San Pietro in Vincoli, torre di perforazione, Ancisi (LpR): "Ravenna come Dallas"

San Pietro in Vincoli, torre di perforazione, Ancisi (LpR): "Ravenna come Dallas"

Foto di repertorio-88

"Ravenna come la Dallas italiana", così esordisce il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, riferendosi alla dibattuta questione sulla torre di perforazione a San Pietro in Vincoli. "C'è molto di più - assicura - la nota di mercoledì, dell'assessore all'ambiente Dradi, ha rivelato che il comune di Ravenna è considerato una specie di vaso di Pandora da scoperchiare per farne uscire gas (o magari anche liquidi) petroliferi destinati alla rovina del territorio".

 

"Ogni possibile estrazione - spiega - per una legge elementare della fisica, non può che aggravare il fenomeno della subsidenza che a Ravenna già ha prodotto danni enormi. Il pozzo di San Pietro in Vincoli ha già superato la prima fase della ricerca, da cui la Northen Petroleum ha tratto la ragionevole aspettativa dell'estrazione di 9,4 miliardi di metri cubi di metano, anche se 'le autorità locali hanno posto in evidenza una serie di criticità relative all'impatto acustico, alla gestione delle acque, ai flussi di traffico indotti dal sito, alle emissioni di polveri in atmosfera': lo dice l'assessore, aggiungendo che ci si deve ben guardare dagli 'effetti della subsidenza indotta dall'estrazione del gas'".

 

"Nonostante questo - sottolinea Ancisi - la Regione Emilia-Romagna ha dato parere favorevole al permesso ministeriale, limitandosi a chiedere misure di riduzione dei danni, nella considerazione del 'carattere temporaneo dell'attività esplorativa': come se scavare a 3.700 metri da un piazzale di 8 mila metri quadrati possa, alla fine, restituire il territorio agricolo com'era prima e, nel caso probabile che il metano sia come calcolato, sia facile dire che non si può farne niente. Gli errori compiuti sono tragici".

 

"Dopo aver detto che la questione era stata trattata solo dal Ministero, i governanti locali ammettono che vi hanno avuto una diretta parte in causa la Regione Emilia-Romagna e l'ARPA di Ravenna, non a caso incaricata di vigilare all'atto dell'attivazione dell'impianto. Se il Comune di Ravenna non ne sapeva niente, i suoi amministratori dovrebbero ritirarsi, per dignità, a vita privata. Il fatto poi che nessuna informazione sia stata data al Consiglio comunale, agli organi di informazione e soprattutto alla popolazione investita da tanto danno è una colpa gravissima sul piano della trasparenza degli atti della pubblica amministrazione. Ogni giorno, i cittadini di Ravenna sono sommersi dalla minuziosa informazione, prodotta da quattro giornalisti stipendiati a tempo pieno, di ogni piccolo atto che Matteucci & C. ritengono meritevole di plauso, anche se stucchevole. Ma si devasta il territorio clandestinamente, in modo che a nessuno venga in mente di fare osservazioni a cui sarebbe difficile rispondere. La Regione e il Comune avrebbero dovuto opporsi anche alla richiesta di perforazione, per i danni che essa stessa produce e soprattutto perché non ha senso fin d'ora che si possano estrarre dal sottosuolo ravennate miliardi di metri cubi di gas senza produrre un disastro ambientale, e di conseguenza far avanzare i lavori ad un punto da cui sarà oltre modo faticoso tornare indietro".

 

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"Per non farci mancare niente - conclude Ancisi - la Regione ha dato il via alle prime attività di ricerca di giacimenti di idrocarburi alla stessa Nothern Petroleum su vaste aree naturalistiche protette e vincolate, collocate rispettivamente sul litorale tra Lido Adriano e Marina di Ravenna e tra i Fiumi Uniti e il torrente Bevano, mentre l'ENI richiede di riattivare un pozzo già esistente sulla via Sant'Alberto. Mentre le fanfare del regime ci stordiscono in continuazione su Ravenna candidata a capitale europea della cultura e sulla sua eccezionale vocazione turistica, si sta facendo di Ravenna la Dallas italiana, in cui sarà difficile anche solo vivere con la terra sotto i piedi".

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