Fi, mentre Piccaluga un computer portatile e rimborsi spese per viaggi e partecipazioni a congressi. Un profilo nella truffa, quello dei medici, che la Procura ritiene comunque piu' basso rispetto a quello dell'informatore scientifico Daniele Naldi (che sarebbe considerato il vero motore della truffa) e dei farmacisti coinvolti. I rapporti, infatti, erano tra i medici e Naldi e tra questi e i farmacisti, ma per il momento non risulta una connessione diretta tra i medici e le farmacie (con conseguente spartizione del denaro ricavato dal rimborso dei medicinali che risultavano venduti sulla base delle false ricette).

 

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