San Mauro: un convegno per valorizzare il Made in Italy

San Mauro: un convegno per valorizzare il Made in Italy

Da tempo cerchiamo di definire i contorni della crisi che stiamo attraversando e di individuare traiettorie d'uscita, o almeno cercare di capire quali siano i capisaldi su cui puntare. Come può l'Italia sfruttare le proprie qualità, da quella della vita a quella estetica? Come far valere le nostre eccellenze?

 

Nel contesto economico mondiale l'Italia, dal punto di vista commerciale, presenta storicamente risultati eccellenti. Nel 2008 infatti il surplus commerciale con l'estero dell'industria manifatturiera italiana è stato di 64 miliardi di euro, dietro a Cina, Giappone e Germania, mentre altri paesi avanzati hanno fatto registrare deficit consistenti.

 

L'indice di competitività elaborato da Onu e Wto, che si chiama TPI - Trade performance index, colloca il nostro Paese al secondo posto, dietro la Germania, nella classifica dei dieci paesi più competitivi nel commercio mondiale. Siamo al primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp con 182 prodotti certificati, seguiti dalla Francia con 166, quindi dalla Spagna con 123. Inoltre, l'Italia è ai primi posti nella classifica dei principali paesi del mondo per entrate turistiche.

 

I settori cardine dell'industria manifatturiera italiana, quelli cioè in cui il nostro Paese è più specializzato e presenta un rilevante surplus commerciale con l'estero, si possono raggruppare nelle cosiddette "4 A": Alimentari-vini; Abbigliamento-moda (che, oltre all'abbigliamento, include cuoio, calzature, pelletteria, gioielli, occhiali, cosmetici e profumi); Arredo-casa (che, oltre ai prodotti in legno e ai mobili, include pietre ornamentali, piastrelle ceramiche ed altri prodotti in ceramica); Automazione-meccanica-gomma-plastica che comprende tutti i mezzi di trasporto e le parti di autoveicoli ma non gli autoveicoli finiti; sono incluse soltanto le autovetture sportive del gruppo Ferrari, vero simbolo del "Made in Italy".

 

Il modello italiano quindi ha in sé le condizioni per poter superare e vincere la sfida; l'Italia può superare la crisi "facendo l'Italia", cioè valorizzando i suoi tratti distintivi.

Nel mondo vengono sempre più apprezzate le capacità del "saper fare bene". Il lusso contemporaneo si sta spostando dall'opulenza dell'esibizione materiale alla delicatezza dell'emozione immateriale, assumendo le forma del bello ben fatto. Un mondo quello contemporaneo per dirla con Giuliano da Empoli "nel quale la qualità estetica fa premio su tutto il resto, nel quale persino gli inglesi imparano a mangiare bene e i giapponesi ad apprezzare la qualità della vita", un mondo quindi in cui "gli italiani dovrebbero muoversi con confidenza".

In questo senso il Made in Italy è cultura, qualità, bellezza, distinzione e trascende il valore economico tipico del lusso tradizionale, ed oggi più che mai va promosso e va difeso.

Va promosso perché rappresenta la leva fondamentale per risollevare il nostro paese da questa crisi.

 

Va difeso perché all'estero è sempre più forte la percezione che dietro l'etichetta made in Italy non ci sia un vero prodotto italiano, ma produzioni effettuate parzialmente in paesi a basso costo del lavoro o attraverso aziende non regolari. Si chiede quindi trasparenza e legalità, attraverso controlli serrati sul territorio alle aziende della catena della subfornitura, e attraverso percorsi di certificazione di tracciabilità, ad es. certificazione ITF, che consentono di risalire alla effettiva realizzazione di tutte le fasi del prodotto.

 

Da sempre le Associazioni dell'artigianato e della piccola media impresa hanno fatto della trasparenza nell'ambito delle relazioni commerciali un elemento imprescindibile per un corretto sistema di competizione economica internazionale. Ciò significa operare affinché il sistema economico/istituzionale di nostro riferimento, l'Unione Europea, si dotasse di una normativa che imponesse il marchio d'origine sulle merci in entrata, alla stregua di quanto avviene in USA, Giappone e Cina (solo per citare alcuni dei principali competitors economici). Questa norma oggi non è ancora in vigore per la forte opposizione dei Paesi del nord Europa, di Germania e del Regno Unito; tutto questo nonostante il Parlamento Europeo si sia già speso per ben tre volte a sostegno.

 

È quindi evidente come la questione sia ideologica, non si vuole offrire salvaguardia e tutela alle realtà manifatturiere ad alta concentrazione di occupazione europea, non si vogliono fornire ai cittadini complete condizioni di informazioni e conoscenza sulle quali basare le proprie scelte d'acquisto.

 

A livello nazionale siamo in attesa di provvedimenti governativi che dovrebbero confermare la scelta verso una certificazione del 100% fatto in Italia e il nostro impegno è per una assoluta e costante vigilanza affinché questa strumentazione vada in porto.

 

Di tutto questo si parlerà nel convegno Valorizzare il made in Italy: etica, trasparenza e innovazione, che si terrà a  Villa Torlonia, San Mauro Pascoli - FC venerdì 4 dicembre 2009, organizzato da CNA Emilia-Romagna e Confartigianato Emilia-Romagna con la finalità di mantenere alta l'attenzione sul tema cruciale del Made in Italy e di trasmettere agli importanti interlocutori politici che interverranno il "sentire" delle aziende emiliano romagnole.

 

 

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