Risoluzione in Regione per aumentare le tariffe per le attività estrattive

Risoluzione in Regione per aumentare le tariffe per le attività estrattive

Risoluzione in Regione per aumentare le tariffe per le attività estrattive

BOLOGNA - Il consiglio regionale ha approvato (favorevoli: pd, idv, fds, sel-verdi e mov5stelle; astenuta: lega nord; contrario: pdl) una risoluzione presentata da Gian Guido Naldi e Gabriella Meo (sel-verdi), Marco Monari (pd), Liana Barbati e Sandro Mandini (idv) e Roberto Sconciaforni (fds) che impegna la Giunta a procedere celermente all'aggiornamento della legge del 1991, "allo scopo di limitare il consumo di suolo e l'impatto ambientale delle attività estrattive".

 

Nel documento, illustrato da Gian Guido Naldi, si chiede alla Giunta di aggiornare al più presto le tariffe previste dalla delibera 70/1992, determinando una tariffa "che abbia come riferimento orientativo medio 2 euro al metro cubo". I maggiori introiti così ottenuti dovrebbero essere destinati al finanziamento delle politiche regionali di tutela dell'ambiente e di salvaguardia del territorio. La nuova normativa - aggiungono i presentatori della risoluzione - dovrà prevedere regole più cogenti relativamente alla tutela delle acque di falda nelle aree di scavo, e alla sistemazione delle cave al termine del loro sfruttamento; alla Giunta si chiede, inoltre, di introdurre strumenti più efficaci per disincentivare la collocazione in discarica degli inerti provenienti dalle demolizioni e per incentivarne l'utilizzo come alternativa ai materiali da cava.

 

Secondo i dati della "Relazione sullo stato dell'ambiente 2009" (Legambiente), in Emilia-Romagna si sono estratti 12.188.077 metri cubi di materiale nelle 296 cave attive (il dato si riferisce al 2007), di cui 7.865.697 metri cubi di inerti pregiati (ghiaie e sabbie alluvionali); per l'insieme di questo materiale, i cavatori attivi sul territorio regionale avrebbero pagato complessivamente un canone annuo di poco superiore ai 6 milioni di euro, a fronte di un volume d'affari stimato in 132 milioni di euro. Il "contributo di indennizzo" a carico dei cavatori (variabile per tipo di materiale, ma per lo più di 0,57 euro al metro cubo) è stato fissato dalla citata delibera di Giunta del 1992, determinando tariffe che da quella data non sono mai state aggiornate, nemmeno con una semplice indicizzazione.

 

Respinta una risoluzione presentata e illustrata da Andrea Defranceschi (mov5stelle) che chiedeva alla Giunta di includere nella legge regionale n. 17/91 i vincoli di tutela assoluta per le attività estrattive e la localizzazione di impianti di lavorazione degli inerti nelle zone di tutela (identificate dal piano territoriale paesistico regionale) e di trasmettere questa indicazione a tutte le Province dell'Emilia-Romagna per il conseguente adeguamento delle norme tecniche d'attuazione dei rispettivi Piae (piani infraregionali delle attività estrattive).

 

Nel dibattito Andrea Pollastri (pdl), che aveva chiesto una sospensiva per approfondire il tema con le categorie interessate, ha criticato l'orientamento di modifica delle tariffe proposto nella risoluzione. Secondo Pollastri " 2 euro al metro cubo sono troppi per un settore che, in questo momento, sta attraversando una profonda crisi". Il sottosegretario Alfredo Bertelli ha informato il consigliere che la Giunta si è già attivata con le categorie e che ci sarà modo e tempo per approfondire le eventuali modifiche alla legge".

 

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Marco Carini (pd) ha auspicato, nella rivisitazione della legge, "una particolare attenzione ai punti che riguardano: i controlli, le semplificazioni autorizzative e la programmazione, tenendo conto anche degli oneri di compensazione non dovuti". Per Gabriella Meo (sel-verdi) "i canoni sono molto bassi rispetto agli utili delle aziende. Sono convinta - ha aggiunto - che nella nuova normativa si troverà un punto di equilibrio".

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