Salute, la Regione Emilia-Romagna dice 'no' al doping

Salute, la Regione Emilia-Romagna dice 'no' al doping

Salute, la Regione Emilia-Romagna dice 'no' al doping

"Faccio un appello ai miei colleghi: unitevi alla mia battaglia, fate i test e dimostrate che siete puliti". Questo aveva detto il campione di nuoto Milorad Cavic in occasione dell'avvio di "Positivo alla salute", la campagna di comunicazione della Regione Emilia-Romagna per promuovere la tutela della salute degli sportivi (giovani, amatori e dilettanti), la prevenzione e la lotta al doping attraverso una corretta informazione riguardante gli effetti dannosi delle pratiche dopanti.


E così, per dare il buon esempio e anche per dimostrare di essere pulito, Cavic si è sottoposto a una serie di analisi nelle strutture del Centro regionale antidoping. Il sito della campagna (www.positivoallasalute.it) da oggi pubblica tutti i risultati delle analisi effettuate a marzo e ripetute nei giorni scorsi.

 


Il protocollo di analisi

Il progetto prevede la partecipazione di atleti professionisti che, in qualità di testimonial, accettano di sottoporsi al protocollo di analisi del Centro regionale antidoping per valutare il loro stato di salute. La campagna costituisce, infatti, anche la base per la pianificazione di un programma di controlli per la salute degli atleti amatoriali della regione, finalizzato non alla ricerca di eventuali sostanze dopanti - attività che compete ad altri organismi sportivi - bensì alla determinazione dei loro effetti sull'organismo umano, concentrandosi sull'accertamento della salute dell'atleta e sulla prevenzione dei comportamenti scorretti.


Le analisi di Cavic
Le analisi - effettuate dai medici del Centro regionale antidoping della Regione Emilia-Romagna ed elaborate presso il Laboratorio antidoping del Centro - rappresentano il controllo biochimico che il Centro regionale antidoping dell'Emilia-Romagna propone all'interno del progetto "Positivo alla Salute" e configurano, insieme ad un programma di valutazioni cliniche il passaporto biologico dell'atleta.


Il passaporto biologico offre una adeguata valutazione biochimica e clinica agli atleti di tutte le discipline sportive al fine di tutelare e controllare lo sport a qualsiasi livello nel rispetto della salute e della lealtà.


Non viene proposta all'atleta la ricerca delle sostanze dopanti eventualmente assunte (questo è compito di organi sportivi e ministeriali ed esula dagli obiettivi del progetto "Positivo alla salute") bensì la valutazione di parametri biologici dell'atleta su campione di sangue e urine che tende a esplorare la funzionalità di organi e apparati impegnati nella pratica dello sport e sollecitati da sforzo fisico durante l'esercizio muscolare.


Una valutazione periodica degli indicatori biologici esplorati ad ogni controllo permette di osservarne meglio le caratteristiche: la stabilità o meno degli stessi, l'eventuale variabilità entro un range di normalità per l'atleta possono fornire, con l'adeguata interpretazione, informazioni utili sullo stile di vita adottato dallo sportivo.


Se il soggetto assumesse impropriamente farmaci o sostanze dopanti, se fosse affetto da patologie ancora non diagnosticate, adottasse stili di vita non consoni alla propria pratica sportiva, si noterebbe, nel corso del periodo di osservazione, un'oscillazione anomala dei parametri analizzati; ciò permetterebbe di mirare un approfondimento specifico della valutazione con l'obiettivo di rilevare l'origine del problema.


Il commento alle analisi effettuate
Lo staff del Centro regionale antidoping dell'Emilia-Romagna spiega che "dalla lettura dei parametri analizzati si può commentare che il profilo emerso nelle sessioni di analisi è pienamente compatibile con un atleta in buona salute che non ha assunto farmaci o sostanze dopanti capaci di modificare la fisiologica attività degli organi di cui è stata esplorata la funzione dal punto di vista biochimico con un verosimile stile di vita ed alimentare consono alla propria attività sportiva".


"Le modeste deviazioni di alcuni indici, quando comparati alla normalità statistica riferita a soggetti di pari età e sesso non praticanti sport a livello professionistico, sono pienamente compatibili con una intensa preparazione per gare di livello internazionale e rientrano nella variabilità biologica".

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