Rimini, spionaggio all'associazione albergatori

Rimini, spionaggio all'associazione albergatori

Spionaggio industriale. E’ questa l’ipotesi più accreditata sulla quale stanno lavorando gli investigatori dopo il ritrovamento di una microspia sotto al tavolo della sala riunioni dell’Aia, l’associazione albergatori di Rimini. Segni di effrazione sono stati trovati anche nei telefoni, nei quali probabilmente qualcuno ha tentato di inserire delle ‘cimici’. A gennaio gli albergatori hanno registrato anche un paio di intrusioni nei sistemi informatici dell’associazione.


Cimici e microspie sono i primi apparecchi da cui partano le indagini dei carabinieri, ai quali l’Aia ha presentato la denuncia. Tutto è emerso dopo un controllo ai telefoni voluto dai dirigenti dell’associazione che, durante le conversazioni, avevano avvertito alcuni strani crepitii.


L’indagine non potrà prescindere anche dalle violazioni del sistema informatico, che aveva consentito a chi è riuscito a scoprire la password di accesso di scaricare potenzialmente tutti gli archivi dell’associazione, con dati particolarmente sensibili come bilanci, richieste di finanziamento, denunce dei redditi.


Inoltre non va dimenticato che in un paio di circostanze la sede Aia di Viserba era stata trovata con la porta scassinata. In emtrambe le occasioni non era stato portato via nulla, ma erano state trovate tracce di utilizzo del computer.


L’inchiesta verte sull’ipotesi che a compiere questi tentativi di spionaggio, sia stata un’azienda di consulenza fiscale e amministrativa nata, pare, da una ‘costola’ dell’associazione albergatori, dalla quale negli ultimi mesi si è verificata un’anomala fuoriuscita di dipendenti.

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