Risparmiare energia? E' possibile, ecco come

Risparmiare energia? E' possibile, ecco come

BOLOGNA - Solo gli inglesi sprecano più energia di noi. Lo dice un sondaggio svolto dall’associazione dei consumatori britannica Energy saving trust. In Europa queste cattive abitudini costano in 5 anni 16 miliardi di euro, provocando l’emissione di 46 milioni di tonnellate di anidride carbonica, oltre a svuotare le tasche dei consumatori distratti. Eppure i modi per risparmiare sono tanti, partendo da semplici accorgimenti di tutti i giorni fino ad arrivare a interventi strutturali sulla propria abitazione.

La prima cosa da fare è un gesto semplice e banale: non lasciare tv, stereo, e gli altri impianti di casa in stand by. Le spie luminose che rimangono accese consumano, anche se non sembra: secondo Federconsumatori, 20 ore giornaliere di stand by “bruciano” 200 kWh annui (circa 33 euro di bolletta). Secondo il sondaggio inglese, l’80 per cento del campione italiano lascia regolarmente una media di 6 apparecchi in stand by. Anche un’altra piccola abitudine molto diffusa, quella di far bollire l’acqua più del dovuto, costituisce uno spreco.

Continuiamo con i costi nascosti: quando lavate i piatti o i denti ricordatevi di chiudere il rubinetto nei momenti in cui non lo usate. Ogni giorno una famiglia media di 4 persone consuma circa 550 litri d’acqua, tra lavandini, docce, lavatrice e lavastoviglie.

Riduttori e altri trucchi

In pochi ancora sanno che, per dimezzare il consumo da rubinetti e docce, è sufficiente installare dei riduttori di flusso, che avvitati all’estremità mescolano l’aria e l’acqua, mantenendo la potenza del getto. Tra le piccole sostituzioni, che possono cambiare in meglio la condizione delle vostre tasche, c’è anche il cambio delle lampadine: quelle a basso consumo utilizzano anche l’80 per cento in meno delle normali lampadine e durano dieci volte più a lungo.

Una famiglia può risparmiare 75 euro l’anno, secondo i calcoli di Enel. Invece è vero che cambiando frigorifero (e passando dalla classe energetica B alla A) spendiamo alcune centinaia di euro, ma, secondo l’Enel, il consumo medio annuo scende da 949 kWh a 343 kWh, spendendo 61,4 euro invece di 169,87.

Seguendo questi piccoli consigli, il risparmio è sicuro, ma per fare il salto di qualità bisogna muoversi più in grande e pensare a una ristrutturazione energetica della casa. In Italia esistono diverse aziende, spesso operanti a livello regionale, che si occupano di diagnosticare le abitudini di consumo di un privato, di un’azienda o di un’istituzione, e porvi rimedio con accorgimenti anti-spreco.

Si chiamano Energy Service Company, o Esco, e devono essere accreditate dall’Autorità per l’Energia elettrica e il gas (Aeeg). Sul sito dell’Autorità, www.autorita.energia.it è presente la lista delle Esco riconosciute. Queste si occupano di operazioni come l’isolamento termico della casa, l’eliminazione degli sprechi dell’impianto di riscaldamento, il montaggio di pannelli fotovoltaici e così via.

Il “caro pannelli”

Al di là dei facili entusiasmi, non sono rari i casi in cui il consumatore si blocca di fronte a cifre elevate per l’installazione di dispositivi di risparmio energetico. Ad esempio, mettere sul proprio tetto 8 metri quadri di pannelli fotovoltaici costa attorno ai 9-10mila euro (e questi impianti, superati i 15 anni, hanno spesso bisogno di manutenzioni straordinarie).

“Effettivamente il pannello fotovoltaico è uno degli accorgimenti più cari - dice Giorgio Schultze, presidente della Esco del Sole, che ha curato consulenze a Bologna, Parma, e in provincia di Milano, dove ha sede - però non scordiamoci che va sempre valutato il risparmio complessivo. Il presidente della Esco del Sole fa un esempio: le valvole termostatiche, che si applicano ai singoli caloriferi della casa permettendo di regolare con precisione la temperatura in ogni stanza, “costano 25 euro più 25 di installazione. Per sei caloriferi in casa si spendono 300 euro - spiega Schultz - ma dato che le valvole fanno risparmiare veramente il 30 per cento dei consumi, in una sola stagione, considerando una bolletta annuale di 1.000 euro per il riscaldamento, la spesa totale per il risparmio energetico viene ripagata”.

Cattivo bilanciamento

Proprio il cattivo bilanciamento del riscaldamento è una delle cause di maggior dispersione di energia nelle case degli italiani, secondo Schultze: “Non è raro che in alcuni momenti si senta molto freddo, in altri troppo caldo, allora si finisce per aprire le finestre nonostante i caloriferi accesi”.

L’isolamento termico dell’abitazione è un’altra delle operazioni fondamentali eseguite dalle Esco, come ci fa notare il responsabile della Energy Service Company di Milano, “Non dimentichiamo che in Italia molti edifici sono stati costruiti tra gli anni 60 e 70, con mattoni forati.

Magari hanno una potenza d’impianto di riscaldamento molto forte, ma all’ultimo piano si muore di freddo”. È inutile mettere pannelli solari o altri impianti per risparmiare, se la casa è un colabrodo energetico.

E se la volontà di cambiare c’è, ma i soldi scarseggiano? Generalmente le Esco anticipano le spese al posto dell’utente. Inizialmente, viene fatta una diagnosi dei consumi medi della persona prima dell’intervento dell’Esco. La società ricaverà il suo compenso incassando dal cliente la parte di bolletta risparmiata per un tot di anni. In altre parole, se l’intervento della Esco ha un costo di 10mila euro, e permette di risparmiarne 2mila in un anno di bollette, per i primi 5 anni il consumatore continuerà a pagare gli stessi servizi con il vecchio costo, fino al rimborso delle spese e della parcella della Esco. Finiti i 5 anni tutto il risparmio ottenuto sarà suo.

Sciuponi e virtuosi nel panorama europeo

Per una volta fa piacere arrivare secondi, dopo gli inglesi. Del resto il podio in questione non è affatto onorevole: si tratta della classifica dei paesi europei più spreconi nei consumi energetici.

L’associazione che lo ha realizzato, l’Energy Saving Trust, ha indagato su un campione di 5mila consumatori dei principali paesi europei, al fine di evidenziare il peso delle abitudini nella vita di tutti i giorni che portano a sprechi di energia. I peggiori, appunto, sono i britannici con una media di 32 azioni settimanali di spreco, calcolate su una lista di 12 pessime abitudini: lasciare gli elettrodomestici di casa in stand by, tenere inserito il caricabatteria e lasciar bollire l’acqua oltre il necessario, non spegnere la luce quando si esce dalla stanza, prendere l’auto anche per piccoli spostamenti, usare la lavatrice a 60 o a 90 gradi, tenere il motore acceso negli ingorghi per oltre un minuto e sfruttarlo oltre i giri necessari, asciugare i panni con la lavatrice, tenere il riscaldamento acceso anche quando si esce o alzarlo invece di coprirsi. In questa singolare classifica gli inglesi primeggiano specialmente nell’abuso di acqua nei bollitori elettrici e nell’utilizzo di asciugabiancheria.

L’italiano medio, secondo classificato per sprechi, compie 25 azioni di spreco in una settimana, mantenendo la testa della classifica dello spreco di benzina e gasolio durante gli ingorghi. Inoltre, l’80 per cento del campione italiano, primo anche in questo, lascia regolarmente una media di 6 apparecchi in stand by.

E i virtuosi del consumo energetico? Secondo l’Energy Savings Trust, sono tedeschi, spagnoli e francesi. I cugini transalpini usano meno l’auto, quando possono facilmente utilizzare un altro mezzo di trasporto (due volte la settimana contro le tre di Italia e Gran Bretagna), ed evitano di girare per casa in mutande e t-shirt in pieno inverno, grazie al riscaldamento regolato al massimo. Ma i più risparmiosi di tutti in assoluto sono i tedeschi, con sole 14 azioni di spreco alla settimana e un’unica cattiva abitudine: il lavaggio in lavatrice ad alte temperature.

E lo Stato premia le aziende…

Si tratta di calcoli fatti su un utente medio teorico, mentre nella realtà ci sono cittadini che si impegnano per il risparmio e altri che scialano. ma così pagano tutti la stessa quota.

È possibile che il risparmio energetico di Enel, Acea, Italgas e di altre 27 società di distribuzione simili lo debbano pagare i consumatori con le bollette? Il dubbio viene spontaneo leggendo il primo rapporto annuale di risparmio energetico presentato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). Secondo il testo, gli incentivi che lo Stato concede alle società di distribuzione di elettricità e gas, per diminuire gli sprechi dei loro utenti, possono essere spalmati come costi aggiuntivi sulle bollette.

L’Aeeg ci ha assicurato che si tratterebbe grosso modo di percentuali dell’ordine di grandezza dello 0,01, ma non ci ha saputo fornire degli esempi pratici, né spiegare qual è la logica di questa follia. L’Autorità, però, ha tenuto a specificare un concetto: dato che l’incentivo che viene assegnato è sempre inferiore al valore dell’energia risparmiata, alla fine della fiera, il consumatore ne esce comunque con più soldi in tasca.

Secondo i calcoli contenuti nel rapporto dell’Aeeg, infatti, nel periodo a partire dal 1° gennaio 2005 al 31 maggio scorso, i costi in bolletta risparmiati dai consumatori sono stati tra i 600 e gli 800 euro per tonnellata equivalente di petrolio (o tep, si tratta di un’unità di misura corrispondente al consumo di luce e gas) negli usi domestici di energia. Invece, i soldi spesi per incentivare questi risparmi corrispondono a 100 euro per ogni tep risparmiato.

Questi, però, sono calcoli fatti su un consumatore medio teorico. Nella vita reale, ci sono cittadini che ce la mettono tutta per fare un consumo responsabile, e altri che sciupano energia senza rimorsi: entrambi pagheranno la stessa quota in più, seppur minuscola come ci assicura l’Aeeg, per incentivare il comportamento responsabile delle aziende.

Formula controversa

Da dove nasce questa controversa norma che per farci risparmiare sui consumi domestici, ci costringe a pagare un costo in più in bolletta? Alla base c’è un decreto ministeriale del luglio 2004 che, sfruttando meccanismi di mercato, favorisce “la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali”. In effetti, nei primi 17 mesi di funzionamento della legge, sono state risparmiate circa 286mila tonnellate equivalenti di petrolio.

È come se una città di 380mila abitanti nel nostro paese non avesse fatto alcun consumo domestico, evitando l’immissione nell’aria di oltre 750mila tonnellate di anidride carbonica. A spingere le aziende a impegnarsi seriamente per la riduzione degli sprechi, è il meccanismo dei Titoli di efficienza energetica (Tee), detti anche certificati bianchi. L’Aeeg impone alle società di distribuzione energetica medio-grandi, con almeno 100mila utenti, di effettuare una certa percentuale di risparmio energetico all’anno. L’entità del risparmio dipende dalla grandezza dell’azienda. Ad esempio, all’Enel Distribuzioni, che è la società dominante sul territorio italiano, l’Autorità ha imposto di risparmiare nel 2005, 87.849 tep. Mentre nel settore della distribuzione del gas, all’Italgas, l’altro colosso delle reti energetiche, è stata imposta la riduzione di 20.215 tep.

Solo tre aziende su 30 non hanno rispettato il vincolo di compiere almeno il 50 per cento del risparmio imposto.

Un premio per 5 anni

Per i primi 5 anni, con lo scopo di incentivare l’impegno delle aziende, l’Aeeg, tramite il Gestore del mercato elettrico, assegna a ogni società un tot di certificati bianchi proporzionalmente al lavoro svolto. Sostituzione di quelle tradizionali con lampadine a basso consumo, isolamento termico, installazione pannelli fotovoltaici: per ogni operazione una quantità precisa di certificati bianchi, che corrispondono a un incentivo economico per l’impresa, pari a 100 euro per ogni tonnellata equivalente di petrolio risparmiata. Se l’azienda non riesce ad avere il numero di certificati necessari, può comprarli da una società Esco.

Più certificati bianchi significano più risparmio energetico globale. L’Autorità assicura, con dei calcoli molto complicati, che alla fine anche i consumatori ci guadagnano. Con esempi pratici e alla portata di tutti, sarebbe più facile crederci.

Un tetto di celle per fruttare il sole

Se guidando in autostrada vi capiterà di passare davanti al casello di Forlì, una cosa è certa: non potrete non notarlo. E per una volta, forse, varrà la pena di rallentare leggermente, perché proprio qui è sorto il più grande tetto fotovoltaico (con centinaia di celle) di tutta l’Emilia-Romagna e uno dei più grandi in Italia.

Pulito, efficiente, silenzioso cattura i raggi del sole e li trasforma in energia elettrica. Energia buona, non inquinante. L’impianto è entrato in funzione di recente. Un evento per il mondo delle energie sostenibili, peccato soltanto che sia ancora uno dei pochissimi impianti fotovoltaici in Italia, realizzati per fornire energia pulita a una azienda che in questo caso è la Cia (Commercianti indipendenti associati, una cooperativa del gruppo Conad).

A vederlo, l’impianto, è una grande distesa di pannelli trasparenti, circa 1.100 metri quadrati, lunga ben 120 metri (quanto un campo di calcio, per capirci) appoggiata proprio in cima al tetto di una enorme costruzione di 20mila metri quadrati. Si tratta del magazzino della Cia dove vengono conservate le merci e le derrate che vanno a rifornire 306 punti vendita di mezza Italia, dal Friuli-Venezia Giulia alle Marche. E quello di Forlì è solo un inizio, che presto dovrebbe allargarsi a decine di altre strutture legate al Conad.

250mila kWh l’anno

Con questo nuova struttura, costruita davvero a tempo di record, in un mese e mezzo dalla Ceif di Forlì e collaudata a fine ottobre, la Cia riuscirà a produrre da sola, sfruttando i raggi del sole, qualcosa come 250mila kWh l’anno. In pratica, rappresenta un ottavo del fabbisogno complessivo dell’azienda. Ma, oltre a ciò, riuscirà a ridurre le emissioni di anidride carbonica di 100 tonnellate. Nelle giornate di buon irradiamento solare si riuscirà a raggiungere un picco di potenza di 150 kW.

Certo non si può dire che sia costato poco perché l’investimento complessivo è stato di 750mila euro. “Ma il costo dovrebbe essere ammortizzato in 10 anni”, spiega chi ha avuto l’idea, Vitaliano Brasini, amministratore delegato di Commercianti indipendenti associati. “Ho pensato - aggiunge - che questo enorme tetto, esposto a Sud, in posizione favorevole, poteva essere sfruttato”.

L’unica piccola delusione, racconta Brasini, è arrivata quando hanno scoperto che i pannelli solari oggi riescono a trasformare in elettricità solo il 15 per cento dell’energia solare: “La tecnologia e la ricerca dovrebbero andare avanti. Per il resto tutta la nostra azienda segue da tempo una politica di sostenibilità ambientale. Abbiamo adottato per esempio celle frigorifere intelligenti, in grado di ridurre i consumi del 20-25 per cento, e abbiamo installato in tutti i nuovi negozi lampade ad alta efficienza energetica”.

Incentivi attesi

Gli impianti fotovoltaici in Italia sono ancora esempi rari. Raggiungono a malapena i 20 Megawatt. Ma adesso dal governo dovrebbero arrivare nuove forme di incentivo e già nel giro di due anni questa forma di risparmio energetico dovrebbe trovare un nuovo impulso.

Come si ammortizza un impianto fotovoltaico? Oggi il Gse, il Gestore dei Servizi elettrici (www.grtn.it), concede una cifra che tra 0,42 e 0,46 euro per kilowattora prodotto. Questa sovvenzione viene data per 20 anni. Nel caso specifico con i suoi 250mila kWh (pagati 0,42) la Cia ammortizzerà l’investimento in circa 10 anni. Questa formula di pagamento si chiama conto energia e la ricevono gli impianti funzionanti ed efficienti, visto che più si produce più si è pagati. Prima del conto energia c’era il “conto capitale”, che invece concedeva contributi al momento dell’installazione dell’impianto.




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