Salute, allarme obesità: la metà dei forlivesi adulti è in sovrappeso

Salute, allarme obesità: la metà dei forlivesi adulti è in sovrappeso

Salute, allarme obesità: la metà dei forlivesi adulti è in sovrappeso

FORLI' - Quasi la metà dei forlivesi adulti è in sovrappeso, con un 11% di obesi. Le cause sono da ricercare negli stili di vita sedentari: solo un terzo delle persone fra i 18 e i 69 anni, infatti, pratica attività fisica raccomandata. E' quanto emerge dallo studio Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la salute in Italia), effettuato dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, relativamente al triennio 2007-2009.

 

L'obiettivo della ricerca è stimare la frequenza e l'evoluzione dei fattori di rischio per la salute, legati ai comportamenti individuali. Sulla scorta di tali dati, in occasione dell'Obesity day, promosso in tutta Italia dall'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica nelle giornate di domenica e lunedì, lanciano il loro appello i professionisti dell'Ausl di Forlì. L'obesità, infatti, rappresenta un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, ipertensione, alcuni tipi di neoplasia, e diabete.

 

«Si tratta di numeri preoccupanti - commenta il dott. Germano Pestelli, direttore dell'U.O. di Riabilitazione dell'Ausl di Forlì - dobbiamo tutti rimboccarci le maniche per favorire il più possibile stili di vita attivi, sensibilizzando la popolazione, in ogni classe d'età, sulla necessità di una pratica quotidiana dell'attività fisica, adeguata, chiaramente, alle proprie condizioni». In questo senso, il dott. Pestelli auspica il coinvolgimento di un'ampia platea di attori.

 

«Occorre portare questi temi al di fuori delle strutture sanitarie, interessando le associazioni di volontariato, dei malati e i Comuni, così da avere in futuro persone più sane - dichiara - una percentuale rilevante dei nostri bambini, infatti, risulta obesa, mentre è dimostrato che chi impara a muoversi in giovane età ha poi una vecchiaia migliore». Dai dati in possesso dell'U.O. Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Sanità Pubblica  dell'Ausl di Forlì, emerge come, dai 6 ai 17 anni, quasi un giovane forlivese su quattro sia in eccesso di peso; il picco si raggiunge all'età di 9 anni, con una quota di uno su tre, per poi decrescere sino a meno di un quinto all'età di 17 anni.

 

«Come Medicina dello Sport DEL Dipartimento di Sanità Pubblica - spiega il direttore, dott. Fiorenzo Rubboli - vediamo molti bambini in sovrappeso e anche obesi: a loro diamo sia consigli comportamentali sia dietetici. Inoltre effettuiamo diversi interventi nelle scuole per promuovere l'attività fisica e una nutrizione corretta» La causa principale dell'eccesso di peso è la sedentarietà: solo il 30% dei bambini forlivesi svolge attività fisica adeguata. Negli adulti, i numeri sono leggermente superiori ma non certo confortanti.

 

Lo studio Passi indica che appena il 35% ha uno stile di vita attivo, mentre il 22% è completamento sedentario - dato maggiore nelle donne e in coloro con difficoltà economiche - e il 43% fa sì attività fisica ma meno di quanto raccomandato. Non deve dunque stupire che il 44% degli adulti 18-69 anni presenti un eccesso ponderale, col 33% in sovrappeso, pari a 41.000 persone, e l'11% obeso, pari a 13.500 forlivesi.

«A chi deve dimagrire - prosegue il dott. Rubboli - consigliamo sport che prevedono sforzi prolungati a basso regime, come nuoto, podismo, ciclismo. Nel nostro ambulatorio di prevenzione e sport-terapia riceviamo, inoltre, i pazienti, per lo più adulti o anziani, ma non solo, con fattori di rischio o patologie sensibili all'attività fisica segnalatici dai medici di famiglia e prescriviamo loro quale sport praticare e con quale intensità. In ogni modo, l'ideale sarebbe svolgere 30-45 minuti di attività fisica tutti i giorni, o almeno 5 giorni la settimana».

 

Un dato su cui riflettere è che l'obesità, oltre a crescere con l'età e interessare più gli uomini che le donne, colpisce maggiormente le persone socialmente svantaggiate, con basso titolo di studio o problemi economici. «A tutte le età - illustra a questo riguardo la dott.ssa Claudia Cortesi, medico dirigente del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione - lo stato ponderale dei figli è influenzato da quello dei genitori: al crescere della scolarità dei genitori si riduce nei figli il rischio obesità ed il consumo di bevande zuccherate, mentre aumenta quello di frutta e verdura. Le motivazioni possono essere da una parte la minore consapevolezza, da parte delle famiglie meno acculturate, del potere nutritivo dei cibi, con conseguente maggior consumo di alimenti ad alta densità energetica, dall'altra la minore penetrabilità di messaggi o programmi tesi a promuovere stili di vita più salutari».

 

Un altro problema è che genitori sembrano sottostimare l'adeguatezza dell'apporto alimentare dei propri figli e sovrastimare, invece, l'attività fisica: in media, solo 1 genitore su 3 ha una percezione che coincide con la realtà. Se l'obesità ha assunto le dimensioni di un'epidemia, molto si deve al contesto sociale in cui viviamo. La pensa così il dott. Maurizio Nizzoli, direttore dell'U.O. di Endocrinologia e Malattie metaboliche dell'Ausl di Forlì, che parla di «fenomeno tossico-ambientale». «Più che la genetica, è l'ambiente intorno a noi ad aver determinato l'attuale esplosione di obesità e diabete - illustra - l'evoluzione, ha portato l'uomo ad avere un metabolismo conservatore, cioè ad accumulare grasso per far fronte ai periodi di carestia. Col tempo, tuttavia, questo elemento da positivo è divenuto in negativo».

 

Tale trasformazione è avvenuta in gran parte negli ultimi 50 anni, con la riduzione del movimento e sempre maggiori quantità di cibo a disposizione. «Una volta, i bambini andavano a scuola a piedi o in bici, oggi, per paura del traffico, i genitori preferiscono accompagnarli in auto - prosegue il dott. Nizzoli - allo stesso modo, da piccoli si giocava tutti i giorni in cortile o in parrocchia, mentre ora l'attività fisica si limita a una o due ore di palestra la settimana. Senza contare il continuo incentivo a mangiare: pranzi e cene rappresentano occasioni di ritrovo, la televisione, su impulso delle industrie, reclamizza cibi sempre più gustosi che sono, però, anche sempre più grassi. Così, stiamo, purtroppo, abbandonando progressivamente le sane abitudini della dieta mediterranea uniformandoci a un regime alimentare di stampo anglosassone».

 

Per fortuna, le soluzioni non mancano. «E' necessario che ciascuno faccia la sua parte - spiega il dott. Nizzoli - le istituzioni devono pensare città più vivibili e offrire occasioni per fare sport senza spendere troppo, le scuole far capire l'importanza del movimento, le mense aziendali e scolastiche proporre cibi sani. Inoltre, occorre che i cittadini acquisiscono maggior consapevolezza riguardo questi temi. Un buon suggerimento è dotarsi di un contapassi, così da controllare il proprio stile di vita: se si arriva a 10mila giornalieri, va bene, altrimenti bisogna intervenire». Un altro consiglio viene dal dott. Marcello Galvani, direttore dell'U.O. di Cardiologia dell'Ausl di Forlì.

 

«Dal punto di vista delle malattie cardiovascolari, è molto importante tenere monitorata l'obesità addominale, più che l'indice di massa corporea - dichiara - per farlo, è sufficiente misurare il proprio girovita, più o meno all'altezza dell'ombelico. Se si è al di sotto degli 80 centimetri, nel caso delle donne, e dei 94 centimetri, per gli uomini, non c'è problema. Al di sopra, invece, si è in sovrappeso».

 

I valori più preoccupanti, tuttavia, sono girovita maggiori di 102 centimetri, negli uomini, e 88, nelle donne. «In questi casi, il rischio di contrarre malattie cardiovascolari è 2,5 volte superiore e aumenta ulteriormente in coloro che hanno gia avuto questo tipo di eventi - rivela il dott. Galvani - per ridurre il grasso addominale, il modo migliore è praticare attività fisica regolare ed eliminare gli zuccheri dalla propria dieta».

 

In generale, medici e operatori sanitari dell'Ausl di Forlì sono particolarmente sensibili a questi temi. Lo studio Passi mostra, infatti, che nella nostra Azienda il 76% delle persone in eccesso ponderale è stato motivato dagli operatori sanitari a compiere attività fisica, mentre a livello regionale tale percentuale si arresta al 42%.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di R_I_C_K_
    R_I_C_K_

    per forza che sono tutti panzoni in questa citta...poche piste ciclabili, pochi parchi dove poter sgambettare e sopratutto fare sport come calcio basket e pallavolo...poi sopratutto ogni domenica c'è qualke iniziativa velleitaria per rivitalizzare il centro a base di cibo spazzatura e iper calorico...questo fa male al fisico...sempre giornate e serate a base di vini formaggi e salumi...è ora di finirla...basta!!!!!!!!! non servon a nulla

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