Ruby, le carte che portano Berlusconi a processo

Ruby, le carte che portano Berlusconi a processo

Ruby, le carte che portano Berlusconi a processo

MILANO - "È evidente che l'ipotizzato, indebito, intervento" sul capo di gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, la famosa telefonata fatta da Silvio Berlusconi, per chiedere che Ruby fossi affidata alla Minetti, fu fatta "sicuramente con abuso della qualità di presidente del Consiglio". Questo è il parere del Gip, notificato mercoledì sera nelle 27 pagine del decreto a Silvio Berlusconi e alle parti lese.

 

Qui, secondo la Procura, il reato di concussione. Per questo motivo il Premier è stato rinviato a giudizio immediato, saltando l'udienza preliminare. A questo punto il Gip ritiene che i pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano possano costruire l'accusa. Con quella telefonata, si apprende dalle carte, il premier aveva l'intenzione "evidente" di nascondere i suoi rapporti sessuali con la minorenne, facendola affidare alla consigliera regionale Nicole Minetti, invece che ad una comunità. La difesa non ammette alcun reato, e, in ogni caso, il presidente del Consiglio, dovrebbe essere giudicato dal Tribunale di ministri e non da quello ordinario.

 

In una memoria allegata agli atti i difensori di Silvio Berlusconi, gli avvocati-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo, sostengono che l'intervento telefonico del Premier sia stato fatto solo per "salvaguardare le relazioni internazionali con l'Egitto". Berlusconi infatti riteneva Karima El Marough nipote di Mubarak, "erroneamente", secondo la difesa. Nessuna logica per questa teoria secondo il giudice, che ricorda come Berlusconi, nella telefonata ad Ostuni "fece riferimento in termini generici e dubitativi all'illustre consanguineità della minorenne" ed inoltre come, per verificare la nazionalità di Ruby, non siano state contattate "le autorità di quello stato".

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