Russi, bocciato in Regione il "no" alla centrale a biomasse

Russi, bocciato in Regione il "no" alla centrale a biomasse

Russi, bocciato in Regione il "no" alla centrale a biomasse

BOLOGNA - L'Assemblea legislativa ha respinto a maggioranza (no del pd; sì di pdl, ln, sel-verdi, fds, idv, 5 stelle; ast. udc) una risoluzione sottoscritta dai consiglieri regionali Giovanni Favia ed Andrea Defranceschi (mov 5 stelle), in cui si invitava la Giunta regionale ad opporsi al progetto della centrale a biomasse di Russi, individuando un progetto alternativo compatibile con la crescita sostenibile del territorio e coinvolgendo tutti i soggetti interessati nel processo decisionale.

 

Presentando la risoluzione, Favia ha citato il programma di mandato del presidente della Regione Vasco Errani, in cui si richiamavano temi "condivisibili" come lo stop al consumo del territorio, la tutela del suolo e dell'agricoltura emiliano-romagnola, la lotta all'inquinamento nella pianura padana e la valorizzazione di sistemi di riciclo e compostaggio.

 

Mentre è accettabile - a parere del consigliere - la costruzione di piccole centrali energetiche a biomassa, quando queste "siano alimentate a filiera corta", attraverso sfalci e scarti biodegradabili d'agricoltura con il ricorso alle colture energetiche solo se autoprodotte marginalmente all'attività dell'azienda agricola o del consorzio di prossimità, non lo è altrettanto l'impianto che si vorrebbe costruire a Russi, che, secondo Favia, non sarebbe neppure in linea con quanto affermato nel programma di mandato.

 

Questo impianto, infatti, sarebbe da 30 MW elettrici, quindi circa 90 MW termici, per un costo complessivo di 120 milioni di euro, e godrebbe di sussidi per lo smantellamento dello zuccherificio Eridania e per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in virtù del fatto che il materiale dovrebbe provenire da aziende collocate entro un raggio di 70 chilometri, quindi "teoricamente a filiera corta".

 

In realtà, all'interno di questa fascia chilometrica ci sarebbero le sedi legali delle aziende che, unite in una joint venture, hanno dato vita al progetto, non quelle operative: ragion per cui si contravverrebbe - secondo quanto scritto nella risoluzione - allo scenario di filiera corta, aprendone altri che vedrebbero l'importazione di materiale da luoghi più lontani. Dato che farebbe prevedere anche un maggiore inquinamento per il trasporto del combustibile.

 

Il progetto della centrale di Russi, oltre a non aver nessuna giustificazione dal punto di vista del fabbisogno energetico, non presenterebbe, quindi, utilità alcuna, nemmeno per il territorio agricolo.

L'Assemblea - ha concluso Favia - dovrebbe mandare un messaggio chiaro: fermare il progetto e dichiarare il territorio regionale indisponibile all'insediamento di questi "inceneritori mascherati".

 

Gabriella Meo (sel-verdi), assicurando l'appoggio al documento, ha ricordato che il proprio partito si è posto, fin dall'inizio, in posizione fortemente critica nei confronti dell'impianto di Russi, come di altri simili. Tra i punti nodali su cui vigilare, citati dalla consigliera: la compatibilità ambientale, la provenienza dei materiali che deve essere locale e l'indispensabile coinvolgimento dei residenti e degli agricoltori.

 

Sandro Mandini (idv), anch'egli d'accordo sui contenuti della risoluzione, ha detto di non essere contrario a priori alle centrali a biomasse, ma sull'impianto in questione pendono troppe incertezze: dal mancato coinvolgimento dei soggetti interessati, alle procedure seguite ed all'approvvigionamento della materia prima che verrebbe dall'estero. Mandini ha poi auspicato che la Regione faccia la sua parte per chiarire le criticità.

 

La realizzazione di centrali ad energia pulita, come quella prevista a Russi, rientra fra gli obiettivi del piano energetico regionale, per cui chi l'ha votato non può chiamarsi fuori. Lo ha detto Mario Mazziotti (pd), contrario al documento, aggiungendo che la realizzazione di questo progetto si inserisce nel quadro delle riconversioni degli zuccherifici dismessi, con la riqualificazione delle strutture e nuovi posti di lavoro. L'approccio non deve quindi essere ideologico, se si è a favore o contro la centrale, ma, più correttamente, se l'impianto corrisponda o no alle norme vigenti ed alle esigenze di tutela della salute e se sia realizzato a regola d'arte. Alla politica spetta quindi il compito di indirizzare e controllare le procedure in atto e valutare che queste condizioni siano rispettate. A parere di Mazzotti, non ci sarà un incremento dell'inquinamento e la situazione sarà anzi migliore di quando lì era in funzione lo zuccherificio.

 

Monica Donini (fds), assicurando il voto favorevole al documento, avrebbe comunque preferito arrivare ad una presa di posizione dell'aula, su questo argomento, attraverso una discussione più articolata. E' infatti necessaria - a suo avviso - una riflessione su queste centrali per dare risposte complessive, affrontando la questione non in modo parcellizzato, ma facendo il punto della situazione e garantendo la coerenza della filosofia del piano energetico con i progetti realizzati sul territorio.

 

Anche Mauro Manfredini (ln) ha dichiarato di non essere contro aprioristicamente agli impianti a biomasse, ma questo progetto risulterebbe troppo impattante con il territorio su cui insiste ed avrebbe sollevato troppo scontento, soprattutto fra gli agricoltori. Di qui, il suo sostegno alla risoluzione.

 

Silvia Noè (udc) si è invece astenuta, sottolineando di non essere contraria a queste centrali, ma considerando più opportuni insediamenti che garantiscano percorsi di filiera corta. A Russi questo non è garantito, per cui la consigliera auspica che la conferenza dei servizi possa dare garanzie ambientali più precise.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di TEX
    TEX

    Come al solito i portavoce dei partiti si comportano cme tali. Silvia Noè astenuta(udc). Mai una presa di posizione sè non per garantirsi un'alleanza che dia remunerazione futura, futuri posti di gestione, controllo, e remunerati perbene come solo i policiti sanno farsi pagare. la tacchina come si dice da noi.

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