Ronde Gialle, Confcommercio attacca Coldiretti: "Che guardino in casa loro"

Ronde Gialle, Confcommercio attacca Coldiretti: "Che guardino in casa loro"

Le Ronde Gialle in azione

RAVENNA - Polemica sulle ‘Ronde Gialle' di Coldiretti, e cioè i controlli degli agricoltori sui prezzi e la qualità dei prodotti agricoli in vendita nei negozi e supermercati. Sull'argomento interviene Confcommercio: "Riterremmo più utile una collaborazione tra le categorie. Le ronde gialle più che controllare i prodotti sui banchi dei mercati dovrebbero guardarsi al loro interno, in particolare dovrebbero fare dei raid nei mercati contadini, i cosiddetti farmer's market. Lì si che troverebbero delle belle sorprese".

 

"E invece no - prosegue la nota di Confcommercio Ravenna - le ronde Coldiretti preferiscono, con una assurda campagna di disinformazione, denigrare il mercato regolare, quello cioè che opera nell'assoluta legalità, trasparenza e qualità dei prodotti. Probabilmente ‘attaccando' le bancarelle dei mercati (ma non solo), facendo trasparire  fantomatiche irregolarità e chiedendo a gran voce l'intervento degli organi di controllo, le ronde gialle vogliono assurgere al ruolo di unici certificatori di cosa è buono (e quindi si può acquistare), da ciò che non lo è (e quindi nocivo). Questo atteggiamento è tanto più assurdo se si considera che la Coldiretti attraverso l'attività dei farmer's market, di fatto, promuove la concorrenza sleale, sia rispetto all'equità fiscale che alle condizioni igienico sanitarie. E soprattutto, più che sostenere i consumi, queste "nuove" forme di commercio si prefigurano come l'ennesimo aiuto agli agricoltori e non mantengono spesso le promesse per cui sono nate, quelle cioè di attuare prezzi più bassi".

 

"Di fatto il mercato ha già bocciato i farmer's market che non hanno mantenuto le promesse per i quali sono nati, e cioè maggior qualità dei prodotti a prezzi più bassi, come gli stessi consumatori denunciano. Questo a dimostrazione che non ci si può improvvisare commercianti.  Ma, al di là di questo, la Coldiretti continua nella campagna di disinformazione e di discredito di alcuni soggetti della filiera, leggasi la distribuzione, accusandola di essere responsabile di comportamenti speculativi che sono, invece, destituiti di ogni fondamento scientifico".

 

"E ancora: c'è la certezza che le pesche, le pere, le ciliegie vendute nei farmer's market sono della terra del contadino? Nessuno può saperlo perché la tracciabilità è inesistente. In teoria nel mercato del contadino potrebbero comparire anche esotici caschi di banane provenienti dal continente nero.  Senza considerare che il mercato non è quello degli ambulanti, con gli spazi riservati e le infrastrutture di supporto (acqua, luce e scarichi) concesse dall'ente locale, ma un gruppo di tavolini e qualche sedia dove scambiare i "prodotti dell'orto" con il denaro. Senza passaggi intermedi, senza rete commerciale e senza regole. Ma soprattutto senza scontrini fiscali e pesatura obbligatoria con bilance omologate. In sostanza, allora, quali sono i vantaggi per il contadino, o meglio, per le associazioni di rappresentanza agricola che incentivano le aperture dei farmer's market nelle nostre piazze cittadine? E' presto detto".

 

"Tasse zero per l'occupazione di suolo pubblico; elusione delle norme tributarie sulla rendicontazione obbligatoria; spese zero per l'adeguamento dei locali di vendita alle norme igienico-sanitarie - attacca Confcommercio - Inoltre questi mercatini, insistono in aree comunali la cui destinazione, secondo le previsioni dei piani commerciali, non è mercatale.  E i vantaggi per il consumatore? Prezzi più bassi, è la risposta più naturale. Ma non è così. Secondo una recente indagine di Nomisma sulla filiera agroalimentare, per ogni 100 euro di spesa, ben 97 sono i costi sostenuti dai diversi operatori, interni ed esterni. La filiera, secondo l'autorevole istituto, è fortemente zavorrata e polverizzata.  D'altra parte non bisogna dimenticare che dietro a tutto ciò c'è un indotto dove lavorano tutta una serie di categorie che sopportano costi come energia, trasporti, incidenza dell'imposizione fiscale, praticamente inesistenti per i venditori dei farmer's market. Ma, portafoglio alla mano, il risparmio sparisce."

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Se le grosse cooperative di raccolta non avessero strozzato gli agricoltori pagando prezzi irrisori sui prodotti conferiti, adesso, questi contadini invece di andare a vendere i loro prodotti direttamente, dopo una dura giornata di lavoro, continuerebbero a conferirli in quelle strutture. Come mai queste cooperative investono in strutture faraoniche in Italia e all'estero e i contadini associati sono al fallimento?

  • Avatar anonimo di Homer
    Homer

    La mancata emissione dello scontrino fiscale è ridicola. Quindi il calcolo delle tasse per questi agricoltori che partecipano ai farmer market si fa ad occhio?

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